Jumping Jack Flash weblog

Presepe meccanico – Puntata 9: il fornaio

Posted in Uncategorized by jumpjack on 18 gennaio 2020

L’ispirazione per questo automa è venuta da questa strana volpe fornaia intenta a preparare la piazza…

https://grabcad.com/library/baker-fox-wooden-toy-1

Anche se ovviamente non adatto così com’è a essere inserito in un presepe, l’automa offre un’idea interessante, e sembra anche facile da realizzare…. ma come al solito SEMBRA soltanto!

Vediamo che ha due soli gradi di libertà: busto/gambe e busto/spalla. E poi c’è “solo una camma”.

Purtroppo però la camma nasconde una “fregatura meccanica”, ma è difficile vederla anche in questo spaccato:

Una camma è un semplice eccentrico, cioè un cerchio o un ellissoide che ruota intorno a un punto che non è il suo centro.

Ma qui non abbiamo una camma semplice: la camma, il cerchio scuro attaccata alla manovella, in realtà ruota all’interno di una cornice ottagonale (più chiara) a cui è attaccato un fil di ferro che muove l’automa.

Purtroppo, un meccanismo del genere causerebbe un enorme attrito lungo tutto il bordo esterno della camma, per non parlare della difficoltà di mantenere il cerchio dentro la grossa asola ottagonale. Meglio quindi sostituire la coppia camma+esagono con una manovella standard, come già usata nell’automa dei polli. Però poi resta il problema del fil di ferro: sto cercando di fare automi riproducibili da chiunque, senza postproduzione eccessiva dopo la stampa, e tagliare e piegare il fil di ferro esattamente nella misura giusta non è lavoro per tutti. Potrei mettere una “chiave inglese” come fatto per i polli, ma sarebbe grossa e brutta, come anche il perno che uscirebbe dal posteriore del fornaio per agganciarsi alla biella a chiave inglese!

Così, ho deciso di rivoluzionare completamente il meccanismo. Ma ho dovuto prima progettarlo a tavolino, e trattandosi di un movimento su un piano, quindi in 2d, ho pensato di usare Algodoo, un programma che sembra uno strano giochino, ma che in realtà permette di realizzare simulazioni di fisica piuttosto complesse, anche se solo in 2d. Un tempo a pagamento mentre la sua contoparte Phun era gratis, è ora diventato anch’esso gratuito, mentre l’engine a pagamento, per usi professionali, si è “trasferito” su Algoryx Momentum, che realizza anche simulazioni 3d.

In Meshmixer, che ho usato per realizzare il “pupazzo animabile universale”, ho preso uno screenshot laterale della bozza di automa in costruzione, dopodichè l’ho importato in Algodoo (bisogna creare un rettangolo delle esatte dimensioni delle immagini, anche se sono espresse in metri invece che in pixel poi cliccare col destro, scegliere APPEARANCE e FIND TEXTURE per caricare l’immagine), e poi ho disegnato i vari pezzi di automa, sovrapponendoli all’immagine:

Ho poi aggiunto i vari  giunti,  mobili o fissi a seconda se devono fungere da perni o da chiodi, poi ho assegnato un “layer di collisione” diverso ai pezzi che NON devono interagire, e uguale a quelli che devono invece manifestare uan reazione vincolare, poi ho avviato l’animazione e…

Ho dovuto ovviamente giocare un po’ con lunghezza della biella, dimensioni degli ingranaggi, posizioni dei perni (motivo per cui ho usato questo simulatore invece di stampare decine di pezzi a caso), finchè ho ottenuto un risultato abbastanza accettabile.

Anche se l’automa è attivato a manovella, gli ingranaggi sono necessari per un’eventuale futura motorizzazione.

Notare come la biella non è incernierata in modo fisso sul perno di rotazione centrale, perchè il mattarello deve muoversi orizzontalmente mentre la biella, ruotando, descrive un arco: se fosse incernierata sul perno centrale, il mattarello si alzerebbe, mentre invece così il peso (seppur poco) del mattarello e dell’automa ad esso appoggiato lo tengono attaccato al tavolo, mentre è la biella ad “assorbire” il movimento longitudinale, scorrendo lungo il perno oltre a ruotare intorno ad esso.

A rendere possibile la roto-traslazione della biella è il perno della ruota, che trasforma il suo movimento circolare in “lineare rispetto alla biella” grazie al binario scavato nella biella stessa; per “seguire” il perno della ruota, la biella è costretta a ruotare intorno al proprio perno.

