Jumping Jack Flash weblog

Impianti solari condominiali: la rivoluzione del 2012

Posted in ambiente, fotovoltaico by jumpjack on 11 gennaio 2018

Pochi anni fa, nel 2012, c’è stata una piccola “rivoluzione ecologica” che però è forse passata inosservata alla maggior parte della gente…

E’ diventato lecito, rapido e senza problemi installare impianti solari anche nei condomini!

Prima, l’installazione di pannelli solari era per forza di cose prerogativa dei proprietari di villette monofamiliari, pena l’insorgere di infinite discussioni e votazioni, nonchè dispetti, tra condòmini più o meno civilizzati.

Ma la legge 220/2012, entrata in vigore nel 2013, contiene un comma specifico che modifica l’articolo 1122 del Codice Civile, a cui viene aggiunto l’articolo 1122bis, che nella sua parte finale recita:


E' consentita l'installazione di impianti per la produzione di energia 
da fonti rinnovabili destinati al servizio di singole unita' del condominio 
sul lastrico solare, su ogni altra idonea superficie comune e sulle parti 
di proprieta' individuale dell'interessato.
Qualora si rendano necessarie modificazioni delle parti comuni, l'interessato 
ne da' comunicazione all'amministratore indicando il contenuto specifico e 
le modalita' di esecuzione degli interventi.
[...]
L'accesso alle unita' immobiliari di proprieta' individuale deve essere 
consentito ove necessario per la progettazione e per l'esecuzione 
delle opere. Non sono soggetti ad autorizzazione gli impianti destinati
 alle singole unita' abitative.

 

Ci sono, naturalmente, tutta una serie di condizioni da rispettare in merito alla sicurezza, all’accessibilità, al rispetto della proporzionalità degli spazi ecc… , ma il punto chiave è che non serve più nessuna votazione, nessuna maggioranza, nessun permesso: se voglio mettere un impianto solare, lo metto e basta. 🙂

Appunti su Ara Pacis e teca del Morpurgo

Posted in Uncategorized by jumpjack on 4 gennaio 2018

Da qualche mese sto effettuando uno studio storico sulla cosiddetta “Teca del Morpurgo”, una strana “costruzione provvisoria” costruita nel 1938 a protezione di un antico monumento romano, l’Ara Pacis; talmente “provvisoria” che, con alterne vicende, è rimasta lì fino al 1996, quando è stata distrutta… per costruirne una ancora più brutta e ancora più grande!

Solo che non c’è traccia di tutta la storia della teca nell’odierno Museo dell’Ara Pacis, sebbene sia uno dei monumenti più famigerati di Roma, al punto che i turisti vanno a visitarlo perchè “hanno sentito dire che è famoso”, e non certo perchè sia qualcosa di bello… Così ho deciso di ricostruire la storia del monumento tramite realtà virtuale.

Ogni tanto vado in qualche biblioteca o archivio di Roma in cerca di  fonti storiche, ma al momento persiste un’impenetrabile  cortina di fumo su quello che è successo alla teca tra il 10 giugno 1940 (giorno di entrata in guerra dell’Italia e della copertura dell’Ara con sacchetti di sabbia antibomba) e il 1956, anno della prima foto in cui si vede la teca transennata da muri di cemento alti 4 metri e mezzo. Quando siano stati costruiti di preciso, e perchè, non è dato di sapere.

Però oggi un’ “incursione” nell’archivio del Museo di Roma mi ha permesso di individuare un periodo storico ben preciso ricco di fonti scritte: febbraio-aprile 1942, quando ben 5 giornali romani ospitavano i “battibecchi” di archeologi, studiosi e politici su quale potesse essere la miglior sistemazione definitiva dell’Ara Pacis:

  1. il popolo di roma
  2. il messaggero
  3. la tribuna
  4. l’osservatore romano
  5. il tevere

Non sono al momento ancora riuscito a trovare nessun altro archivio online oltre quello del Messaggero… che però chiede 1 euro per ogni numero consultato! Vedremo se riuscirò a trovare da qualche parte gli altri.

Intanto, ecco alcune cose che ho scoperto nella fonte al momento più ricca che ho trovato, “Ma non era quello che si voleva”- L’Ara Pacis Augustae. Una storia tutta romana , di Elena Cagiano de Azevedo, in “Strenna dei Romanisti”, 21/4/2005, , pp.105-129 – Inventario Museo di Roma: CD/1/F/STR

  • fine dicembre 1937: scoppio tubi di congelamento
  • 22/10/38: chiusa per crollo intonaci
  • novembre 1938: infiltrazioni nei sotterranei
  • 1942: ancora “imballata” nei sacchetti, oggetto di vandalismo (p.126); molti articoli di giornale la definiscono “provvisoria dimora”
  • Nel 1948 la competenza per l’Ara passa dallo Stato al comune di roma
  • Nel messaggero del 24 settembre 1938 viene paragonata all’edificio della citroen di van goeten a bruxelles (v. anche brinckmann )
  • Prima di essere messa nella teca era ancora colorata, p.126

Articoli di giornale (e autori) che la citano:

  • 25/2/1942: Biancale
  • 27/2/1942: Popolo di roma: Alessandrini, Amerigo Caravacci, Marcello Piacentini
  • 3/3/1942: Il tevere
  • 8/3/1942: Giornale d’italia, Bacchiani
  • 14/3/1942: Popolo di Roma, Amerigo Cavacci
  • 7 e 13 marzo 1942: il messaggero, Biancale
  • 24/2/1942: corriere della sera
  • 26/2/1942: popolo d’italia

 

Diario elettrico hoverboard – 4 gennaio 2018: le modifiche

Posted in ambiente, hoverboard, scooter elettrici by jumpjack on 4 gennaio 2018

Sono ormai parecchi mesi che ho comprato un simil-segway, cioè un “hoverboard col manico”.

Hoverboard Go!Smart

Hoverboard Go!Smart

Lo trovo decisamente utile per le escursioni turistiche cittadine, anche se purtroppo in alcuni posti iniziano a vietarmi l’ingresso…. tipo un paio di musei, o i supermercati dei centri commerciali.

