Jumping Jack Flash weblog

Nuovi appunti su ESP8266

Posted in hardware by jumpjack on 24 novembre 2017

E’ uscito il successore, ESP8285:

  • 1 Mbyte di memoria flash incorporata nel chip stesso
  • velocità di upload di 4 Mbps invece dei soliti 115200
  • Processore Tensilica L106 32-bit  (100% compatibile con SW di ESP8266, quindi probabilmente con Arduino IDE, previa reflash)
  • 80MHz (160 MHz)
  • RTC (Real Time Clock) incorporato
  • Predisposto per supporto per SD-Card
  • Predisposto per ricevitore IR (infrarossi)
  • 17 GPIO
    • Assegnazioni riservate:
    • Pin Name Pin Num IO Function Name
      MTCK 12 IO13 Button (Reset)
      GPIO0 15 IO0 Wi-Fi Light
      MTDI 10 IO12 Link Light
  • Assorbimento massimo: 160 mA in trasmissione, ma la documentazione parla di un piccco di 500 mA all’avvio del predecessore ESP8266

 

Board di programmazione (con USB e pulsanti):

https://wiki.wemos.cc/products:d1:d1_mini_lite 3.00 dollari su Aliexpress

 

Modulo da solo:

2.79 euro su Electrodragon, 8 dollari su Amazon.com .

 

Datasheet:

https://dziadalnfpolx.cloudfront.net/blog/wp-content/uploads/2016/06/ESP8285-datasheet-EN_V1.0_20160302.pdf

 

Rivenditore di “follie” Espressif/AiTinker (tra cui un modulo GSM+GPRS+GPS + SDCard a 6 euro tutto incluso!!):

https://anxinke.world.taobao.com/

 


Documentazione tecnica ufficiale su motivi di reset dell’ESP8266:

http://wiki.ai-thinker.com/_media/esp8266/faq/esp8266_reset_causes_and_common_fatal_exception_causes_cn.pdf

FAQ espressif (in cinese…): http://wiki.ai-thinker.com/_media/esp8266/faq/espressif_faq_cn.pdf

 

 

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Premio Ara Pacis

Posted in varie by jumpjack on 14 settembre 2017

Nel corso delle mie lunghe ricerche di mesi sul restauro dell’Ara Pacis e della sua teca protettiva (inizialmente “Teca del Morpurgo”, ora “Teca Meier”) mi sono infine imbattuto nel Rotary Club: a quanto pare è ad esso che si deve il restauro (“ripristino” nei loro documenti) della Teca del Morpurgo avvenuto nel 1970, con cui furono rimossi i muri para-schegge installati tra il 1940 e il 1944 in sostituzione dei sacchi di sabbia, a loro volta installati nel 1949 a protezione dell’Ara all’inizio della Seconda Guerra Mondiale.

Le ricerche mi servono a ricostruire i modelli digitali 3d del monumento, che forse un giorno, prima o poi, riuscirò a rendere fruibili tramite realtà aumentata.

 

Continuando le ricerche è uscito fuori che giusto l’anno prima, nel 1969, fu istituito il “Premio Ara Pacis”, che viene assegnato ogni anno, ormai da 50 anni.

Così ho pensato di aggiungere su Wikipedia una pagina che lo riguardi visto che, stranamente, non ce n’era traccia.

Ho quindi preso i dati dal sito del Rotary Club Roma Sud, che ha istituito il premio, li ho “wikizzati” aggiungendo link e riferimenti, e ho creato la pagina wikipedia.

Dopo 2 minuti è stata cancellata! Il contenuto è stato giudicato “non enciclopedico”!

Ho faticato non poco per recuperare la pagina dalla cache di Chrome, ma per fortuna ci sono riuscito, e un’ora di lavoro NON è andata persa.

Ecco la pagina-fantasma. Ringrazio l’utente Caulfield di Wikipedia per il tempo che mi ha fatto perdere e per l’insabbiamento storico.

Per il recupero dalla cache: http://www.sensefulsolutions.com/2012/01/viewing-chrome-cache-easy-way.html#tabs-2 (per me ha funzionato il metodo di incollare il codice nella console)

Ho anche salvato la pagina nella mia pagina privata, dove però non so se è accessibile al pubblico; se lo è, dovrebbe avere i link effettivamente attivi, oppure rossi per le pagine non (ancora) esistenti:

https://it.wikipedia.org/wiki/Utente:Jumpjack2/Sandbox


Premio Ara Pacis

Il premio Ara Pacis è stato istituito dal Rotary Club Roma Sud nell’anno rotariano 1968-1969 ed è assegnato annualmente “a personalità o Istituzioni distintisi per valori rotariani, con l’intento di rendere più solido e visibile il legame tra il Rotary e l’Ara Pacis[1].

Il Rotary Club Roma Sud si fece promotore, nell’anno 1969-1970, del restauro dell’Ara Pacis e del ripristino della cosiddetta “Teca del Morpurgo“, costruita nel 1938 a protezione del monumento, e ormai in grave stato di degrado.

Eelenco degli assegnatari[2]

