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Diario elettrico GreenGo icaro – 3 agosto 2018 – Modifiche elettriche

Posted in Diario elettrico GreenGo Icaro by jumpjack on 4 agosto 2018

Oggi ho avuto modo di esaminare l’elettronica del cruscotto, per l’esattezza i vari collegamenti dietro alla pulsantiera del cambio.

Controllo volume

L’obiettivo era verificare la fattibilità di separare il controllo del volume dal controllo delle marce, visto che è inverosimile rischiare di mettere in folle per sbaglio mentre si alza il volume della radio.

Risposta breve: sì, è fattibile.

Inizialmente sembrava una cosa complicatissima, perchè questo è quello che c’è dietro a quei 3 pulsanti:

encoder (1)

Non capisco il perchè di tutta questa circuiteria, comunque quello che conta è il gruppetto di 6 pin a destra: è completamente indipendente dal resto del circuito, e fa capo all’encoder con interruttore, cioè la manopola che si usa per accendere la radio e cambiare il volume; quindi bastano 6 fili per spostare il “pericoloso” volume in un posto più sicuro: per esempio, al posto della terza manopola, accanto alle due di areazione e riscaldamento, che di serie nella Icaro A1 è inutilizzata.

Ora devo cercare di capire se quell’ “affare” è effettivamente un “encoder”, e come si usa.

Possibile che sia questo?

71to2bx8xkzl-_sl1200_

Se è lui, come identifico i pin CLK, DT e SW su quello della Icaro? Avranno posizionamento standard?

 

 

L’antenna

Continuando l’esame dei fili, ho  fatto un’altra scoperta:

Queste erano le drammatiche condizioni del connettore dell’antenna della radio! Ecco spiegato perchè prendeva tre stazioni e pure male! Il collegamento tra calza del cavo e involucro del connettore è completamente tranciato! Guida d’onda aperta, onde radio che se ne vanno a spasso invece di entrare nella radio!

Ma quello che è più strano è che, a vederlo, questo connettore era fatto male pure quando era sano, con solo una misera linguetta a unire la calza al connettore: rotta  o non rotta, interrompe la guida d’onda, e l’antenna diventa completamente inutile!

Il venditore mi ha regalato un’antenna esterna come questa. Notare la profonda differenza del connettore, che è un tutt’uno col cavo!

Adesso la radio prende stazioni che nemmeno sapevo esistessero! 🙂 ne prende una ogni 0.10 MHz

E sono anche riuscito a trovare un punto dove fissare l’antenna… talmente perfetto che probabilmente è fatto apposta: sui montanti anteriori, alla congiunzione col cofano, ci sono due coperchietti di plastica, fermati da una vite nascosta sotto al cofano; bè, la vite stessa può essere usate per fissare l’antenna, togliendo la vite con cui essa viene fornita; il filo si fa passare sotto al coperchietto di plastica (da cui bisogna però segare via una piccola tacca per non incidere il cavo, ed è fatta:

 

Connettore misterioso

Ma l’esame dell’impianto elettrico continua: rimontando i connettori, che sono tutti diversi e quindi non c’è rischio vengono scambiati… mi sono accorto che invece due sono identici! Doh! Però per  fortuna sopra c’è una targetta: “Gear” è il cambio; e “Mode switch” a che diavolo serve?? Un connettore “segreto” di servizio per accedere alla configurazione della macchina.

Può darsi… ma collegarlo non è stato sufficiente, e premere a vanvera i tasti del cambio nemmeno: ci sarà sicuramente anche una combinazione segreta dei tasti…. Infami!

 

SD card con mappe

Ultima scoperta: la SD Card nel navigatore.

Sostituire il navigatore semi-funzionante con uno funzionante era l’obiettivo principale di tutto lo smontaggio… ma non ho potuto portarlo a termine perchè ANCHE questo navigatore ha connessioni diverse! ALCUNE sono uguali, ma non tutte… quindi nisba, non ho potuto collegarlo.