Comunque, nel frattempo ho apportato alcune modifiche/migliorie al prodotto:

  • spostamento display: nativamente il display per la ricarica si trova sulla pedana, in mezzo ai piedi, ed è scomodissimo da consultare; ma il manico è cavo e il manubrio è di plastica, anch’esso cavo, quindi non ci è voluto molto a “trasferire” il display nel manubrio, rendendolo così molto più leggibile; il cavo di collegamento è un cordone a spirale del telefono, che così può assecondare allungamenti e accorciamenti del manico telescopico.
  • Posizione iniziale del display, al centro della pedana

     

     

    Nuova posizione del display

  • rinforzo sul manubrio: il punto di attacco del manubrio all’hoverboard è molto sollecitato a causa della leva lunga un metro, quindi stavano saltando alcuni punti di saldatura: niente di drammatico, perchè comunque il manico è avvitato con due viti, però iniziava ad avere troppo “gioco”: forse 1 grado… che a un metro di distanza significava spostare il manubro di 5-10 centimetri a destra o a sinistra senza che il mezzo effettivamente svoltasse; così, ho aggiunto un piastrino di alluminio che blocca il gioco del manubrio.
  • antifurto: visto che probabilmente sempre più spesso mi vieteranno di entrare da qualche parte, ma che comunque il mezzo è impagabile per coprire la distanza dal parcheggio al luogo di interesse, ho aggiunto alla pedana un anello d’acciaio, dentro al quale posso far passare un antifurto da bici, e legare così l’aggeggio a un palo proprio come si fa con una bici. Il telaio è di alluminio quindi non è stato difficile forarlo.
  • Anello antifurto

 

Diario elettrico Ecojumbo 5000 – 4 gennaio 2018: secondo inverno fermo

Posted in Diario elettrico Ecojumbo 5000, scooter elettrici by jumpjack on 4 gennaio 2018

Poco più di un anno mettevo a riposo forzato lo scooter causa rottura del cerchione/motore in una delle tante buche stradali.

Ancora oggi non sono risalito in sella, per il semplice fatto che la situazione non è migliorata ma peggiorata: nel mio percorso abituale casa-lavoro sorgono settimanalmente nuove buche di dimensioni colossali; quella che ho visto ieri era larga, credo, 50×100 cm, ma la cosa più inverosimile è che era profonda almeno 15 cm! Se non l’avessi vista, avrei spaccato persino la ruota della macchina… figuriamoci se l’avessi presa con lo scooter… E non era neanche sola: lì intorno c’era una simpatica costellazione di altre buche (per tacer delle altre nel resto del tragitto).

Però questa fabbrica di smog che è la mia Fiesta diesel Euro 4 mi sta stufando, spero proprio che col nuovo governo e con l’ormai appurata esplosione dell’elettrico si decidano a sbloccare gli incentivi bloccati 3 anni fa!

O forse  mi deciderò, incentivi o no, a comprarmi una Hyundai Ionique ibrida? Mi sa che vado almeno a informarmi…

 

Scooter elettrici in autostrada: due leggi in attesa

Posted in scooter elettrici by jumpjack on 17 dicembre 2017

La guerra civile in Italia – 1943-1945

Posted in storia by jumpjack on 10 dicembre 2017

Non scrivo mai di politica su internet, perchè è una pratica autolesionistica. Ma se riesco a scrivere di politica senza esprimere un’opinione dovrei essere a posto…

In questi giorni sto colmando le lacune che la scuola italiana ha lasciato nella mia “cultura generale”, nonostante 8 anni di scuola dell’obbligo e ulteriori 5 di scuole superiori, tutti passati felicemente a pieni voti.

Eppure, sono uscito dal liceo senza sapere niente della storia del XX secolo.

Finalmente, oltre 20 anni dopo essere uscito dal liceo, sono riuscito a scoprire cosa davvero è successo prima, durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale; soprattutto dopo: quello che è successo dopo la “Schettinata”(*) dell’8 settembre 1943,  quando il Re abbandonò la “barca” che affondava,  ha infatti segnato le sorti di questo paese per 70 anni, e perdura ancora oggi. E il motivo è che nessuno sa cosa esattamente sia successo, chi ha ammazzato chi e perchè; l’unica cosa certa che si sa è che, tra il 1943 e il 1945, e in alcune zone anche fino al 1948, chiunque ammazzava chiunque per qualunque motivo, a prescindere da razza, religione, partito, e colpe; semplicemente, tutti pensavano di avere un motivo per ammazzare qualcuno.

Essendo i fatti di quegli anni obiettivamente vergognosi per chiunque vi sopravvisse, e anche per i loro eredi, oggi, due generazioni dopo, i discendenti dei sopravvissuti continuano tutt’ora quella guerra civile, ma invece che con fucili e moschetti, lo fanno a colpi di TV,  carta stampata e internet, ognuno negando le proprie colpe e addossando “agli altri” la colpa di omicidi, attentati, tradimenti, deportazioni, fucilazioni, stupri.

Furono anni bui. Fu un nuovo, piccolo Medioevo, o, se vogliamo, un nostro Far West tutto italiano, in cui per “avere ragione” bastava avere una pistola.

Una volta capito questo, ho provato a scriverlo su Wikipedia, ma il mio testo è sopravvissuto 2 ore prima di essere rimosso.

Eccolo qui; era un semplice cappello alle paginate di spiegazioni che seguivano (e che non avevo scritto io):


La cosiddetta “guerra civile italiana” è un periodo politicamente e socialmente molto confuso e caotico che interessò l’Italia a partire dall’armistizio della Seconda Guerra Mondiale (armistizio di Cassibile, 8 settembre 1943) fino a una data imprecisata: la sua fine viene fatta usualmente coincidere con il giorno della resa di Caserta (2 maggio 1945), ma potrebbe anche coincidere con la fine ufficiale della monarchia in Italia (Nascita della Repubblica Italiana – 2 giugno 1946), mentre secondo altre opinioni[1] continuò fino al 1948, o ancora continuò negli anni successivi tra attentati e rapimenti (v. anche Anni di piombo in Italia).