Il gruppo braccio-polso-mano deve essere un blocco unico, cioè non devono esserci le articolazioni, altrimenti l’automa collassa sul tavolo.

Per realizzare asola e binario nella biella ho usato il “cursore cancellante” di Algodoo, quell con questa strana icona:

Funziona analogamente al “cursore disegnante”, il pulsante alla sua sinistra, ed entrambi causano lo stesso problema di “bloccare” il pezzo, che non risulta non piuù animabile: bisogna sbloccarlo manualmente dal menu “geometry actions”, voce “loosen”.

La versione attuale dell’automa funziona, però l’escursione del mattarello è piuttosto limitata, appena un centimetro, meno di mezzo tavolo, quindi dovrò lavorare ancora un po’ su distanza e lunghezze per avere un movimento più ampio; fare una serie di buchi, anzichè uno solo, sia sulla ruota dentata che sulla parete laterale del tavolo, proprio in prevision di questo problema, non è stato sufficiente: il mezzo-braccio di biella attivato dalla ruota è più corto del mezzo-braccio attaccato al mattarello, quindi l’ampiezza del movimento del perno della ruota viene attenuato, mentre invece dovrei farlo uguale (lunghezze uguali) o amplificarlo (allungando il mezzo-braccio attaccato al mattarello, e/o accorciando l’altro).  Il problema è che, essendo il perno della ruota in movimento lineare dentro alla biella, non riesco a capire bene QUANTO risulta effettivamente lungo questo mezzo-braccio. Inoltre, il lato del tavolo non ha abbastanza spazio, ergo dovrò alzare anche la superficie del tavolo, senza però darla in faccia al povero fornaio… Ci vorranno ancora un po’ di simulazioni e di stampe…

Per adesso, questo è il risultato finale (oltre al video a inizio articolo):

 

 

 

Presepe meccanico – puntata 4 – 20 dicembre 2019: falegname terminato

Posted in 3d, stampa 3d, Uncategorized by jumpjack on 21 dicembre 2019

 

E’ stata necessaria una settimana di prove ed errori, soprattutto per via della mia scarsa esperienza in stampa 3D, però alla fine sono riuscito a creare il mio primo automa funzionante: si tratta di un falegname che pialla una tavola.

L’ho scelto tra i tanti che ho trovato perché inizialmente mi sembrava uno dei più semplici, visto che il meccanismo di attivazione non contiene camme, ingranaggi e cose strane, ma una semplice manovella, una ruota e un fil di ferro.

pialla

In realtà in questo particolare automa la complessità non risiede affatto nel meccanismo attuatore ma nella figura umana nella quale sono nascosti ben 8 gradi di libertà suddivisi nelle due braccia: ogni braccio Ha infatti una spalla incernierata nel corpo, una articolazione della spalla stessa, un gomito e una mano che è incernierata sulla pialla.

https://grabcad.com/library/carpenter-wooden-toy-1

Il progetto originale utilizzava 4 pezzi distinti e separati per ogni braccio e polso. Inizialmente anch’io ho usato questo sistema, ma poi la cosa si è evoluta risultando nella creazione di una articolazione universale che può essere usata sia per la spalla che per il gomito e che permette un movimento angolare di circa 103°, contro i 78° della prima versione,e sto ora verificando la stampabilità di una terza versione che arriva a 137°:

giunti

Il video che segue mostra l’automa in azione:

 

Il video successivo mostra la quantità di pezzi che ho dovuto stampare prima di riuscire ad arrivare al risultato finale…

 

 

 

Nello studiare il meccanismo ho anche scoperto un paio di programmi freeware interessanti che possono essere utilizzati per provare a realizzare automi propri: si chiamano Mechanalyzer e Roboanalyzer; Mechanalizer è in 2d, e consente solo l’esame e lo studio di 10 meccanismi predeterminati: non permette di crearne di nuovi, però permette di modificare le lunghezze di tutti i bracci e di tracciare il movimento di uno dei nodi:

1440423638

Roboanalyzer è invece più orientato al 3d:

 

 

 

Una volta scoperti questi, è scoperte alcune parole chiave (“dynamic analysis of robotic”, “multibody systems”, ” forward dynamics algorithms for simulation”, …), ne ho trovati diversi altri: alcuni funzionano solo su Linux, altri solo appoggiandosi a Matlab (ReDySim), poi ce n’è uno, MBDYN (con plugin per Blender, Blendyn; tutorial per MBDYN), che sembra possa appoggiarsi al CAD gratuito tridimensionale Freecad, ma non per Windows, per il quale invece un buon programma (2d) sembra essere “Linkage“:

Linkage

 

Un’applicazione di MBDyn per Windows è invece Freedyn, 145 MB di download.