PERO’ per puro caso sono riuscito a scovare la microSD card di cui a volte il navigatore lamenta la mancanza o malfunzionamento, nascosta DIETRO al navigatore, sul bordo, quasi invisibile; mentre invece in quello nuovo che mi hanno dato non c’è. Mah? Comunque ho approfittato per fare un backup delle mappe, non si sa mai.

 

 

Bocchette di areazione

Un’ultima osservazione non riguarda l’impianto elettrico ma le bocchette di areazione… che diventeranno parte dell’impianto elettrico quando ci metterò dentro delle ventole aggiuntive; beh’, ho scoperto che la griglia di cui sono dotate posteriormente non solo è flessibile abbastanza da poter alloggiare anche potenti ventole spesse 20mm (che arrivano a 50 m3/h invece dei 9 di quelle da 10mm che ho comprato…), ma secondo me la griglia può tranquillamente essere rimossa senza danneggiare esteriormente le bocchette; anzi, non capisco proprio cosa ci stia a fare… come non capisco cosa ci stavano a fare i riduttori di flusso dietro alle bocchette. Boh, misterio dell’areazione-logia, io tolgo tutto e ci piazzo 4 ventole. 🙂

 

Tensioni di massima e minima carica batterie al litio

Posted in batterie by jumpjack on 28 luglio 2018

Ho trovato in rete dell’insolito e inaspettato materiale che mi ha permesso di aggiornare un vecchio post sulle tensioni tipiche di cella; “insolito e inaspettato” perchè il materiale è frutto di esperimenti dannosi e pericolosi effettuati su celle al litio, caricandole e scaricandole oltre le soglie-limite. Soglie che peraltro sono molto discusse in rete, e apparentemente soggettive.

Questi esperimenti oltre-limite sembrano finalmente gettare un po’ di luce sulla faccenda.

La fonte dei grafici originale è https://www.powerstream.com/lithium-phosphate-charge-voltage.htm , ma non il linko il sito perchè contiene informazioni pericolose.

LiFePO4

Nel primo grafico (LiFePO4) si vede che caricare una cella a 3.1V (curva in basso a sinistra) comporta un incremento minimo di energia (4-5%), quindi si può supporre che 3.0V sia ragionevolmente la tensione minima oltre la quale è inutile  scendere, per non danneggiare la cella; analogamente, caricando oltre i 4.16V “tipici”, si ha un incremento minimo di carica, ma si stressa la cella riducendone la vita utile.

Per una cella LiFePO4, quindi, l’intervallo di sicurezza (Safe Operating Area) può essere individuato fra 3.0 e 3.25V.

 

li-ion/LiPO/LiCoO2/NCM/NMC

Da osservazioni analoghe sul secondo grafico si può dedurre che per le li-ion/LiPO/LiCoO2/NCM l’intervallo di sicurezza (Safe Operating Area) può essere individuato fra 3.4V e 4.16V; notare che questo secondo tipo di cella è molto più sensibile alle tensioni errate, che possono portare a incendi ed esplosioni.

In caso di carico

Tutti questi valori sono validi in assenza di carico; con un carico applicato, bisogna tener conto che più alta è la corrente erogata, maggiore è l’abbassamento di tensione, che quindi può scendere sotto la soglia di sicurezza anche se a riposo la tensione ben più alta; utilizzare quindi la cella solo finchè a riposo si trova nella SOA garantisce che, anche sotto carico, la tensione non scenda sotto i livelli critici.

 

Tabella delle tensioni

Segue una tabella coi valori dedotti, oltre che dai suddetti grafici, anche da altre fonti:

Tensione
danneggiamento
Tensione
minima utile
Tensione nominale Tensione
batteria
carica
Tensione
di ricarica
Li-Ion/LiPo 3,0 3,4 3,6 4,16 4,20
NMC/NCM 3,0 3,4 3,7 4,16 4,20
LiFePO4 2,8 3,0 3,3 3,6 3,65

Da notare che:

  • li-ion/LiPO e NMC/NCM usano chimica simile a base di cobalto, quindi hanno all’incirca le stesse tensioni, ma le NCM/NMC sono intrinsecamente più sicure perchè vanno più difficilmente in fuga termica (incendio o esplosione) in caso di abuso, rispetto alle LiPO.
  • La tensione di ricarica NON coincide con la tensione di batteria carica: dopo la fine della carica, infatti, la tensione si abbassa di qualche puto decimale anche senza essere usata, assestandosi sulla tensione nominale.