  1. 1968-1969, Presidente Carlo d’Amelio, al giornalista Giovanni Russo, per la «Sociologia». (Roma, Palazzo Braschi, 27 giungo 1969).
  2. 1969 -1970, Presidente Pasquale Carbonara, al medico Prof. Raffaello Cortesini, per la «Medicina» (Biologia). (Roma, Palazzo Braschi, 23 giugno 1970).
  3. 1970 -1971, Presidente Giuseppe Furitano, al giornalista Prof. Giovanni Spadolini, allora Direttore de «Il Corriere della Sera», per le «Discipline storiche». (Roma, Palazzo dei Conservatori in Campidoglio, 24 giugno 1971).
  4. 1971 -1972, Presidente Luigi Forlenza, al Prof. Benedetto Strampelli, per «Chirurgia specialistica». (Roma, Palazzo Braschi, 30 giugno 1972).
  5. 1972 -1973, Presidente Alberto Pugliese, al C.I.R.M. (Centro Internazionale Radio Medico), per 1′«Assistenza medico sociale». (Roma, Palazzo Braschi, 26 maggio 1973).
  6. 1974 -1975, Presidente Alessandro Alexandri, a S. Em. il Cardinale Alfredo Ottaviani. (Roma, Palazzo Barberini, 5 giugno 1975).
  7. 1975 -1976, Presidente Giuseppe La Cava, alla Divisione Meccanizzata «Mantova». (Udine, 3 luglio 1976).
  8. 1976 -1977, Presidente Mario Pesucci, alla Unione Italiana Assistenza all’infanzia. (Roma, 26 maggio 1975).
  9. 1977 -1978, Presidente Mario Massani, al Cav. Lav. Prof. Avv. Virgilio Testa. (Roma, EUR, 24 febbraio 1978).
  10. 1978 -1979, Presidente Anselmo Aurelio Angelini, a Papa Wojtyla. (Roma, Sala Paolo VI in Vaticano, 14 giugno 1979).
  11. 1979 -1980, Presidente Antonio Tranquilli, alle Forze Armate Italiane. (Roma, Palazzo Barberini, 18 giugno 1980).
  12. 1980 -1981, Presidente Antonio de Majo, alla Repubblica Araba d’Egitto e allo Stato d’Israele. (Cairo, Gerusalemme, 8 maggio 1981).
  13. 1981-1982, Presidente Giuseppe Padellaro, al Centro Italiano di Solidarietà. (Roma, Palazzo Barberini, 18 giugno 1982).
  14. 1982-1983, Presidente Giovanni Calderale, a Vittorio Pastori. (Roma, Palazzo Barberini, 26 maggio 1983).
  15. 1983 -1984, Presidente Carlo d’Amelio, al Corpo dei Volontari del Soccorso della C.R.I.. (Roma, Palazzo Sciarra, 8 maggio 1984).
  16. 1984 -1985, Presidente Francesco Cavalera, alla Aeronautica Militare. (Roma. Palazzo Aeronautica, 24 maggio 1985).
  17. 1985 -1986, Presidente Luciano Arzone, al Corpo Nazionale Soccorso Alpino del C.A.I. (Roma, Hotel Ambasciatori, 19 giugno 1986).
  18. 1986 -1987, Presidente Felice Ludovisi, alla Accademia di Francia e alla Associazione Nazionale Italiana di Riabilitazione Equestre. (Roma, Villa Medici, 28 maggio 1987).
  19. 1987 -1988, Presidente Sergio Grossi, alla Caritas Italiana. (Roma, Hotel Ambasciatori, 23 giugno 1988).
  20. 1988 -1989, Presidente Ferdinando Sardella, a Padre Luigi Ferlauto. (2 giugno 1989).
  21. 1989 -1990, Presidente Piero Monni, alla Associazione per la Stampa Estera in Italia. (Roma, Hotel Ambasciatori, 21 giugno 1990).
  22. 1990 -1991, Presidente Angelo Tommasi di Vignano, al Corpo Infermiere Volontarie della C.R.I. (Roma, Hotel Ambasciatori, 30 maggio 1991).
  23. 1991 -1992, Presidente Dante Manfredi, alla Associazione Nazionale Volontari del Sangue – A.V.I.S.. (Roma, Hotel Ambasciatori, 28 maggio 1992).
  24. 1992 -1993, Presidente Aldo Sanchini, all’Arma dei Carabinieri. (Roma, Hotel Ambasciatori, 27 maggio 1993).
  25. 1993 -1994, Presidente Gerald Kelton, a Medici senza Frontiere. (Roma, Palazzo delle Esposizioni, 26 maggio 1994).
  26. 1994 -1995, Presidente Corrado Schreiber, alla Associazione Pionieri dell’Aeronautica. (Lago di BraccianoAeroporto Vigna di Valle, 27 maggio 1995).
  27. 1995 – 1996, Presidente Giovanni Valletta, al Corpo Nazionale Vigili del Fuoco. (Roma, Hotel Ambasciatori, 13 giugno 1996).
  28. 1996 – 1997, Presidente Ugone d’Amelio, al Centro Riabilitazione Equestre “Tina de Marco” e Club Volovelistico Acrobatico. (Roma, Hotel Ambasciatori, 12 giugno 1997).
  29. 1997 – 1998, Presidente Alberto Ferrari di Collesape, alla Comunità di S. Egidio. (Roma, Hotel Ambasciatori, 28 maggio 1998).
  30. 1998 – 1999, Presidente Alessandro Giorgi, al National Geographic Magazine. (Roma, Hotel Ambasciatori, 20 maggio 1999).
  31. 1999 – 2000, Presidente Antonio Cavaleri, al Circolo S. Pietro. (Roma, Hotel Ambasciatori, 25 maggio 2000).
  32. 2000 – 2001, Presidente Gaetano Marino, alle Suore Missionarie della Carità di Madre Teresa di Calcutta. (Roma, Palazzo Barberini, 24 maggio 2001).
  33. 2001 – 2002, Presidente Romolo Ghi, ai Padri Francescani Custodi della Chiesa della Natività di Betlemme. (Roma, Palazzo Barberini, 30 maggio 2002).
  34. 2002 -2003, Presidente Ciriaco Acampa, alla Città di New York. (Roma, Hotel Ambasciatori, 22 maggio 2003).
  35. 2003 –2004, Presidente Agostino Paternostro, alle Forze Armate Italiane. (Roma, Palazzo Barberini, 27 maggio 2004).
  36. 2004 –2005, Presidente Alberto Astolfi, all’Unicef. (Roma, Sala della Protomoteca in Campidoglio, 29 aprile 2005).
  37. 2005-2006, Presidente Sergio Rossi, all’ A.I.R.C. Associazione per la Ricerca sul Cancro. (Roma, Hotel Ambasciatori, 9 maggio 2006).
  38. 2006-2007, Presidente Marcello Elmi, alla Lega del Filo d’Oro. (Roma, Museo dell’Ara Pacis, 17 maggio 2007).
  39. 2007-2008, Presidente Mario Morbidiall’Istituto Rizzoli di BolognaDipartimento Oncologia Muscoloscheletrica (Roma, Museo dell’Ara Pacis, 4 aprile 2008).
  40. 2008-2009, Presidente Antonio Paolini, all’A.I.L. – Associazione Italiana contro le Leucemie-linfomi e Mieloma. (Roma, Museo dell’Ara Pacis, 7 maggio 2009).
  41. 2009-2010, Presidente Marco Forcellaall’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena. (Roma, Museo dell’Ara Pacis, 28 aprile 2010).
  42. 2010-2011, Presidente Luigi Mannucci, al FAI – Fondo Ambiente Italiano. (Roma, Museo dell’Ara Pacis, 12 maggio 2011).
  43. 2011-2012, Presidente Aldo Cavallini, a Operation Smile Onlus.
  44. 2012-2013, Presidente Francesco Samperi, alla Marina Militare Italiana.
  45. 2013-2014, Presidente Maria Novella Tacci, al Comune di Lampedusa e Linosa.
  46. 2014-2015, Presidente Tonino Cantelmiall’Unesco.
  47. 2015-2016, Presidente Giancarlo Muci, al CONI, il Comitato Olimpico Nazionale Italiano.
  48. 2016-2017, Presidente Ciriaco Acampa, a BANCO ALIMENTARE FONDAZIONE Onlus.