Il motivo di tanta confusione è la molteplicità di entità in gioco nell’evento, di cui segue un elenco non esaustivo in ordine alfabetico:

Di fatto dopo l’8 settembre 1943, con la fuga del Re e il suo abbandono del comando delle Forze Armate e con la formazione di due entità governative contrapposte (Regno del Sud nel meridione e Repubblica di Salò nel settentrione), il Paese cadde nella più totale anarchia, in cui ognuna delle suddette entità cercava, tramite azioni fisiche o tramite propaganda mediatica, di distruggere o delegittimare le entità che riteneva antagoniste. Gli unici elementi che accomunavano tutte le entità, seppur con sfumature e sfaccettature diverse, furono la vendetta, il rancore e la rappresaglia, mascherati dal pretesto di avere giustizia per i presunti torti subiti durante la guerra.

Se le azioni fisiche (fucilazioni, eccidi, processi sommari, attentati, sparatorie, rastrellamenti, deportazioni) ebbero effetti immediati ma limitati nel tempo, le azioni di propaganda svolte da tutte le parti coinvolte gettarono sui fatti dell’epoca una coltre di nebbia e di incertezza tale che essa si protrae fino ad oggi, a oltre 70 anni dagli eventi, impedendo di fatto agli storici di determinare con esattezza e imparzialità cosa accadde, e ai cittadini italiani, di conseguenza, di accettare la realtà dei fatti, qualunque essa sia.

La conseguenza è che di fatto è tutt’ora in corso una sorta “guerra civile mediatica” che si combatte tra fazioni contrapposte a colpi di libri di testo, articoli di giornale, targhe commemorative, saggi, pubblicazioni, feste nazionali, commemorazioni, e più recentemente, siti internet, pagine facebook, tweet e quant’altro la tecnologia mette oggi a disposizione per diffondere informazioni.

Il testo che segue cerca quindi, al meglio delle fonti storiografiche ad oggi reperibili, di ricostruire quei tragici eventi, nella consapevolezza che forse non sarà mai possibile giungere a una versione definitiva e universalmente accettata dei fatti, e con la certezza che non sarà mai possibile stabilire chi, tra le parti, furono i “buoni” e i “cattivi”, i “colpevoli” e gli “innocenti”.


Interessante anche la cronologia delle revisioni immediatamente apportate al mio contributo (3 annullamenti in 3 ore):

(corr | prec) 16:23, 10 dic 2017Vituzzu (discussione | contributi)m . . (134 123 byte) (-3 819). . (Annullate le modifiche di Jumpjack2 (discussione), riportata alla versione precedente di Demiurgo) (annulla | ringrazia) (Etichetta: Rollback)

 

 

(*) Il 13 gennaio 2012 il comandante Francesco Schettino, al comando della nave “Concordia” della Costa Crociere, dopo aver causato l’affondamento della nave scappò a terra con la prima scialuppa che riuscì a trovare.

Nuovi appunti su ESP8266

Posted in esp8266, hardware by jumpjack on 24 novembre 2017

E’ uscito il successore, ESP8285:

  • 1 Mbyte di memoria flash incorporata nel chip stesso
  • velocità di upload di 4 Mbps invece dei soliti 115200
  • Processore Tensilica L106 32-bit  (100% compatibile con SW di ESP8266, quindi probabilmente con Arduino IDE, previa reflash)
  • 80MHz (160 MHz)
  • RTC (Real Time Clock) incorporato
  • Predisposto per supporto per SD-Card
  • Predisposto per ricevitore IR (infrarossi)
  • 17 GPIO
    • Assegnazioni riservate:
    • Pin Name Pin Num IO Function Name
      MTCK 12 IO13 Button (Reset)
      GPIO0 15 IO0 Wi-Fi Light
      MTDI 10 IO12 Link Light
  • Assorbimento massimo: 160 mA in trasmissione, ma la documentazione parla di un piccco di 500 mA all’avvio del predecessore ESP8266. Per questo motivo è sconsigliato alimentare l’ESP dalla porta USB di un PC, che sopporta AL MASSIMO 500 mA, quindi è troppo al limite; il costruttore consiglia inoltre di alimentare l’ESP tramite un DC/DC converter (che trasforma tensioni sotto- o sopra-soglia nei 3.3V richiesti) o un Low DropOut regulator (che può gestire solo tensioni sopra-soglia, quindi per esempio passare da 5V a 3.3V), mentre sconsiglia di usare direttamente una batteria al litio (LiPo o NCM)perchè ha un range di tensione troppo ampio durante la scarica: 3.0-4.2V contro i 3.0-3.6 accettati dall’ESP. Andrevve invece bene una LiFePO4, che ha una tensione massima di 3.3, però scende fino a 2.8, che non è abbastanza, quindi non si sfrutterebbe appieno la carica.
    Esempio di LDO:AMS1117,

 

Board di programmazione (con USB e pulsanti):

https://wiki.wemos.cc/products:d1:d1_mini_lite 3.00 dollari su Aliexpress

 

Modulo da solo:

2.79 euro su Electrodragon, 8 dollari su Amazon.com .

 

Datasheet:

https://dziadalnfpolx.cloudfront.net/blog/wp-content/uploads/2016/06/ESP8285-datasheet-EN_V1.0_20160302.pdf

 

Rivenditore di “follie” Espressif/AiTinker (tra cui un modulo GSM+GPRS+GPS + SDCard a 6 euro tutto incluso!!):

https://anxinke.world.taobao.com/

 


Documentazione tecnica ufficiale su motivi di reset dell’ESP8266:

http://wiki.ai-thinker.com/_media/esp8266/faq/esp8266_reset_causes_and_common_fatal_exception_causes_cn.pdf

FAQ espressif (in cinese…): http://wiki.ai-thinker.com/_media/esp8266/faq/espressif_faq_cn.pdf

Stesse FAQ ma in inglese: http://espressif.com/sites/default/files/documentation/espressif_faq_en.pdf


Note tecniche:

L’ESP8266 incorpora due Watchdog Timer (WDT o WT), uno HW e uno SW, per default entrambi abilitati.

Il WT HW ha un timeout di 1.6 secondi, seguito  da un “interrupt handling interval” di 6.6 secondi (“tempo di riserva” disponibile per azzerare il WT prima che si resetti l’ESP), per un totale di 8.2 secondi: se il programma non resetta il  timer entro 1.6 secondi, l’ESP POTREBBE resettaresi; se non lo resetta entra 8.2 secondi, l’ESP si resetta di sicuro.