Hex editors con evidenziazione sintassi

Posted in Uncategorized by jumpjack on 22 luglio 2018

Flex Hex

http://www.flexhex.com/product/features.phtml

Permette di:

  • Definire strutture complesse di dati tramite costrutti in linguaggio C, anche di dimensioni variabili a seconda di valolri nel file
  • Effettuare ricerche multiple contemporanee con risultati multipli
  • Evidenziare intervalli
  • Evidenziare pattern
  • Definire segnalibri
  • Salvare e ricaricare da file le suddette definizioni

 

FRHED

Ne esistono almeno tre varianti diverse, indipendenti e ferme in vari stadi di sviluppo:

  • SourceForce (kimmov)- Ultimo aggiornamento: 2009
  • GITHUB (alistairmcmillan)- Ultimo aggiornamento: 2012
  • Bitbucket (jtuc)- Ultimo aggiornamento: giugno 2018

Il programma è stato creato nel 1998. Sembra che dal 2008 sia stato incluso dentro a Winmerge, che si trova su BitBucket. Però WinMerge è presente anche su SourceForge, dove la versione stabile più recente sembrerebbe essere la 2.14.0 del 2013, mentre quella in lavorazione è del 2018. Nella versione del 2013 però Frhed non c’è, e il changelog dice che è stato rimosso dalla GUI nel 2009.

Nella maggior parte delle distribuzioni manca il file di esempio che definisce le struttre/template/pattern identificate dal programma, sample.tpl , ma si tratta di un semplice file di  testo che contiene queste tre righe:

BYTE filetype
WORD version
DWORD filelength

La prima parola indica quanti byte accorpare, la seconda indica il nome dato a quell’accorpamento.

Altri valori possibili sono solo “float” e “double”, quindi complessivamente le parole chiave possibili, con la rispettiva lunghezza in byte, sono:

  • BYTE  – 1
  • WORD – 2
  • DWORD – 4
  • float – ???
  • double – ???

 

Sembra che le uniche versioni compilate per Windows disponibili per download siano quelle su soruceforge, la cui ultima è la 1.6.0 del 2009 (o una 1.7.1 definita “instabile”):

http://frhed.sourceforge.net/en/

Richiesta di chiarimento

 

 

WxMEdit

https://wxmedit.github.io/downloads.html (3.1, anno ignoto)

https://sourceforge.net/projects/wxmedit/ (3.1, 2016)

 

 

 

WxHexEditor

https://github.com/EUA/wxHexEditor

I  template/pattern/structure vengono chiamati “tags”.

E’ piuttosto acerbo e con diversi bug, ma evidenzia correttamente le tag e mostra in un unico pannello le posizioni (cliccabili) di tutte le ripetizioni dei risultati di ricerca (ma non delle tag…)

 

Preon

https://github.com/preon/preon

(da compilare)

 

 

Kaitai Struct

http://kaitai.io/

 

Hex Editor Neo

https://freehexeditorneo.com/

 

 

Binary Viewer

http://www.proxoft.com/binaryViewer.aspx

Chiama i pattern “hexadecimal sequences”, stanno nella finestra di dialogo della ricerca.

 

Hexinator

(già noto come “Synalyze It!”, nato inizialmente su Macintosh, forse a pagamento)

https://hexinator.com/

 

Signatures database

https://www.filesignatures.net/index.php?search=jpg&mode=EXT

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Esperimenti di stereofotogrammetria da immagini fisheye

Posted in varie by jumpjack on 20 luglio 2018

Programmi di conversione fisheye da provare:

Teoria:

http://michel.thoby.free.fr/Fisheye_history_short/Projections/Various_lens_projection.html

 

Programmi di stereofotogrammetria:

  • VisualSFM
  • Insight3d
  • Regard3d
  • 3dF Zephyr

 

 


Conversione da Fisheye a Equirectangular per visione a 360 tramite Cardboarddi immagine creata con telecamera panoramica a 235° tipo questa (in sostituzione di software XDV360, che schiaccia troppo le immagini a 235° perchè forse predisposto solo per 180°) .