Appunti ESP8266 – Come risolvere problemi di stabilità

Posted in esp8266, hardware by jumpjack on 10 giugno 2017

Sembra che l’ESP8266 sia famoso per la sua instabilità, cioè la facilità con cui perde la connessione WiFi si resetta; queste ottime pagine spiegano come ovviare al problema: link1, link2.

Riassumendo:

  • Il comando “delay()” resetta il WatchDog Timer (WD o WT); si tratta di un contatore che, se raggiunge un valore troppo alto (maggiore di 5 secondi e non modificabile), fa riavviare il dispositivo; è un sistema di sicurezza per evitare che il sistema, se si blocca, resti bloccato indefinitamente: in “sottofondo” è infatti sempre attivo un controllo hardware sul watchdog, anche quando uno sketch si blocca; se rimane bloccato per troppo tempo, il processore va in autoreset e quindi lo sketch si riavvia; quindi lo sketch deve essere predisposto per potersi riavviare da solo senza l’intervento dell’utente.
  • Forse anche il comando wdt_feed()  resetta il watchdog, ma probabilmente è un comando dell’SDK di ESP, quindi per utenti evoluti.
  • Utilizzando l’ESP8266 come access point (ossia come router o come sever), bisogna evitare di gestire l’attesa dei comandi web durante alla funzione standard loop(), perchè sembra che la loop() interferisca con i meccanismi del wifi; bisogna invece implementare una funzione di callback che viene chiamata quando il client connesso all’ESP gli invia un comando (sketch di esempio: link).
  • La connessione WiFi può spesso cadere senza motivo, quindi uno sketch deve sempre prevedere nella funzione loop() un monitoraggio della connessione, per ristabilirla se cade.
    Queste righe servono a verificare se è attiva la connessione tra l’ESP e un router, non tra un dispositivo e l’ESP:
    while (WiFi.status() != WL_CONNECTED) {
      Serial.print(“.”);
      delay(500);
    }
    Quindi vanno dopo la riga:
    WiFi.begin(ssid, password);
    Dove “ssid” è il nome del router.
    Invece, per rilevare la connessione di un dispositivo bisogna usare questo codice:
    #include <ESP8266WiFi.h>
    WiFi.disconnect(true); // Più che disconnettere, cancella dalla PROM i parametri di connessione usati finora;
    WiFi.persistent(false); // Evita che tali parametri vengano poi memorizzati
    WiFi.mode(WIFI_AP); // Imposta la modalità di connessione su Access Point
    WiFi.softAP(ssid); // Imposta il nome della rete e accende l’access point (senza password)
    delay(1000); // Ritardo per azzerare il watchdog
    WiFi.onEvent(WiFiEvent); // Rileva tutti gli eventi WiFi nella funzione “WiFiEvent(WiFiEvent_t event);
  • Quando usa il WiFi, l’ESP8266 ha bisogno di molta più corrente dei 500 mA che può fornire la porta USB di un PC, quindi va alimentato con un trasformatore.
  • Anche utilizzare un adattatore USB/seriale può causare interferenze nel WiFi e perdita di connessione, quindi una volta terminate le prove, usare sempre un alimentatore per alimentare l’ESP.
  • Ad ogni richiesta http GET proveniente da un client, l’ESP “perde un po’ di memoria (heap)”, per liberarla solo “dopo un po’ “, quindi non si può inondare l’ESP di richieste http GET, bisogna aspettare almeno due minuti tra l’una e l’altra (fonte).
  • Un “bug noto” impedisce a SoftAP() di funzionare (cioè di impostare l’ESP come accesspoint)  se l’ESP non è anche connesso a un router.

Esiste anche una libreria WiFi specifica che effettua la riconnessione automatica in caso di disconnessione:

https://github.com/ekstrand/ESP8266wifi

 

Diario elettrico hoverboard – Puntata 1 – 11 marzo 2017: l’acquisto

Posted in ambiente, hoverboard, scooter elettrici, Uncategorized by jumpjack on 13 marzo 2017

Si apre con questo post un nuovo “diario di bordo” di un mezzo elettrico; sempre a due ruote…. ma questa volta parallele!

Si tratta di uno di quelli che comunemente vengono soprannominati “hoverboard”, in omaggio allo “skateboard volante” (o “volopattino”) che, nel 1985, fu previsto che sarebbe stato inventato entro il 2015 e usato da Marty Mc Fly per sfuggire ai suoi inseguitori nel film “Ritorno al futuro”.

 

 

In realtà, il 2015 è passato ma nessuno è ancora riuscito a inventare un “annullatore gravitazionale”, per cui qualunque “board” deve ancora stare saldamente appoggiata a terra; però anzichè avere 4 ruote, adesso può averne 2…. o persino solo una: esistono anche infatti degli strambi “skateboard monoruota” con un unico ruotone centrale, ma anche veri e propri “monoruota” con due pedane laterali dove poggiare  i piedi…

Sì insomma, i potenti e compatti motori brushless, insieme alle potenti e compatte batterie al litio, hanno ormai permesso di realizzare i mezzi di trasporto più impensati!