Per resettare il WT in uno sketch IDE si può usare un’istruzione delay() “a vanvera”, oppure l’apposita funzione ESP.wdtFeed(); in realtà è già “segretamente” implementata in modo trasparente in varie librerie, ma se non dovesse bastare (cioè se lo sketch si dovesse riavviare senza motivo) si può provare a resettare il  WT a mano.

Per esempio se nella routine loop() non c’è nemmeno un delay(), si potrebbe resettare l’ESP per timeout del WT.

 

il WT SW ha un timeout di 1.6 secondi e un “interrupt handling interval” uguale, di 1.6 secondi,  per un totale di 3.2 secondi.

 

il WT HW non può essere spento, il WT SW sì, ma solo tramite programmi scritti con l’SDK.

 

Per creare ritardi che non resettino l’ESp il costruttore raccomanda di non usare loop, ma callback o timer.


All’accensione l’ESP invia sulla seriale a 74880 bps questo messaggio standard di avvio:

ets Jan 8 2013,rst cause:X, boot mode:(Y,Z)

il valore di X può essere:

  1. .
  2. .
  3. .
  4. .

Quello di Y è dato dalla combinazione dei 3 “GPIO di avvio” (“strapping pin”, pin di bootstrap), 15, 0 e 2, che essendo 3 bit possono comporre numeri da 0 a 7:

0:Remapping

  1. UART Boot
  2. Jump Boot
  3. Flash Boot
  4. SDIO LowSpeed V2 IO
  5. SDIO HighSpeed V1 IO
  6. SDIO HighSpeed V2 IO
  7. SDIO HighSpeed V2 IO

Si tratta quindi di pin riservati al sistema e non possono essere usati nei propri progetti.

Questi 3 pin vengono letti 60 ms dopo che il pin CHIP_EN (Chip enable) è stato portato a 3.3V, che a sua volta deve avvenire dopo l’accensione; la sequenza di boot quindi è:

  • Azione esterna: alimentazione a 3.3V
  • Il pin di reset, inizialmente a 0V, passa automaticamente a 3.3V
  • Azione esterna: CH_EN alto
  • Azione interna: lettura strap-pin
  • Azione interna: attivazione porta seriale

Il pin CH_EN non ha un pull-up interno.

Il pin di reset ha un pull-up interno, cioè normalmente è a 3.3V se è scollegato; se viene posto a zero tramite azione esterna, il chip si resetta.


L’ADC interno è cablato con gli stessi circuiti del wifi, quindi ha frequenza di campionamento diversa a seconda se il WiFi è attivo(1000 campioni/sec) o no (100.000 campioni/s), ed ha una risoluzione interna di 12bit ma disponibile di 10 bit. Il costruttore sconsiglia di effettuare contemporaneamente letture ADC e uso del WiFi.


L’ESP8266 non supporta nativamente le SD-Card sui pin SDIO perchè questi sono configurati come slave, quindi l’ESP può fungere solo da dispositivo.


Tutti i pin tranne GPIO4, GPIO5 (collegati al flashing) e GPIO16  hanno un pullup integrato, cioè se scollegati sono a 3.3V.

Per GPIO4 e GPIO5 non si può usare una resistenza di pullup da 1 Mohm, ma al massimo da 100k.

 

 

Tagged with: , ,

Premio Ara Pacis

Posted in varie by jumpjack on 14 settembre 2017

Nel corso delle mie lunghe ricerche di mesi sul restauro dell’Ara Pacis e della sua teca protettiva (inizialmente “Teca del Morpurgo”, ora “Teca Meier”) mi sono infine imbattuto nel Rotary Club: a quanto pare è ad esso che si deve il restauro (“ripristino” nei loro documenti) della Teca del Morpurgo avvenuto nel 1970, con cui furono rimossi i muri para-schegge installati tra il 1940 e il 1944 in sostituzione dei sacchi di sabbia, a loro volta installati nel 1949 a protezione dell’Ara all’inizio della Seconda Guerra Mondiale.

Le ricerche mi servono a ricostruire i modelli digitali 3d del monumento, che forse un giorno, prima o poi, riuscirò a rendere fruibili tramite realtà aumentata.

 

Continuando le ricerche è uscito fuori che giusto l’anno prima, nel 1969, fu istituito il “Premio Ara Pacis”, che viene assegnato ogni anno, ormai da 50 anni.

Così ho pensato di aggiungere su Wikipedia una pagina che lo riguardi visto che, stranamente, non ce n’era traccia.

Ho quindi preso i dati dal sito del Rotary Club Roma Sud, che ha istituito il premio, li ho “wikizzati” aggiungendo link e riferimenti, e ho creato la pagina wikipedia.

Dopo 2 minuti è stata cancellata! Il contenuto è stato giudicato “non enciclopedico”!

Ho faticato non poco per recuperare la pagina dalla cache di Chrome, ma per fortuna ci sono riuscito, e un’ora di lavoro NON è andata persa.

Ecco la pagina-fantasma. Ringrazio l’utente Caulfield di Wikipedia per il tempo che mi ha fatto perdere e per l’insabbiamento storico.

Per il recupero dalla cache: http://www.sensefulsolutions.com/2012/01/viewing-chrome-cache-easy-way.html#tabs-2 (per me ha funzionato il metodo di incollare il codice nella console)

Ho anche salvato la pagina nella mia pagina privata, dove però non so se è accessibile al pubblico; se lo è, dovrebbe avere i link effettivamente attivi, oppure rossi per le pagine non (ancora) esistenti:

https://it.wikipedia.org/wiki/Utente:Jumpjack2/Sandbox


Premio Ara Pacis

Il premio Ara Pacis è stato istituito dal Rotary Club Roma Sud nell’anno rotariano 1968-1969 ed è assegnato annualmente “a personalità o Istituzioni distintisi per valori rotariani, con l’intento di rendere più solido e visibile il legame tra il Rotary e l’Ara Pacis[1].

Il Rotary Club Roma Sud si fece promotore, nell’anno 1969-1970, del restauro dell’Ara Pacis e del ripristino della cosiddetta “Teca del Morpurgo“, costruita nel 1938 a protezione del monumento, e ormai in grave stato di degrado.