Script in linguaggio “PTstitcher“, chiamato da script batch dome2rect in pacchetto dome2rect:

o f5 v235 r180 y0 p90
p f4 w4096 h2048 v360
m i2


Sorgente (4096×4096):

  • Formato circular fisheye
  • FOV=235°
  • Rotazione orizzontale di 180° (=capovolta)
  • “Picchiata” di 90° rispetto allo Zenit (quindi altezza 0°)

Desintazione:

  • Formato equirectagular
  • FOV=360°
  • Larghzza 4096
  • Altezza 2048


Parametri:
#####################
# ‘o’ = Source Image Attributes
#
# ‘o’ Attributes:
# f0 = projection mode 0 = rectilinear
# f3 = projection mode 3 = equidistant fisheye
# f4 = projection mode 4 = equirectagular
# f5 = projection mode 5 = circular fisheye
# f10 = projection mode 10 = equisolid fisheye

# r-10 = roll the image -10 degrees (left)
# y22 = yaw the image 22 degrees
# p45 = pitch the image 45 degrees

#####################
# ‘p’ = Destination Image Attributes
#
# ‘p’ Attributes:
# C0,960,420,960 = Crop Dimensions left,right,top,bottom
# f0 = projection mode 0 = rectilinear
# f1 = projection mode 1 = cylindrical
# f2 = projection mode 2 = equirectagular/latlong
# f3 = projection mode 3 = fullframe fisheye

# w1920 = destination width 1920 px
# h1080 = destination height 1080 px
# v90 = horizontal field of view = 90 degrees


	

Wallbox (colonnina di ricarica domestica)

Posted in auto elettriche, minicar elettriche, scooter elettrici by jumpjack on 2 giugno 2018

Una “wallbox”, o “colonnia di ricarica domestica” come quella nella foto, è un’ “apparecchiatura” del costo di 500-1000 euro che serve a collegare l’auto elettrica all’impianto di casa, per la ricarica della batteria.

In realtà, si tratta sostanzialmente di una specie di truffa: una wallbox, fondamentalmente, è una scatola di plastica (costo industriale: 5 euro di materiale) che contiene una presa (costo industriale: 5 euro) e un salvavita (costo tipico: 20-30 euro). Come si arriva da 40 euro di costo a 1000 euro di prezzo?

Un vero mistero.

C’è chi dice che la wallbox è migliore perchè ha il telecontrollo, il misuratore di consumi, il regolatore di potenza di carica, e questo e quell’altro…. Si vabbè, ma se a me tutte queste cose non mi interessano??? Voglio solo una presa di corrente dove attaccare la macchina! E non posso usare una presa domestica standard, sennò dopo 10 ricariche si cuoce, si squaglia e va tutto a fuoco; e anche con una Schuko non va molto meglio.

Quindi, che fare?

Cercare, cercare, cercare per anni in ferramenta vari… finchè ti imbatti finalmente in questa cosa da 20 euro!

  • Numero di serie del produttore (Rosi): RS6411
  • Codice a barre: 8050040700240
  • Riferimento Leroy Merlin: 35511714

Largo 108×205 mm e profondo 85mm, questo semplice scatolotto da due soldi ha tutto quello che mi serve per diventare la mia wallbox per esterni:

Spazio per salvavita ed eventuali future espansioni (contatore, telecontrollo, ecc..):

 

Resistenza alle intemperie:

Ampio spazio interno per tutti i miei eventuali futuri accrocchi 🙂 :

 

Lo scatolotto  viene venduto con preinstallata un’inutile presa industriale:

Ma qui viene il bello: lo scatolotto è predisposto per montarci una varietà di prese a piacere, grazie alla pre-foratura:

 

Così, ho potuto tranquillamente togliere la presa industriale e mettere una SCAME LIBERA 200.01663  per ricarica di mezzi elettrici leggeri (220V/16A/3kW):

 

La pre-foratura multipla è importante perchè le viti della Scame hanno passo 73×56 mm, mentre il passo della presa industriale era 60×60 mm, e non c’è nemmeno uno standard perchè ci sono prese con passo 60×50, altre 70×60,… Dimensioni ufficiali SCAME LIBERA 200.01663:

E, a proposito di dimensioni ufficiali, ho scoperto che dal sito SCAME è possibile scaricarsi i modelli 3d delle varie spine e prese!