Quello che ho comprato io è un modello “simil-Segway”, cioè a pedana singola e con manubrio, perchè lo trovo più comodo e stabile, e perchè avendo un manubrio può anche essere semplicemente “trainato”, anzichè portato in braccio (anche se pesa solo 10 kg), in caso ci si trovi a dover attraversare tratti non percorribili “a ruote”; in più al manubrio si possono anche appoggiare/appendere borse e giacchetti.

Purtroppo, anche se ha le ruote un po’ più grandi degli hoverboard senza manubrio, anche questo hoverboard, come quelli piccoli, ha le ruote in gomma piena senza camera d’aria, quindi anche la minima asperità di 1-2 cm “si sente”, e se non si sta attenti può anche rendere difficoltoso il movimento (diciamo insomma che i sampietrini non sono il fondo ideale per questo tipo di hoverboard). In realtò la circolazione fuori da aree private è al momento vietata, quindi la cosa non dovrebbe essere un problema: la legge attuale prevede infatti che tali mezzi possano essere usati solo in aree private… quindi dentro casa, su pavimento ben liscio.

I dettagli sula guida li rimando a un prossimo post, da compilare dopo aver percorso qualche chilometro di prova. (questi mezzi sono dati per 20 km di autonomia in condizioni indeali, quindi immagino non più di 10 in condizioni reali… che sono più che sufficienti per un pedone!)

  • Costo di acquisto: 319,00 euro da Mediaworld.
  • Modello: ….
  • Autonomia dichiarata: 20 km
  • Autonomia reale ipotizzabile: 10 km
  • Batteria: ~150 Wh, 36V, 4.5Ah
  • Velocità max: 20 km/h

 

Annotazioni preliminari:

  1. Manca un avvisatore acustico tipo “campanello di bici”, però c’è un avvisatore acustico automatico di retromarcia.
  2. Sono presenti indicatori di direzione automatici, ma sono blu.
  3. Ci vorrebbe un gancetto sul manubrio per appendere meglio borse o giacchetti.
  4. Percorsi almeno 7 km con una carica (però non misurati dall’inizio…).
  5. Ruote piene, i sampietrini si sentono tutti…
  6. Manubrio regolabile in alteza.
  7. Da manuale: vietato ai minori di 8 anni, vietato uso in luoghi pubblici, vietato uso di notte.
  8. Display stato batteria scomodissimo, situato dietro ai piedi.
  9. Manca stabilizzatore di tensione, quindi in salita e in accelerazione l’indicatore della batteria scende parecchio.
  10. Modalità “follia” attivabile da telecomando: il mezzo cammina da solo anche senza nessuno sopra! Ma non è manovrabile tramite telecomando! E non sta fermo, cammina in avanti da solo!
  11. Autolimitazione di legge a 6 km/h non disponibile.
  12. Nessun display sul manubrio, nonostante l’apparente predisposizione.

Dati da aggiungere su Wikipedia:

Comparsa sul mercato

Sul finire del 2016 hanno iniziato a comparire sul mercato particolari mezzi di trasporto che, pur non essendo ovviamente volanti, sono stato presto soprannominati “hoverboard”, probabilmente proprio in omaggio al “volopattino” del film “Ritorno al futuro“; trattasi in realtà di “self balancing scooter”, ossia “scooter autobilancianti”, cioè veicoli a due ruote parallele che, mediante sensori giroscopici e opportuna elettronica di bordo, riescono a mentenersi in equilibrio orizzontale, anche con persone a bordo, senza bisogno di appoggi ulteriori e senza bisogno di essere in movimento, dando l’impressione di essere “impossibili”, un po’ come lo è l’hoverboard del film.

Come funzionano

Come accennato, un “self balancing scooter” è in grado di mantenersi in equilibrio orizzontale e sostenere il peso di una persona pur avendo 2 soli punti di appoggio, mentre tecnicamente il numero minimo di punti di appoggio necessari perchè un oggetto sia stabilmente appoggiato sul terreno è 3, per contrastare i due gradi di libertà che causano i movimenti di rollìo (rotazione destra-sinistra) e beccheggio (rotazione avanti-indietro).

Gli hoverboard possono quindi restare in equilibrio solo fintantochè sono accesi e l’elettronica di bordo comanda opportunamente i due motori delle ruote; tali motori sono indipendenti e di tipo brushless, una tecnologia che consente alta potenza in volume ridotto e non richiede operazioni di manutenzione come la sostituzione periodica delle spazzole.

Per poter comandare opportunamente i motori delle due ruote, l’elettronica di bordo deve conoscere in ogni istante l’orientamento rispetto al suolo della “tavola” o “pedana”, che al tempo stesso unisce le due ruote e funge da supporto per il guidatore ([1]); a tale scopo utilizza sensori giroscopici e accelerometri: un sensore giroscopico rileva la velocità di rotazione di un oggetto, mentre un accelerometro a tre assi rileva la posizione statica di rotazione di un oggetto rispetto a un sistema di riferimento predefinito, ad esempio quello in cui gli assi X e Y sono paralleli al terreno e Z ha la direzione dell’accelerazione di gravità e il verso opposto (punta cioè verso l’alto).

I sensori vengono utilizzati anche per comandare movimento e sterzata del mezzo, in modi diversi a seconda del tipo di hoverboard: a tavola singola e a tavola spezzata.

 

Hoverboard a tavola singola

In questi modelli il guidatore poggia su un’unica tavola che unisce le due ruote; tale tavola può essere inclinata dal guidatore solo in avanti e indietro, per comandare il movimento in avanti o indietro e la frenata; per svoltare a destra e a sinistra occorre quindi un comando separato, costituito generalmente da una sorta di manubrio, ossia un’asta orizzontale fissata alla pedana tramite un’asta verticale; tale manubrio, però, a differenza di quello di cicli e motocicli, non funziona per rotazione intorno all’asse verticale, ma per rotazione intorno a un asse orizzontale: è infatti incernierato sulla pedana di sostegno, e piegandolo verso destra o verso sinistra fa sì che le due ruote vengano fatte girare a velocità diverse, innescando così una rotazione della pedana intorno all’asse orizzontale (imbardata).