Eelenco degli assegnatari[2]

  1. 1968-1969, Presidente Carlo d’Amelio, al giornalista Giovanni Russo, per la «Sociologia». (Roma, Palazzo Braschi, 27 giungo 1969).
  2. 1969 -1970, Presidente Pasquale Carbonara, al medico Prof. Raffaello Cortesini, per la «Medicina» (Biologia). (Roma, Palazzo Braschi, 23 giugno 1970).
  3. 1970 -1971, Presidente Giuseppe Furitano, al giornalista Prof. Giovanni Spadolini, allora Direttore de «Il Corriere della Sera», per le «Discipline storiche». (Roma, Palazzo dei Conservatori in Campidoglio, 24 giugno 1971).
  4. 1971 -1972, Presidente Luigi Forlenza, al Prof. Benedetto Strampelli, per «Chirurgia specialistica». (Roma, Palazzo Braschi, 30 giugno 1972).
  5. 1972 -1973, Presidente Alberto Pugliese, al C.I.R.M. (Centro Internazionale Radio Medico), per 1′«Assistenza medico sociale». (Roma, Palazzo Braschi, 26 maggio 1973).
  6. 1974 -1975, Presidente Alessandro Alexandri, a S. Em. il Cardinale Alfredo Ottaviani. (Roma, Palazzo Barberini, 5 giugno 1975).
  7. 1975 -1976, Presidente Giuseppe La Cava, alla Divisione Meccanizzata «Mantova». (Udine, 3 luglio 1976).
  8. 1976 -1977, Presidente Mario Pesucci, alla Unione Italiana Assistenza all’infanzia. (Roma, 26 maggio 1975).
  9. 1977 -1978, Presidente Mario Massani, al Cav. Lav. Prof. Avv. Virgilio Testa. (Roma, EUR, 24 febbraio 1978).
  10. 1978 -1979, Presidente Anselmo Aurelio Angelini, a Papa Wojtyla. (Roma, Sala Paolo VI in Vaticano, 14 giugno 1979).
  11. 1979 -1980, Presidente Antonio Tranquilli, alle Forze Armate Italiane. (Roma, Palazzo Barberini, 18 giugno 1980).
  12. 1980 -1981, Presidente Antonio de Majo, alla Repubblica Araba d’Egitto e allo Stato d’Israele. (Cairo, Gerusalemme, 8 maggio 1981).
  13. 1981-1982, Presidente Giuseppe Padellaro, al Centro Italiano di Solidarietà. (Roma, Palazzo Barberini, 18 giugno 1982).
  14. 1982-1983, Presidente Giovanni Calderale, a Vittorio Pastori. (Roma, Palazzo Barberini, 26 maggio 1983).
  15. 1983 -1984, Presidente Carlo d’Amelio, al Corpo dei Volontari del Soccorso della C.R.I.. (Roma, Palazzo Sciarra, 8 maggio 1984).
  16. 1984 -1985, Presidente Francesco Cavalera, alla Aeronautica Militare. (Roma. Palazzo Aeronautica, 24 maggio 1985).
  17. 1985 -1986, Presidente Luciano Arzone, al Corpo Nazionale Soccorso Alpino del C.A.I. (Roma, Hotel Ambasciatori, 19 giugno 1986).
  18. 1986 -1987, Presidente Felice Ludovisi, alla Accademia di Francia e alla Associazione Nazionale Italiana di Riabilitazione Equestre. (Roma, Villa Medici, 28 maggio 1987).
  19. 1987 -1988, Presidente Sergio Grossi, alla Caritas Italiana. (Roma, Hotel Ambasciatori, 23 giugno 1988).
  20. 1988 -1989, Presidente Ferdinando Sardella, a Padre Luigi Ferlauto. (2 giugno 1989).
  21. 1989 -1990, Presidente Piero Monni, alla Associazione per la Stampa Estera in Italia. (Roma, Hotel Ambasciatori, 21 giugno 1990).
  22. 1990 -1991, Presidente Angelo Tommasi di Vignano, al Corpo Infermiere Volontarie della C.R.I. (Roma, Hotel Ambasciatori, 30 maggio 1991).
  23. 1991 -1992, Presidente Dante Manfredi, alla Associazione Nazionale Volontari del Sangue – A.V.I.S.. (Roma, Hotel Ambasciatori, 28 maggio 1992).
  24. 1992 -1993, Presidente Aldo Sanchini, all’Arma dei Carabinieri. (Roma, Hotel Ambasciatori, 27 maggio 1993).
  25. 1993 -1994, Presidente Gerald Kelton, a Medici senza Frontiere. (Roma, Palazzo delle Esposizioni, 26 maggio 1994).
  26. 1994 -1995, Presidente Corrado Schreiber, alla Associazione Pionieri dell’Aeronautica. (Lago di BraccianoAeroporto Vigna di Valle, 27 maggio 1995).
  27. 1995 – 1996, Presidente Giovanni Valletta, al Corpo Nazionale Vigili del Fuoco. (Roma, Hotel Ambasciatori, 13 giugno 1996).
  28. 1996 – 1997, Presidente Ugone d’Amelio, al Centro Riabilitazione Equestre “Tina de Marco” e Club Volovelistico Acrobatico. (Roma, Hotel Ambasciatori, 12 giugno 1997).
  29. 1997 – 1998, Presidente Alberto Ferrari di Collesape, alla Comunità di S. Egidio. (Roma, Hotel Ambasciatori, 28 maggio 1998).
  30. 1998 – 1999, Presidente Alessandro Giorgi, al National Geographic Magazine. (Roma, Hotel Ambasciatori, 20 maggio 1999).
  31. 1999 – 2000, Presidente Antonio Cavaleri, al Circolo S. Pietro. (Roma, Hotel Ambasciatori, 25 maggio 2000).
  32. 2000 – 2001, Presidente Gaetano Marino, alle Suore Missionarie della Carità di Madre Teresa di Calcutta. (Roma, Palazzo Barberini, 24 maggio 2001).
  33. 2001 – 2002, Presidente Romolo Ghi, ai Padri Francescani Custodi della Chiesa della Natività di Betlemme. (Roma, Palazzo Barberini, 30 maggio 2002).
  34. 2002 -2003, Presidente Ciriaco Acampa, alla Città di New York. (Roma, Hotel Ambasciatori, 22 maggio 2003).
  35. 2003 –2004, Presidente Agostino Paternostro, alle Forze Armate Italiane. (Roma, Palazzo Barberini, 27 maggio 2004).
  36. 2004 –2005, Presidente Alberto Astolfi, all’Unicef. (Roma, Sala della Protomoteca in Campidoglio, 29 aprile 2005).
  37. 2005-2006, Presidente Sergio Rossi, all’ A.I.R.C. Associazione per la Ricerca sul Cancro. (Roma, Hotel Ambasciatori, 9 maggio 2006).
  38. 2006-2007, Presidente Marcello Elmi, alla Lega del Filo d’Oro. (Roma, Museo dell’Ara Pacis, 17 maggio 2007).
  39. 2007-2008, Presidente Mario Morbidiall’Istituto Rizzoli di BolognaDipartimento Oncologia Muscoloscheletrica (Roma, Museo dell’Ara Pacis, 4 aprile 2008).
  40. 2008-2009, Presidente Antonio Paolini, all’A.I.L. – Associazione Italiana contro le Leucemie-linfomi e Mieloma. (Roma, Museo dell’Ara Pacis, 7 maggio 2009).
  41. 2009-2010, Presidente Marco Forcellaall’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena. (Roma, Museo dell’Ara Pacis, 28 aprile 2010).
  42. 2010-2011, Presidente Luigi Mannucci, al FAI – Fondo Ambiente Italiano. (Roma, Museo dell’Ara Pacis, 12 maggio 2011).
  43. 2011-2012, Presidente Aldo Cavallini, a Operation Smile Onlus.
  44. 2012-2013, Presidente Francesco Samperi, alla Marina Militare Italiana.
  45. 2013-2014, Presidente Maria Novella Tacci, al Comune di Lampedusa e Linosa.
  46. 2014-2015, Presidente Tonino Cantelmiall’Unesco.
  47. 2015-2016, Presidente Giancarlo Muci, al CONI, il Comitato Olimpico Nazionale Italiano.
  48. 2016-2017, Presidente Ciriaco Acampa, a BANCO ALIMENTARE FONDAZIONE Onlus.