Per esempio, volete sapere di preciso com’è fatta una spina SCAME LIBERA da cavo? Basta cliccare sul link in fondo a questa pagina, “disegno tecnico (STP)“. Il formato .stp (STEP) è un formato professionale per i modelli 3d, basato su primitive geometriche (cerchi, linee,…), piuttosto che su una “geometria fissa a facce triangolari”, usata nel formato .STL o .OBJ comunemente usato per stampare oggetti in 3d; la differenza è in sostanza la stessa che c’è tra un’immagine vettoriale e una bitmap: un file step e un’immagine vettoriale possono essere ridimensionate a piacimento senza mai perdere definizione, mentre un file step o un’immagine bitmap “sgranano” ingrandendo o perdono risoluzione rimpicciolendo.

Per convertire da un formato all’altro si può usare il programma gratuito FreeCad, che supporta decine e decine di formati.

Purtroppo sul sito SCAME ci sono i modelli di tutto… tranne le prese da cavo Mennekes Tipo 2! Probabilmente per motivi di copyright, visto che Scame e Mennekes sono ditte concorrenti. Ci sono però i modelli delle prese  Mennekes Tipo 2 da incasso, dalle quali forse  si può riuscire a ricavare anche il modello della presa volante.

In realtà non sono modelli molto precisi per quanto riguarda l’interno; probabilmente hanno solo lo scopo di mostrare ingombri e forma esterna; però, mettendo insieme i vari modelli disponibili per il download, forse si può riuscire a ricostruire anche l’interno di una presa Mennekes, in modo da potersela stampare per 10 euro invece che comprare per 100 euro.

Resta però ancora il problema di  dove trovare i pin-femmina da montarci dentro. Di pin di potenza ce ne sono vari su RS-Components, ma devo ancora capire quali sarebbero quelli giusti. Il fatto che ora sia possibile anche scaricarne il modello 3d potrebbe forse aiutare meglio dei datasheet.

 

Altra possibilità per il Wallbix fatto in casa è questo quadro simile, ma con chiusura “a manopola” che forse può diventare anche “a chiave”, chissà; costa anche questo meno di 20 euro:

Riferimento Leoroy Merlin: 35511714

 

Se serve più di una presa, c’è questo:

Essendo venduto senza nessuna presa, costa persino di meno! 16,50 invece che 18,50 (addirittura 14,70 da Bricoman).

Riferimento Leoroy Merlin: 35511560

Dimensioni:  L 125 x H 495 x P 107 mm

 

Attenzione perchè prendendolo invece con già montate 3 prese industriali (inutili), un differenziale, un cavo e una spina industriale (inutile), il prezzo lievita a 85 euro!

 

Altro:

Quanto segue è riportato solo a scopo indicativo; si raccomanda di far effettuare l’installazione a un elettricista qualificato; un impianto elettrico  destinato a veicolare 2-3 kW per 8-10 ore al giorno, se non realizzato a regola d’arte può causare danni a cose e/o persone (incendi, elettrocuzione, danneggiamento veicolo,…)

Quanto sopra è riportato solo a scopo indicativo; si raccomanda di far effettuare l’installazione a un elettricista qualificato.

Diario Elettrico GreenGo ICaro – 27/5/2018, ricarica Fast

Posted in Diario elettrico GreenGo Icaro, minicar elettriche by jumpjack on 28 maggio 2018

L’altro giorno ho provato per la prima volta a ricaricare da una delle nuove colonnine “Fastcharge” di EnelX, usando la nuova tessera EnelX. Tutto ok.