 

Hoverboard a tavola spezzata

In questa variante non è presente un manubrio, quindi anche la rotazione sull’asse verticale (imbardata) è controllata tramite inclinazione della tavola; essa è quindi divisa in due parti separate al centro, che possono essere inclinate separatamente in avanti e indietro tramite rotazione dei piedi da parte del guidatore; l’inclinazione delle semi-tavole determina direzione e velocità di rotazione delle singole ruote, per cui se le due inclinazioni sono uguali in avanti o indietro, il mezzo si muoverà in linea retta, altrimenti girerà verso destra o verso sinistra.

Sicurezza

Per garantire un certo grado di sicurezza, sulla pedana possono essere presenti dei sensori di pressione: se rilevano la presenza del guidatore, attivano l’autobilanciamento e il controllo di velocità e rotazione, altrimenti l’hoverboard resta inerte e, di fatto, disattivato, di modo che non può muoversi in modo autonomo. Tali sensori hanno una sensibilità tale per cui è necessario che il guidatore abbia almeno un peso minimo per essere attivati, motivo per cui alcuni modelli non sono adatti, ad esempio, a guidatori di peso inferiore a 35 kg, che non attiverebbero correttamente i sensori col proprio peso.

Gli hoverboard sono in grado di muoversi a velocità considerevoli rispetto a quella di un pedone (10 km/h quelli a tavola spezzata, 20 km/h quelli a tavola singola), e anche la velocità di rotazione intorno al proprio asse può essere considerevole se non opportunamente dosata, motivo per cui il loro utilizzo è vietato ai bambini di età inferiore agli 8 anni, mentre tra gli 8 e 18 anni è consigliata al supervisione di un adulto, perhcè, anche se il guidatore è in grado di padroneggiare il mezzo, esso è comunque in grado potenzialemente di recare danno sia al guidatore stesso che a terzi, richiedendo quindi un certo grado di responsabilità.

Normativa

Essendo mezzi di recentissima comparsa sul mercato, non esiste ancora una normativa specifica che li riguardi, per cui di fatto il loro utilizzo in luoghi pubblici o strade è vietato dalla legge, che ne consente quindi l’utilizzo solo in aree private (casa, giardino). Unica eccezione esiste attualmente (marzo 2017) per il modello “Segway” (mezzo autobilanciante a tavola singola con manubrio), in commercio da più di 15 anni e in uso anche presso le Forze dell’Ordine, e per il quale il Ministero dei Trasporti ha emesso una legge su misura (nota 26702 del 20.03.07), qui sotto riassunta nei punti salienti:

Il Ministero dei Trasporti italiano, Dipartimento per i Trasporti Terrestri, personale, affari generali e pianificazione generale dei trasporti, con propria nota 26702 del 20.03.07, riassume i criteri per l’utilizzo di Segway PT su “marciapiedi”, “aree pedonali” e “piste ciclabili” definiti dall’art. 3 del Codice della Strada (CdS), dettando le seguenti limitazioni:

  1. velocità massima non superiore a 6 Km/h con sistema di limitazione predisposto dal costruttore, per le “aree pedonali” e per i “marciapiedi”;
  2. velocità massima non superiore a 20 Km/h su piste ciclabili;
  3. obbligo di dare la precedenza ai pedoni e di tenere la destra sui marciapiedi;
  4. divieto di utilizzo a conducenti con età inferiore a 16 anni;
  5. divieto di utilizzo in condizioni di scarsa visibilità. Per esempio marciapiedi e piste ciclabili per niente o poco illuminate durante le ore notturne.
  6. tali limitazioni non sussistono per quanto riguarda un possibile utilizzo del mezzo da parte delle forse armate di cui all’art. 11 c. 1 del CdS e agli enti o corpi equiparati ai sensi del c. 11 dello stesso articolo, e da parte delle polizie municipali.

[…]

Il Ministero chiarisce, inoltre, che Segway PT non rientra tra gli acceleratori di andatura di cui ai commi 8 e 9 dell’art. 190 del CdS in quanto trattasi di mezzo non funzionante a propulsione esclusivamente muscolare.

 

Nel 2012 è stata proposta una modifica all’articolo 50 del Codice della Strada (successivamente riproposta nel 2013 come  emendamento 4.141 al Disegno Di Legge  S.1120 nel 2013 (RESPINTO), poi riproposta nel 2014 come emendamento 1.06 al Disegno Di Legge C.1512 ) per aggiungervi la definizione di “mezzo elettrico con bilanciamento assistito”; tale modifica cambierebbe l’articolo 50 come segue (in neretto l’aggiunta):

Art. 50.Velocipedi.

1. I velocipedi sono i veicoli con due ruote o più ruote funzionanti a propulsione esclusivamente muscolare, per mezzo di pedali o di analoghi dispositivi, azionati dalle persone che si trovano sul veicolo; sono altresì considerati velocipedi le biciclette a pedalata assistita, dotate di un motore ausiliario elettrico avente potenza nominale continua massima di 0,25 KW la cui alimentazione è progressivamente ridotta ed infine interrotta quando il veicolo raggiunge i 25 km/h o prima se il ciclista smette di pedalare nonché i mezzi elettrici, concepiti per il trasporto di una sola persona di età non inferiore a 16 anni, con bilanciamento assistito ovvero dotati di due ruote in asse con sistemi e sottosistemi di sicurezza ridondanti che hanno una velocità massima di 20 Km/h con possibilità di autolimitazione a 6 Km/h. 2. I velocipedi non possono superare 1,30 m di larghezza, 3 m di lunghezza e 2,20 m di altezza.

Al 13 marzo 2017 questa modifica non è stata ancora approvata.

 

Diario elettrico Ecojumbo 5000 – 5 marzo 2017, rimontaggio motore

Posted in auto elettriche, Diario elettrico Ecojumbo 5000, scooter elettrici by jumpjack on 6 marzo 2017

buca

Dopo mesi di attesa e di “stasi” ho deciso di cimentarmi nel rimontaggio del motore riparato.