Appunti ESP8266 – Come risolvere problemi di stabilità

Posted in esp8266, hardware by jumpjack on 10 giugno 2017

Sembra che l’ESP8266 sia famoso per la sua instabilità, cioè la facilità con cui perde la connessione WiFi si resetta; queste ottime pagine spiegano come ovviare al problema: link1, link2.

Riassumendo:

  • Il comando “delay()” resetta il WatchDog Timer (WD o WT); si tratta di un contatore che, se raggiunge un valore troppo alto (maggiore di 5 secondi e non modificabile), fa riavviare il dispositivo; è un sistema di sicurezza per evitare che il sistema, se si blocca, resti bloccato indefinitamente: in “sottofondo” è infatti sempre attivo un controllo hardware sul watchdog, anche quando uno sketch si blocca; se rimane bloccato per troppo tempo, il processore va in autoreset e quindi lo sketch si riavvia; quindi lo sketch deve essere predisposto per potersi riavviare da solo senza l’intervento dell’utente.
  • Forse anche il comando wdt_feed()  resetta il watchdog, ma probabilmente è un comando dell’SDK di ESP, quindi per utenti evoluti.
  • Utilizzando l’ESP8266 come access point (ossia come router o come sever), bisogna evitare di gestire l’attesa dei comandi web durante alla funzione standard loop(), perchè sembra che la loop() interferisca con i meccanismi del wifi; bisogna invece implementare una funzione di callback che viene chiamata quando il client connesso all’ESP gli invia un comando (sketch di esempio: link).
  • La connessione WiFi può spesso cadere senza motivo, quindi uno sketch deve sempre prevedere nella funzione loop() un monitoraggio della connessione, per ristabilirla se cade.
    Queste righe servono a verificare se è attiva la connessione tra l’ESP e un router, non tra un dispositivo e l’ESP:
    while (WiFi.status() != WL_CONNECTED) {
      Serial.print(“.”);
      delay(500);
    }
    Quindi vanno dopo la riga:
    WiFi.begin(ssid, password);
    Dove “ssid” è il nome del router.
    Invece, per rilevare la connessione di un dispositivo bisogna usare questo codice:
    #include <ESP8266WiFi.h>
    WiFi.disconnect(true); // Più che disconnettere, cancella dalla PROM i parametri di connessione usati finora;
    WiFi.persistent(false); // Evita che tali parametri vengano poi memorizzati
    WiFi.mode(WIFI_AP); // Imposta la modalità di connessione su Access Point
    WiFi.softAP(ssid); // Imposta il nome della rete e accende l’access point (senza password)
    delay(1000); // Ritardo per azzerare il watchdog
    WiFi.onEvent(WiFiEvent); // Rileva tutti gli eventi WiFi nella funzione “WiFiEvent(WiFiEvent_t event);
  • Quando usa il WiFi, l’ESP8266 ha bisogno di molta più corrente dei 500 mA che può fornire la porta USB di un PC, quindi va alimentato con un trasformatore.
  • Anche utilizzare un adattatore USB/seriale può causare interferenze nel WiFi e perdita di connessione, quindi una volta terminate le prove, usare sempre un alimentatore per alimentare l’ESP.
  • Ad ogni richiesta http GET proveniente da un client, l’ESP “perde un po’ di memoria (heap)”, per liberarla solo “dopo un po’ “, quindi non si può inondare l’ESP di richieste http GET, bisogna aspettare almeno due minuti tra l’una e l’altra (fonte).
  • Un “bug noto” impedisce a SoftAP() di funzionare (cioè di impostare l’ESP come accesspoint)  se l’ESP non è anche connesso a un router.

Esiste anche una libreria WiFi specifica che effettua la riconnessione automatica in caso di disconnessione:

https://github.com/ekstrand/ESP8266wifi

 

Diario elettrico hoverboard – Puntata 1 – 11 marzo 2017: l’acquisto

Posted in ambiente, hoverboard, scooter elettrici, Uncategorized by jumpjack on 13 marzo 2017

Si apre con questo post un nuovo “diario di bordo” di un mezzo elettrico; sempre a due ruote…. ma questa volta parallele!

Si tratta di uno di quelli che comunemente vengono soprannominati “hoverboard”, in omaggio allo “skateboard volante” (o “volopattino”) che, nel 1985, fu previsto che sarebbe stato inventato entro il 2015 e usato da Marty Mc Fly per sfuggire ai suoi inseguitori nel film “Ritorno al futuro”.