Anche se il CB della Icaro è solo da 2.3 kW, “ovviamente” non c’è nessun problema a caricare da una colonnina Fastcharge (che può erogare da 20kW a 300 kW! Questa in particolare, fino a 43 kW), solo che in realtà non è poi così “ovvio” per chi non sa niente di corrente, tensione e ampere; e siccome non è che si possa fare un esame di elettrotecnica per poter prendere la patente, sarà meglio che sulle colonnine scrivano chiaramente questa cosa!

Vi immaginate il contadino che va a caricare il suo trattore elettrico alla colonnina Fast, sa che il suo trattore si ricarica a 2.3 kW e vede sulla colonnina scritto 43 kW? Pensate che caricherebbe, o che penserebbe che il trattore scoppierebbe? 🙂

Da segnalare a ENELX.

Da segnalare anche di fare un po’ più lunghi i cavi, perché le colonnine hanno sempre 2-3 postazioni di ricarica, quindi si tende a parcheggiare di muso, non di fianco come dal benzinaio, e mettersi a fare manovre strane per avvicinarsi a retromarcia non è “da tutti”… Quindi, sempre nell’ottica della “ricarica per tutti”, meglio fare i cavi ben più lunghi, o le postazioni di ricarica adatte a parcheggiare di fianco invece che a spina o a pettine.

 

Qualche foto:

 

Connettore Combo CCS per ricarica in continua:

 

Le “icone” sui tre connettori: CHAdeMO e CCS nella prima foto (ricarica in corrente continua – DC), Mennekes/Type2 nella seconda (ricarica in corrente alternata – AC)

Questa la dedico al simpaticone che ha parcheggiato proprio lì anche se accanto c’erano 85 posti liberi, così la prossima volta impara:

 

E questa è la strana “situazione” in cui ho fatto la ricarica: l’aria era così densa di umidità (un’afa pazzesca) che si è addirittura formato l’arcobaleno! Un raro arcobaleno completo, circolare!

Non è un effetto di riflesso sull’obiettivo della telecamera, si vedeva a occhio nudo (e molto meglio che in  foto).

Studio su batterie dei cellulari

Posted in batterie by jumpjack on 19 maggio 2018

Ho scoperto un’interessante app che permette di caratterizzare bene il processo di carica e scarica della batteria di un cellulare, loggando lo stato di carica in percentuale e il valore effettivo di tensione; comparando i due valori in un grafico, è possibile scoprire quanto viene sfruttata la batteria del proprio cellulare.

E’ importante saperlo, perché le batterie al litio sono delicate, e se vengono sfruttate troppo, vedono accorciare parecchio la propria vita in termini di cicli di ricarica possibile. Le batterie al litio hanno infatti una curva di carica molto costante nella parte centrale (tra 15% e 95%) ma molto ripida all’inizio e alla fine; questo vuol dire che nel primo 15% la tensione può variare tra 3.4 e 3.8 (0.4V), e nell’ultimo 5% tra 3.9 e 4.25 (0.35V), mentre fra tra 3.8 e 3.9 è contenuto l’80 % della carica:

E’ però importante che la batteria NON venga usata nella zona sotto al “ginocchio”, quando la tensione cala sensibilmente, perché scendere sotto i 3.0 volt significa rovinarla, ma per passare da 3.8 a 3.0 basta un 5% di scarica.

 

Ho registrato un paio di cellulari, un vecchio Huawei e un Samsung S7.

Avevo iniziato a caricare l’S7 con ricarica lenta, poi per sbaglio l’ho attaccato alla ricarica veloce, quindi è  venuto fuori un grafico “scomposto”, però anche interessante perché mostra che in ricarica rapida appena si collega la batteria la tensione sale subito parecchio. Comunque cercherò di fare ricariche separate.

Intanto qui si può vedere che la gestione della batteria è preoccupante: quando il cellulare segnava 8%, la batteria era ben sotto il ginocchio, a 3.6V.