Non che abbia intenzione, almeno per il momento, di risalire in scooter: proprio oggi ho “sorvolato” con l’auto una buca di dimensioni sconsiderate; “sorvolato” nel senso che ci sono passato sopra con l’auto ma non con le ruote; ma se ci fossi finito dentro con lo scooter (o anche con l’auto) non sarebbe stato bello: a occhio e croce la buca, sulla corsia di sorpasso di una strada a scorrimento veloce (uscita 12 del GRA), è larga mezzo metro e profonda 10 centimetri, con bordi frastagliati. Una follia stradale. Non è quella della foto, ma la foto dà comunque un’idea di come siamo messi a Roma…

Penso che si sfascerebbe anche la macchina, se ci finisse dentro! Quindi per ora – e per chissà quanti altri mesi ancora – di andare in giro in scooter non se ne parla. Leggere certi articoli (1, 2, 3, 4) sul Messaggero non rende molto ottimisti sui tempi di risoluzione del problema.

 

Intanto, dicevo, ho rimontato il motore; non è stato per niente facile perchè a quanto pare i buchi delle borchie non corrispondono più coi buchi del cerchione! Sarà dovuto alla riparazione? O a qualche mio errore? Boh, fatto sta che, tira e molla, alla fine sono riuscito ad avvitare su un lato “solo” 17 delle 18 viti del cerchione, l’altra non vuol saperne di entrare; quelle sull’altro lato, anche se un po’ a forza, sono entrate tutto.

Spero che questo non comprometta la tenuta stagna del motore, perchè l’acqua che entra in un motore non è una bella cosa…

Successivamente sono passato al rimontaggio del motore sullo scooter: una fatica disumana, perchè se per smontarlo la gravità mi era di aiuto a tirare giù una ruota da 20 chili, nel rimontarla non mi ha ovviamente aiutato per niente! E senza attrezzi appropriati, mi sono fatto un **** così.

Alla fine ho deciso si smontare la pinza del freno a disco per avere un po’ più di spazio di manovra… ma ci è voluta un’ora solo per aspettare che lo svitol facesse effetto su un bullone incastrato. E tutta una serie di parolacce per far stare dritta la ruota.

Alla fine sono riuscito a montare tutto ma, esausto, non ho collegato anche i fili; lo vedremo nella prossima puntata, se tutto questo sbattimento è servito a qualcosa, o se lo scooter è da buttare.

Nel frattempo mi sto informando sulle auto ibride o “super-elettriche” (cioè con più di 400 km di autonomia) in arrivo, ma partono tutte da prezzi proibitivi di 40.000 euro!

Oppure 10.000 per una “vecchia” Leaf da 150 km di autonomia o una C-zero da 100.

Oppure 5.000-10.000 ipotetici euro per retrofittare una vecchia auto e trasformarla in elettrica da 50-100km.

Certo, se rimettessero gli incentivi e fossero applicabili anche alle elettriche usate….

 

Diario elettrico Ecojumbo 5000 – Riparazione motore, post di riepilogo

Posted in Uncategorized by jumpjack on 28 febbraio 2017

Questo è un post di riepilogo, per mio personale riferimento ma in qualche modo utile anche ad altri, su quanto accaduto, su come smontare il motore e su come rimontarlo.

Danneggiamento sul lato sinistro del motore (lato cavi, lato opposto del freno e della valvola)

20161129_181809.jpg

Sul lato destro (freno a disco e valvola) c’era già una piccola bozza, che però non comprometteva la tenuta del copertone:

20161129_181833.jpg

 

E’ importante conoscere questi dettagli perchè il nuovo pneumatico che ho montato, della Pirelli, ha un verso diverso di montaggio (e di rotazione) a seconda se montato sulla ruota posteriore o anteriore, e si può montare sul cerchione solo quando lo statore non è inserito al suo interno.

 

Smontaggio

E’ importante annotarsi sul cerchione con un pennarello da quale parte si trova il cavo del motore, per poter poi  reinserire lo statore dal lato giusto.

Nel mio motore, da un lato ci sono i cavi, dall’altro il disco del freno e la valvola di gonfiaggio.

Dismounting 5000 W brushless hub motor

Dismounting 5000 W brushless hub motor

Rimontaggio

Questa foto mostra la posizione esatta del danno, non più visibile una volta riparato, ma rintracciabile in base alla posizione dei forellini sul cerchione; la figura va tenuta presente al momento del reinserimento dello statore, perchè il lato-cavi deve stare da questa parte del cerchione, quindi questo lato del cerchione è quello che deve essere visibile quando il cerchione stesso è appoggiato su un supporto in attesa dell’inserimento dello statore.

20161205_170515.jpg

 

Una volta reinserito lo statore bisogna capovolgere il tutto e mettere in vista il lato non danneggiato, su cui andrà reinserito il disco copri-rotore, visibile in basso a sinistra nella foto che segue:

20161209_162500.jpg

 

 

 

Cablaggi/Collegamenti

Corrispondenza motore-centralina:

  • Giallo = C
  • Verde = A
  • Blu = B

Questa foto mostra i miei cablaggi finali per i cavi di potenza; sfortunatamente, non avendo un cavo nero così massiccio, ho usato un cavo blu anche per una massa (ultimo cavo sulla destra), quindi OCCHIO!

cablaggi-potenza-all

Questa mostra invece i cablaggi dei sensori di hall di riserva:

hall-secondari

In questa foto purtroppo di pessima qualità è possibile invece vedere com’erano i cablaggi originali dei sensori di hall primari:

vecchi-cablaggi

 

 

Quest’immagine mostra i cablaggi interni dei sensori di hall primari, quelli che mi si sono rotti; purtroppo gli altri non sono visibili, e il coperchio posteriore non si riesce a smontare.

interno-motorehall

Programmare l’ESP8266 con Arduino IDE

Posted in arduino, hardware, Uncategorized by jumpjack on 15 gennaio 2017

Brevissimo tutorial su come rendere il NodeMCU Amica con ESP8266 ESP12 a bordo programmabile tramite IDE Arduino.