Altri programmi:

Elenco di altri programmi simili: link


 

DOWNLOAD modello

 

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Costruzione di un presepe meccanico con automi stampati in 3d – puntata 2 – 15/12/2019 – Meccanismi utili

Posted in Uncategorized by jumpjack on 15 dicembre 2019

Le pagine dell’utente trinityscsp su grabcad sono una vera e propria miniera d’oro in termini di meccanismi utili per la realizzazione di automi:

Per far girare una testa o un braccio a destra e a sinistra:

https://grabcad.com/library/oscillating-motion-1

Per movimenti brevi temporanei

Intermittent pin wheel – Ruota intermittente a braccetti

https://grabcad.com/library/intermittent-mechanism-pin-wheel-1

Variante di Croce di Malta :

https://grabcad.com/library/a-different-geneva-mechanism-1

https://grabcad.com/library/geneva-pins-1

Meccanismo intermittente che supporta alta velocità:

https://grabcad.com/library/high-speed-intermittent-gearing-1

Movimento alternato con velocità asimmetriche, senza molle e senza bisogno della gravità:

https://grabcad.com/library/reciprocating-mechanism-simple-1

Raduno Elettrico Romano – 21 settembre 2019

Posted in Uncategorized by jumpjack on 18 settembre 2019
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Numero Unico di Emergenza (112) e segnalazione automatica della posizione (ALI)

Posted in Uncategorized by jumpjack on 25 agosto 2019

In questi  giorni, a seguito della disavventura dell’escursionista francese che si è perso e, nonostante avesse con sè il telefonino, non è riuscito a comunicare la sua posizione esatta, si parla molto di nuove tecnologie e localizzazione automatica; alcuni siti parlano di Automatic Mobile Locator (AML), altri di una certa normativa del 2009, ancora disattesa, che prevedeva di implementare il sistema nei centralini del 112.

Ecco alcune indicazioni legali e tecniche.

La normativa in questione è il cosiddetto “Decreto Sviluppo 2009”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, n. 59 del 10 marzo 2008 – Serie generale:

Allegato 3
PROGETTO SISTEMA DI GESTIONE UNIFICATA DELLE CHIAMATE DI EMERGENZA – NUMERO UNICO DELLE EMERGENZE

OPERATORI DI TELEFONIA MOBILE PER LA FORNITURA DEI SERVIZI DI LOCALIZZAZIONE DELLE CHIAMATE D’EMERGENZA.

ALLEGATO TECNICO

A.1 Oggetto
Il presente documento illustra i requisiti per la fornitura al “concentratore interforze” del servizio di localizzazione delle chiamate di emergenza originate dalla rete fissa, nell’ambito del Servizio del Numero Unico Europeo di Emergenza (NUE).
[…]
A.2.2 Localizzazione delle chiamate d’emergenza
Il ricevimento in automatico dei dati di identificazione della linea (Automatic Number Identification, ANI) e di localizzazione del chiamante in emergenza (Automatic Location Identification, ALI), da parte dei CO 112/113, e’ uno dei requisiti funzionali del nuovo modello di servizio NUE.

 

Il sistema non si chiama AML ma ALI (Automatic Location Identification).

E’ stato adottato da Google/Android nel 2016; da Apple/iOS solo nel 2018 dopo alcune polemiche per la mancata adozione:

 

Meet Emergency Location Service (ELS) in Android: In one of the biggest news of the industry in the last years, Google announced in July 2016 that all Android phones in the world, from Gingerbread OS version onwards, include AML.

As of Spring 2018iPhones also support AML.

[…]

  • ELS doesn’t require any special hardware, downloads or updates.
  • ELS is activated only when the user contacts Emergency Services.
  • Location is computed on the handset and sent to Emergency Services.
  • Location data is sent via Data SMS (per AML specifications) or HTTPS, which are both open, OS-agnostic protocols.
  • ELS location is often more accurate and reliable than cell tower IDs.

With ELS, when a user contacts a configured emergency number from a handset, the device automatically activates ELS to send location information. This happens via a high accuracy location request that is registered with the Android Fused Location Provider. FLP allows us to derive a more accurate indoor or outdoor location as quickly as possible using a variety of sensors.