Per ‘Huawei Ascend 510 la curva di ricarica è questa:

La differenza è davvero notevole: quando il display segnava 5%, la batteria era ancora a 3.8V! Un’ottima gestione della batteria, al contrario dell’S7.

Ho poi provato a riscaricare l’S7, ma per fare prima, arrivato al 20%, ho avuto la bella idea di attaccare un “alto consumo”, attivando un’app di realtà aumentata. Grosso errore, sono sceso sotto 3.5! Quindi ho deciso di interrompere il logging al 20%.

Ho poi rimesso in ricarica veloce, ottenendo questo:

Quest’ultimo  grafico rappresenta la stessa situazione del primo, ma graficata in un altro modo: anziché  tracciare la tensione rispetto alla percentuale, ho  tracciato la percentuale rispetto al tempo:

Si nota chiaramente la diversa pendenza delle due curve, che rappresenta appunto la velocità di carica. Dalle 19:12 alle 20:24 avevo interrotto la ricarica; nell’altro grafico non si vede il “buco” perché il tempo non è presente.

Dettagli tencici sulle batterie al litio-NMC 811 ad alta capacità

Posted in auto elettriche, batterie by jumpjack on 9 maggio 2018

Potrebbero essere le batterie del 2020, quelle che consentirebbero di superare la soglia dei 500 km di autonomia, ma per ora sono ancora solo in laboratorio:

https://researchinterfaces.com/know-next-generation-nmc-811-cathode/

Sembra che siano un po’ meno “stabili” (cioè meno sicure) delle attuali, che sono NMC-433 e sono montate su auto come la nuova Leaf e la BMW i3, perchè più sensibili alle alte temperature.

Tuttavia, NON sono peggio delle NCA usate per anni dalla Tesla sulla “S”.

 

Diario elettrico GreenGo Icaro – 24/4/2018: upgrade impianto di areazione

Posted in minicar elettriche by jumpjack on 24 aprile 2018

L’impianto di aerazione della Icaro ha un difetto di progettazione per cui prevede soltanto il ricircolo dell’aria dell’abitacolo; questo impedisce ovviamente un corretto sbrinamento del parabrezza. Per ovviare all’inconveniente, ho creato una nuova presa d’aria praticando dei fori che mettono in comunicazione l’abitacolo col vano motore, che è aperto sul fondo verso l’esterno:

 

Ho poi collegato questa presa d’aria alla ventola interna (da 8 cm di diametro) utilizzando un tubo (per il momento di cartone);  tale tubo è stato progettato effettuando la scansione 3D della zona interessata (scattando una trentina di foto da varie angolazioni tramite un normale telefono, per poi ricostruire il modello 3D mediante il programma 3D Zephyr).

 

 

Fatto questo, ho importato il modello in SketchUp:

In Sketchup ho costruito a mano il tubo di raccordo:

Prima versione del tubo, a sezione circolare

Prima versione del tubo, a sezione circolare; in seguito, per semplicità costruttiva, l’ho fatto a sezione rettangolare.

Il risultato è il seguente:

 

Un apposito plugin (Unwrap and flatten) “spiana” automaticamente facce adiacenti; separando i quattro lati del tubo e i due anelli del raccordo circolere si ottiene quanto segue:

Stampando queste figure in modo che i segmenti di riferimento abbiano le dimensioni la lunghezza corretta (5 cm) si otterranno 6 strisce di cartone che incollate insieme daranno origine al tubo che ha la forma esatta necessaria per andare a toccare il punto del telaio che confina col vano motore; a quel punto sarà possibile praticare effettivamente i fori in corrispondenza del punto esatto in cui arriva il tubo.

 

Da notare che, come prevedibile, dopo una sola giornata di utilizzo il tubo si è staccato da ventola e presa d’aria, cui l’avevo attaccato provvisoriamente con nastro isolante, che notoriamente deve essere assolutamente evitato in qualunque applicazione automotive, dal momento che col caldo la colla si scioglie e si stacca tutto. Infatti oggi quando sono salito in macchina e c’erano 30 gradi, è bastato toccare il tubo per staccarlo.