  1. Scaricare esp8266_flasher.exe.
  2. Scaricare i file del firmware ESP_Easy (*).
  3. Collegare il NodeMCU (ad esempio Amica o Lolin) al PC tramite USB
  4. Avviare l’IDE arduino per verificare quale porta sia stata associata al dispositivo (menu Strumenti –> Porta)
  5. Aprire il monitor seriale di Arduino
  6. Premere e rilasciare il tasto reset sul NodeMCU per verificare se effettivamente il dispositivo comunica con l’IDE attraverso quella porta
  7. Chiudere l’IDE
  8. Avviare esp8266_flasher.exe
  9. Impostare il numero di porta
  10. Caricare il file .bin corretto, che dipende dalle dimensioni della flash a bordo del dispositivo (4MB o 4096 kbyte sull’ESP12, montato su Huzzah Adafruit, NodeMCU Lolin, NodeMCU Amica)
  11. Tenere premuto il tasto FLASH sul dispositivo, premere il tasto reset, rilasciare reset e rilasciare il tasto FLASH: in questo modo il dispositivo si predispone per la riprogrammazione (re-flashing)
  12. Cliccare DOWNLOAD: in realtà non verrà scaricato un file DA internet, ma inviato il firmware al dispositivo
  13. Attendere il completamento dell’operazione.
  14. Riaprire l’IDE di Arduino
  15. Ripetere il punto 11
  16. Caricare sul dispositivo uno sketch di esempio che stampi qualcosa sul monitor seriale

 

Metodo alternativo:

Per flashare il firmware è possibile usare direttamente anche il file eseguibile presente nel pacchetto ESP_Easy (*), che però è un po’ meno intuitivo. Una volta nota la porta a cui è collegato il dispositivo (v. punto 4 sopra) e la memoria disponibile (v. punto 10 sopra), mettere il dispositivo in modalità FLASH (punto 11 sopra), avviare esptool e indicare in sequenza il numero di porta, la dimensione della flash e la versione del fimware, cioè il numero dopo la “R” nel nome del file; ad esempio, ESPEasy_R108_4096.bin è la versione 108 per l’ESP da 4096 kbyte.

Nota: per scoprire quant’è grande la Flash RAM sul dispositivo si potrebbe usare questo comando:

esptool.py flash_id

Ma la cosa richiede di preinstallare e configurare un interprete python, che è una noia e una rogna, sto cercando un modo più semplice e alla portata di tutti.

 

(*) Il file .zip contiene vari file .bin, che sono firmware adatti a moduli ESP con Flash RAM di dimensioni diverse: 512 kbyte, 1924 kbyte, 4096 kbyte; ad esempio, il file ESPEasy_R108_1024.bin è per un ESP da 1024 kbyte (1Mbit); R108 è il numero di “build”, cioè di versione.

 

 

Diario elettrico Ecojumbo 5000 – Aggiornamento su cerchione rotto

Posted in Uncategorized by jumpjack on 13 gennaio 2017

La ditta Vespa di Via Variola, 39, zona Prenestina, ha finito di ripararmi il cerchione: 73,00 euro di manodopera, 60,00 euro di copertone, più una decina di euro spesi da me per ordinare una camera d’aria (il cerchio non è più a tenuta d’aria).

Totale: 143,00 euro.

Però devo ancora verificare se funziona ancora…

Intanto, ho iniziato a rimbalzare di ufficio in ufficio:

Prima sono andato al IV Gruppo Tiburtino della Polizia Roma Capitale a ritirare il verbale dell’incidente; costo: 17,00 euro. (così facciamo cifra tonda, 160,00 euro)

Col verbale, le foto scattate da me e la ricevuta della riparazione sono andato in Via Tiburtina 1163 presso la sede del IV Municipio di Roma, dove mi hanno detto che sarò contattato “tra un mesetto”.

Mentre facevo la fila ho conosciuto una signora che è caduta dentro una buca (a piedi), si è rotta una gamba ed è stata ingessata per 3 mesi; succedeva 5 anni fa, non ha ancora ricevuto il rimborso.

E ho anche letto che una sentenza della Corte di Cassazione stabilisce che se uno si schianta in una buca nel suo percorso abituale non ha diritto a nessun rimborso perchè doveva saperlo che c’era una buca.

Sono sicuro che otterrò migliaia di euro di rimborso entro una settimana. 🙂

Facciamo due dài. 😦

 

Analisi di lampadina led a filamento

Posted in elettricita, hardware by jumpjack on 4 gennaio 2017

L’anno scorso ho comprato una di queste nuovissime lampadine LED a filamento:

led-filamento-lampada-intera

La lampadina è marcata:

  • LIFE
  • 32.920351C 4.4W 40mA
  • 220-240V 50 Hz
  • 3000K 450lm 97

Non ricordo assolutamente dove l’ho comprata, però ho trovato questo link.

Purtroppo si è già bruciata…. così ho deciso di vivisezionarla per SE e QUALE circuito ci può mai essere nel pochissimo spazio dell’impanatura.

Dopo un po’ di frullino…

led-filamento-lampada-segata

e un po’ di lavorio di pinze, ecco il risultato: c’è davvero un minuscolo circuito che riesce, in così poco spazio, a convertire 220V alternati in “pochi” (?) volt continui!

 

led-filamento-circuito

I componenti che ho individuato sono:

  • Un ponte raddrizzatore MB6S, a quanto pare piuttosto comune nelle lampade LED
  • Un driver a corrente costante SM2082B
  • Un condensatore da 400V/4.7uF
  • Una “grossa” resistenza, forse da 1/4 o 1/2W (in realtà l’intero circuio è grosso quanto la punta di un dito)
  • 3 resistenze a montaggio superficiale, quindi a bassissima potenza

Pare che sia un circuito di pessima qualità…

Il datasheet del SM2082B suggerisce questo schema:

led-filamento-circuito

 

Collegamento di un CellLog8S/8m ad Arduino o a ESP8266

Posted in auto elettriche, batterie, hardware, scooter elettrici by jumpjack on 2 gennaio 2017

L’utente pa.hioficr sul forum https://endless-sphere.com/forums/viewtopic.php?f=14&t=20142 ha scoperto che è possibile leggere in tempo reale i dati di log di un CellLog (sia 8S con memoria che 8S senza memoria) semplicemente “agganciandosi” al pin TX dell’Atmel montato sul CellLog.