 

 

In realtà, il 2015 è passato ma nessuno è ancora riuscito a inventare un “annullatore gravitazionale”, per cui qualunque “board” deve ancora stare saldamente appoggiata a terra; però anzichè avere 4 ruote, adesso può averne 2…. o persino solo una: esistono anche infatti degli strambi “skateboard monoruota” con un unico ruotone centrale, ma anche veri e propri “monoruota” con due pedane laterali dove poggiare  i piedi…

Sì insomma, i potenti e compatti motori brushless, insieme alle potenti e compatte batterie al litio, hanno ormai permesso di realizzare i mezzi di trasporto più impensati!

Quello che ho comprato io è un modello “simil-Segway”, cioè a pedana singola e con manubrio, perchè lo trovo più comodo e stabile, e perchè avendo un manubrio può anche essere semplicemente “trainato”, anzichè portato in braccio (anche se pesa solo 10 kg), in caso ci si trovi a dover attraversare tratti non percorribili “a ruote”; in più al manubrio si possono anche appoggiare/appendere borse e giacchetti.

Purtroppo, anche se ha le ruote un po’ più grandi degli hoverboard senza manubrio, anche questo hoverboard, come quelli piccoli, ha le ruote in gomma piena senza camera d’aria, quindi anche la minima asperità di 1-2 cm “si sente”, e se non si sta attenti può anche rendere difficoltoso il movimento (diciamo insomma che i sampietrini non sono il fondo ideale per questo tipo di hoverboard). In realtò la circolazione fuori da aree private è al momento vietata, quindi la cosa non dovrebbe essere un problema: la legge attuale prevede infatti che tali mezzi possano essere usati solo in aree private… quindi dentro casa, su pavimento ben liscio.

I dettagli sula guida li rimando a un prossimo post, da compilare dopo aver percorso qualche chilometro di prova. (questi mezzi sono dati per 20 km di autonomia in condizioni indeali, quindi immagino non più di 10 in condizioni reali… che sono più che sufficienti per un pedone!)

  • Costo di acquisto: 319,00 euro da Mediaworld.
  • Modello: ….
  • Autonomia dichiarata: 20 km
  • Autonomia reale ipotizzabile: 10 km
  • Batteria: ~150 Wh, 36V, 4.5Ah
  • Velocità max: 20 km/h

 

Annotazioni preliminari:

  1. Manca un avvisatore acustico tipo “campanello di bici”, però c’è un avvisatore acustico automatico di retromarcia.
  2. Sono presenti indicatori di direzione automatici, ma sono blu.
  3. Ci vorrebbe un gancetto sul manubrio per appendere meglio borse o giacchetti.
  4. Percorsi almeno 7 km con una carica (però non misurati dall’inizio…).
  5. Ruote piene, i sampietrini si sentono tutti…
  6. Manubrio regolabile in alteza.
  7. Da manuale: vietato ai minori di 8 anni, vietato uso in luoghi pubblici, vietato uso di notte.
  8. Display stato batteria scomodissimo, situato dietro ai piedi.
  9. Manca stabilizzatore di tensione, quindi in salita e in accelerazione l’indicatore della batteria scende parecchio.
  10. Modalità “follia” attivabile da telecomando: il mezzo cammina da solo anche senza nessuno sopra! Ma non è manovrabile tramite telecomando! E non sta fermo, cammina in avanti da solo!
  11. Autolimitazione di legge a 6 km/h non disponibile.
  12. Nessun display sul manubrio, nonostante l’apparente predisposizione.

Dati da aggiungere su Wikipedia:

Comparsa sul mercato

Sul finire del 2016 hanno iniziato a comparire sul mercato particolari mezzi di trasporto che, pur non essendo ovviamente volanti, sono stato presto soprannominati “hoverboard”, probabilmente proprio in omaggio al “volopattino” del film “Ritorno al futuro“; trattasi in realtà di “self balancing scooter”, ossia “scooter autobilancianti”, cioè veicoli a due ruote parallele che, mediante sensori giroscopici e opportuna elettronica di bordo, riescono a mentenersi in equilibrio orizzontale, anche con persone a bordo, senza bisogno di appoggi ulteriori e senza bisogno di essere in movimento, dando l’impressione di essere “impossibili”, un po’ come lo è l’hoverboard del film.

Come funzionano

Come accennato, un “self balancing scooter” è in grado di mantenersi in equilibrio orizzontale e sostenere il peso di una persona pur avendo 2 soli punti di appoggio, mentre tecnicamente il numero minimo di punti di appoggio necessari perchè un oggetto sia stabilmente appoggiato sul terreno è 3, per contrastare i due gradi di libertà che causano i movimenti di rollìo (rotazione destra-sinistra) e beccheggio (rotazione avanti-indietro).

Gli hoverboard possono quindi restare in equilibrio solo fintantochè sono accesi e l’elettronica di bordo comanda opportunamente i due motori delle ruote; tali motori sono indipendenti e di tipo brushless, una tecnologia che consente alta potenza in volume ridotto e non richiede operazioni di manutenzione come la sostituzione periodica delle spazzole.

Per poter comandare opportunamente i motori delle due ruote, l’elettronica di bordo deve conoscere in ogni istante l’orientamento rispetto al suolo della “tavola” o “pedana”, che al tempo stesso unisce le due ruote e funge da supporto per il guidatore ([1]); a tale scopo utilizza sensori giroscopici e accelerometri: un sensore giroscopico rileva la velocità di rotazione di un oggetto, mentre un accelerometro a tre assi rileva la posizione statica di rotazione di un oggetto rispetto a un sistema di riferimento predefinito, ad esempio quello in cui gli assi X e Y sono paralleli al terreno e Z ha la direzione dell’accelerazione di gravità e il verso opposto (punta cioè verso l’alto).

I sensori vengono utilizzati anche per comandare movimento e sterzata del mezzo, in modi diversi a seconda del tipo di hoverboard: a tavola singola e a tavola spezzata.