I test però hanno funzionato: lo sbrinamento del vetro tramite ventola ora è possibile. Prima era semplicemente impossibile, era indispensabile tenere i finestrini aperti.

Adesso che so che il principio funziona cercherò di stampare in 3d due adattatori per la ventola e per la presa d’aria, per poi unirlo tramite un generico tubo flessibile di plastica. Per ora ne ho trovato uno a 25 euro, che è un prezzo ridicolo; continuerò a cercare…

In realtà vorrei poter stampare anche il tubo, per inserirci un “deviatore” per passare da ricircolo ad aria esterna, ma penso che la stampa verrebbe a costare troppo, non avendo una stampante mia.

Da verificare.


Da notare, poi, che le bocchette di areazione dei finestrini laterali sono  facilmente smontabili, mostrando un piccolo spazio vuoto che potrebbe ospitare una ventolina 50x50x10mm,  che potrebbe potenziare il getto d’aria (fino a 23 m3/h).

La ventola principale, invece, è una assiale con ingresso 80×80 e uscita 60×120: potrebbe essere possibile sostituirla con due ventole “classiche” 60×60, ognuna delle quali in grado di movimentare 100 m3 d’aria l’ora.

 

 

Diario elettrico greengo Icaro: 19/4/2018, sbrinamento del parabrezza

Posted in Uncategorized by jumpjack on 19 aprile 2018

Sembra che la mia Icaro A1 abbia dei problemi con lo sbrinamento del parabrezza appannato: ho scoperto che probabilmente la causa è la mancanza di una presa d’aria esterna nell’impianto d’areazione, cioè in pratica in questo mezzo il sistema di aerazione ha soltanto il ricircolo,perché la ventola che soffia sul parabrezza pesca aria solo da sotto al cruscotto.

Dentro al vano motore,a sinistra e a destra,ci sono due buchi dai quali pensavo di poter far entrare l’aria nell’abitacolo, perché anche dentro all’abitacolo stesso, a sinistra e a destra, ci sono due buchi laterali. Però, mettendo dentro a uno dei buchi esterni il tubo dell’aspirapolvere impostanto su soffiante, dal buco dentro all’abitacolo non esce aria,quindi i buchi non sono passanti.

Ho quindi esaminato più a fondo il vano motore e ho trovato un punto in cui è possibile aprire un foro di areazione per far entrare aria esterna dentro l’abitacolo e farla arrivare alla ventola.

All’interno questo spazio corrisponde a un punto tra il pedale del freno e la ventola. Inizialmente pensavo di fare un grosso buco col frullino, ma lo spazio per lavorare nel cofano è poco, e comunque le scintille andrebbero in giro dappertutto lasciando particelle metalliche in giro per gli apparati elettronici, cosa che non è consigliabile. Usare il frullino dentro l’abitacolo con la moquette è ancora peggio, quindi ho optato per un’altra soluzione cioè il trapano: ho quindi fatto una serie di buchi tipo quelli che si fanno davanti a un altoparlante, in modo che sommandosi insieme forniscano una portata d’aria abbastanza grande.

In realtà ho dovuto farli un po’ più in basso rispetto all’area indicata nella foto, perché quella zona risulta troppo inclinata, per cui il trapano scivolava, mentre nella parte più in basso è possibile tenere il trapano perpendicolare alla superficie del telaio e quindi effettuare correttamente i buchi.

Ecco i buchi visti dall’interno in due foto senza flash e con flash:

Il cavo che si vede è quello dell’acceleratore, ma è molto più lontano dai buchi di quello che sembra nella foto: almeno 10 cm.

Da fuori:

A questo punto dovrebbe bastare creare (con cartapesta, vetroresina o altro) un tubo di collegamento tra la ventola,che è distante solo 20 cm,e questa nuova presa d’aria,per fare in modo che sul parabrezza arrivi aria esterna riuscendo così a sbrinarlo.

Oppure potrebbe persino bastare il fatto che la presa d’aria è così vicina, per far entrare un po’ di aria esterna nella ventola; prima di cercare di costruire il tubo farò quindi qualche prova per un paio di giorni senza.