Questo significa che invece di spendere 40-50 euro per comprare un CellLog8S con memoria e infilarlo nel sottosella per poi aspettare di arrivare a casa per scaricare i dati letti, è in linea di principio possibile collegare al CellLog8M da 15 euro un ESP8266 da 8 euro che tramite Wifi invia dati a uno smartphone che li mostra in tempo reale sullo schermo durante la marcia; probabilmente è anche possibile scrivere un SW che legge i dati da più di un celllog contemporaneamente, sfruttando l’emulatore di porte seriali.

Questo è lo schema elettrico originale dell’autore:

celllog-000

 

Questa è una sua successiva modifica per implementare anche avvio del logging e reset del CellLog:

celllog-001

Di seguito la spiegazione del funzionamento che ho dedotto io dallo schema, inserita anche nella seconda edizione del mio libro “Guida alla costruzione di una batteria al litio per mezzi elettrici”, di imminente pubblicazione:

 

8.1.2. Materiale occorrente
Q1 = 2n3906 o altro PNP
R1 = R4 = R6 = R7 = 220 ohm
R2 = R5 = 330 ohm
R3 = 4700 ohm
U1 = U2 = optocoupler/fotoaccoppiatore a 2 canali, 5V, 8 pin, uscita a fototransistor di tipo NPN (es. Vishay ILD615, Fairchild MCT61, Isocom ISP827,… )
8.1.3. Spiegazione del funzionamento
Il circuito può essere suddiviso in 4 parti: le prime due ricevono dati dal CellLog tramite il primo fotoaccoppiatore e li inviano al microcontrollore esterno; le altre due ricevono invece dati dal microcontrollore e li inviano al CellLog tramite il secondo fotoaccoppiatore.
8.1.3.1. Rilevamento accensione
In Figura 127 è riportata la parte dedicata al rilevamento dell’accensione; notare che nella figura il transistor è stato capovolto rispetto allo schema originale reperito su internet, per renderlo coerente con la notazione standard di avere la corrente che scorre dall’alto verso il basso; inoltre lo schema è stato semplificato e ripulito, per facilitarne la comprensione, lasciando però inalterati i collegamenti e i componenti.
Il microcontrollore (MCU) è programmato per leggere sul pin MCU_CL8.1_DETECT lo stato del CellLog: quando il pin è “basso” (0V), vuol dire che il CellLog è acceso; normalmente questo pin è invece a 5V perché connesso all’alimentazione dell’MCU tramite R5 (che serve a limitare a 15mA la corrente Collettore-Emettitore quando il transistor è in conduzione); quando però il CellLog viene acceso, i suoi 5V arrivano, tramite la resistenza R4 (che limita la corrente a 23 mA) sul pin 4, e mettono in conduzione il fotodiodo 3-4, che mette a sua volta in conduzione il fototransistor 5-6, che mette a massa il pin MCU_CL8.1_DETECT.
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Figura 127 – Rilevamento accensione
8.1.3.2. Lettura dati
Dobbiamo far “riflettere” sul piedino RX del microcontrollore esterno lo stato del pin TX del CellLog, tramite il fotoaccoppiatore; per farlo, usiamo il pin TX del CellLog per controllare la base di un transistor collegato all’ingresso del fotoaccoppiatore; il transistor serve a far sì che basti prelevare dal CellLog una piccolissima corrente (1 mA grazie a R3 da 4300 ohm) per attivare il fotodiodo, che richiede invece alcune decine di mA; in pratica è un transistor di disaccoppiamento, che cioè rende indipendenti gli assorbimenti di corrente di CellLog e fotoaccoppiatore.
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Figura 128 – Circuito TX-RX con transistor PNP o NPN
Il progettista ha scelto di usare un transistor di tipo PNP, che viene acceso da una tensione di base negativa rispetto all’emettitore; l’emettitore va quindi collegato stabilmente alla tensione di alimentazione 5V, in modo che il transistor entri in conduzione quando TX va a 0V. Quando questo accade, succederà quanto segue, in sequenza:
1. Q1 si accenderà
2. Passerà una corrente nel fotodiodo 1-2
3. Si accenderà il fototransistor 7-8
Dobbiamo ora fare in modo che tutto ciò risulti in una tensione di 0V sul piedino RX del microcontrollore esterno, corrispondente al piedino 8 del primo fotoaccoppiatore, che è il collettore del fototransistor di uscita; per farlo, dobbiamo fare in modo che il piedino 8 si trovi normalmente a 5V, e venga portato a 0V solo quando si accende il fototransistor 7-8; bisogna quindi tenere il pin 8 costantemente collegato ai 5V del microcontrollore esterno, e il pin 7 alla sua massa; in questo modo, l’accensione del fototransistor 7-8, che avviene quando TX del CellLog va a 0, collegherà il pin 8 a massa tramite il 7, cioè metterà RX del microcontrollore esrerno a 0, riflettendo così esattamente lo stato del pin TX del CellLog.
Se non dovessimo avere disponibile un transistor PNP ma solo un NPN, occorrerà invertire la logica del circuito.
8.1.3.3. Reset
Il “cervello” del CellLog, un microcontrollore ATMEL, è dotato di un piedino di reset, che possiamo controllare tramite il nostro microcontrollore esterno; per farlo, al pin di reset colleghiamo il collettore del fototransistor 5-6 del secondo fotoaccoppiatore (pin 5); controlliamo questo fototransistor tramite il rispettivo fotodiodo 3-4, collegato al pin MCU_CL8.1_RESET del nostro microcontrollore esterno; basterà quindi mettere alto questo pin per mettere in conduzione il fotodiodo e il fototransistor e quindi resettare il CellLog.
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8.1.3.4. Avvio log
Per far partire il logging è necessario premere per 3 secondi il pulsante 2 del CellLog (SW2); possiamo farlo fare al nostro microcontrollore esterno collegando l’interruttore in parallelo a un’uscita del secondo fotoaccoppiatore: quando sull’ingresso ci sarà una tensione di 5V (impostata via software), il fototransistor di uscita entrerà in conduzione chiudendo l’interruttore e avviando così il logging.

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