 

Hoverboard a tavola singola

In questi modelli il guidatore poggia su un’unica tavola che unisce le due ruote; tale tavola può essere inclinata dal guidatore solo in avanti e indietro, per comandare il movimento in avanti o indietro e la frenata; per svoltare a destra e a sinistra occorre quindi un comando separato, costituito generalmente da una sorta di manubrio, ossia un’asta orizzontale fissata alla pedana tramite un’asta verticale; tale manubrio, però, a differenza di quello di cicli e motocicli, non funziona per rotazione intorno all’asse verticale, ma per rotazione intorno a un asse orizzontale: è infatti incernierato sulla pedana di sostegno, e piegandolo verso destra o verso sinistra fa sì che le due ruote vengano fatte girare a velocità diverse, innescando così una rotazione della pedana intorno all’asse orizzontale (imbardata).

 

Hoverboard a tavola spezzata

In questa variante non è presente un manubrio, quindi anche la rotazione sull’asse verticale (imbardata) è controllata tramite inclinazione della tavola; essa è quindi divisa in due parti separate al centro, che possono essere inclinate separatamente in avanti e indietro tramite rotazione dei piedi da parte del guidatore; l’inclinazione delle semi-tavole determina direzione e velocità di rotazione delle singole ruote, per cui se le due inclinazioni sono uguali in avanti o indietro, il mezzo si muoverà in linea retta, altrimenti girerà verso destra o verso sinistra.

Sicurezza

Per garantire un certo grado di sicurezza, sulla pedana possono essere presenti dei sensori di pressione: se rilevano la presenza del guidatore, attivano l’autobilanciamento e il controllo di velocità e rotazione, altrimenti l’hoverboard resta inerte e, di fatto, disattivato, di modo che non può muoversi in modo autonomo. Tali sensori hanno una sensibilità tale per cui è necessario che il guidatore abbia almeno un peso minimo per essere attivati, motivo per cui alcuni modelli non sono adatti, ad esempio, a guidatori di peso inferiore a 35 kg, che non attiverebbero correttamente i sensori col proprio peso.

Gli hoverboard sono in grado di muoversi a velocità considerevoli rispetto a quella di un pedone (10 km/h quelli a tavola spezzata, 20 km/h quelli a tavola singola), e anche la velocità di rotazione intorno al proprio asse può essere considerevole se non opportunamente dosata, motivo per cui il loro utilizzo è vietato ai bambini di età inferiore agli 8 anni, mentre tra gli 8 e 18 anni è consigliata al supervisione di un adulto, perhcè, anche se il guidatore è in grado di padroneggiare il mezzo, esso è comunque in grado potenzialemente di recare danno sia al guidatore stesso che a terzi, richiedendo quindi un certo grado di responsabilità.

Normativa

Essendo mezzi di recentissima comparsa sul mercato, non esiste ancora una normativa specifica che li riguardi, per cui di fatto il loro utilizzo in luoghi pubblici o strade è vietato dalla legge, che ne consente quindi l’utilizzo solo in aree private (casa, giardino). Unica eccezione esiste attualmente (marzo 2017) per il modello “Segway” (mezzo autobilanciante a tavola singola con manubrio), in commercio da più di 15 anni e in uso anche presso le Forze dell’Ordine, e per il quale il Ministero dei Trasporti ha emesso una legge su misura (nota 26702 del 20.03.07), qui sotto riassunta nei punti salienti:

Il Ministero dei Trasporti italiano, Dipartimento per i Trasporti Terrestri, personale, affari generali e pianificazione generale dei trasporti, con propria nota 26702 del 20.03.07, riassume i criteri per l’utilizzo di Segway PT su “marciapiedi”, “aree pedonali” e “piste ciclabili” definiti dall’art. 3 del Codice della Strada (CdS), dettando le seguenti limitazioni:

  1. velocità massima non superiore a 6 Km/h con sistema di limitazione predisposto dal costruttore, per le “aree pedonali” e per i “marciapiedi”;
  2. velocità massima non superiore a 20 Km/h su piste ciclabili;
  3. obbligo di dare la precedenza ai pedoni e di tenere la destra sui marciapiedi;
  4. divieto di utilizzo a conducenti con età inferiore a 16 anni;
  5. divieto di utilizzo in condizioni di scarsa visibilità. Per esempio marciapiedi e piste ciclabili per niente o poco illuminate durante le ore notturne.
  6. tali limitazioni non sussistono per quanto riguarda un possibile utilizzo del mezzo da parte delle forse armate di cui all’art. 11 c. 1 del CdS e agli enti o corpi equiparati ai sensi del c. 11 dello stesso articolo, e da parte delle polizie municipali.

[…]

Il Ministero chiarisce, inoltre, che Segway PT non rientra tra gli acceleratori di andatura di cui ai commi 8 e 9 dell’art. 190 del CdS in quanto trattasi di mezzo non funzionante a propulsione esclusivamente muscolare.

 

Nel 2012 è stata proposta una modifica all’articolo 50 del Codice della Strada (successivamente riproposta nel 2013 come  emendamento 4.141 al Disegno Di Legge  S.1120 nel 2013 (RESPINTO), poi riproposta nel 2014 come emendamento 1.06 al Disegno Di Legge C.1512 ) per aggiungervi la definizione di “mezzo elettrico con bilanciamento assistito”; tale modifica cambierebbe l’articolo 50 come segue (in neretto l’aggiunta):

Art. 50.Velocipedi.

1. I velocipedi sono i veicoli con due ruote o più ruote funzionanti a propulsione esclusivamente muscolare, per mezzo di pedali o di analoghi dispositivi, azionati dalle persone che si trovano sul veicolo; sono altresì considerati velocipedi le biciclette a pedalata assistita, dotate di un motore ausiliario elettrico avente potenza nominale continua massima di 0,25 KW la cui alimentazione è progressivamente ridotta ed infine interrotta quando il veicolo raggiunge i 25 km/h o prima se il ciclista smette di pedalare nonché i mezzi elettrici, concepiti per il trasporto di una sola persona di età non inferiore a 16 anni, con bilanciamento assistito ovvero dotati di due ruote in asse con sistemi e sottosistemi di sicurezza ridondanti che hanno una velocità massima di 20 Km/h con possibilità di autolimitazione a 6 Km/h. 2. I velocipedi non possono superare 1,30 m di larghezza, 3 m di lunghezza e 2,20 m di altezza.

Al 13 marzo 2017 questa modifica non è stata ancora approvata.