Fonte: https://crisisresponse.google/emergencylocationservice/how-it-works/

La funzionalità è automatica: appena si chiama il 112, il cellulare invia la posizione tramite SMS:

This feature, when supported by your network, sends location from your phone to emergency services when you dial an emergency number.

https://crisisresponse.google/emergencylocationservice/

Chiaramente però il centralino che riceve le chiamate del 112 deve essere abilitato a ricevere SMS.


Come segnalare la propria posizione?

Tramite GPS e SMS

A livello tecnico, finchè l’ALI non verrà attivata sul 112, come si può fare a inviare la propria posizione manualmente, anche in assenza di internet?

E’ semplice, e non serve nessuna app aggiuntiva, è più che sufficiente usare GoogleMaps: basta avviarlo, attendere qualche minuto (*) finchè  trova la posizione precisa (il pallino blu):

Premere il dito sul pallino: comparirà una schermata simile a questa

 

Cliccando su CONDIVIDI, compariranno varie opzioni: per essere sicuri, usare quella dei messaggi/SMS, che funziona anche senza internet:

Se il GPS non funziona, o se la batteria è molto scarica e si rischia che il cellulare si spenga in quei pochi minuti necessari a “fare il fix”, si può anche specificare a mano la propria posizione, se si conosce almeno approssimativamente: basta tenere premuto il dito sulla posizione, finchè in basso compare la scritta “segnaposto inserito”; a quel punto basta cliccare su “CONDIVIDI LUOGO” e procedere come detto prima, inviando un SMS:

Gli SMS partono anche se non si è coperti dal proprio operatore, basta che ci sia almeno una tacca di segnale, o addirittura nemmeno una tacca, purchè non ci sia il simbolo di “divieto”, che significa assenza totale di copertura.

Questi sono i simboli che compaiono nella barra di stato in alto:

In ogni caso, una volta che l’SMS è stato composto e “inviato”, anche se non può partire subito per mancanza di rete, potrebbe partire automaticamente più tardi: se il segnale di rete è molto basso, anche solo tenere in mano il cellulare può azzerarlo e impedire la partenza del messaggio; ma basta appoggiare il cellulare da qualche parte, possibilmente in posizione elevata e lontano dal corpo, per permettere l’invio di quei pochissimi caratteri (appena 160 byte, cioè 0,00016 megabyte!) che potrebbero salvarci la vita.

NOTA BENE

Una volta inviata la propria posizione, spegnere subito il GPS, o meglio ancora spegnere del tutto il cellulare, e accenderlo soltanto ogni mezz’ora od ogni ora, per prolungare la durata della batteria. Il GPS acceso consuma moltissima batteria.

Tramite fotografia

Se si ha uno smartphone, oltre al GPS si ha anche una fotocamera, e le foto possono essere inviate coi comuni metodi di condivisione, se è presente copertura internet; pubblicare sui social varie foto prese dalla propria posizione possono aiutare parecchio i soccorritori.

Tramite segnali luminosi e sonori

Se avete la batteria ben carica e sentite i soccorritori ormai vicini, ma siete troppo nascosti tra la vegetazione, attivate la riproduzione di un brano musicale; se è notte, accendete la torcia. Risparmierete le forze per gridare e gesticolare, ma sarete comunque più facilmente individuabili.

Tuttavia quando si va in escursione è buona norma portare con sè un fischietto, che non si scarica mai ed è udibile a grande distanza.

Risparmiare batteria

Anche quando il cellulare non è in uso, ma solo acceso, la batteria può scaricarsi molto rapidamente se sono accese queste opzioni, del tutto inutili se si è in mezzo al bosco in attesa dei soccorsi:

Spegnete tutto per far durare di più la batteria, anche il GPS: il GPS può solo RICEVERE dati, non serve a niente tenerlo acceso DOPO aver inviato la propria posizione.

Attivate il risparmio energetico, se il dispositivo lo prevede.

Come evitare di aver bisogno di essere trovati…

Tutto questo è utile se ci si perde durante un’escursione. Ma… come evitarlo a priori?Esistono delle regole di base, che qualunque escursionista, anche il più dilettante dei dilettanti, dovrebbe conoscere:

  • Non si va mai in escursione da soli: se ci si fa male e non si può camminare, chi va a chiamare aiuto?
  • Non affidarsi mai al cellulare o al navigatore portatile per tornare a casa: non importa se lo hai pagato 100 euro o 1000 euro, se è cinese o di una  marca superaffidabile: qualunque cellulare/GPS può cadere e rompersi, oppure scaricarsi. Portare il GPS in escursione serve solo DOPO, a casa, per vedere sul PC il percorso fatto.
  • Non si abbandona mai il sentiero segnato. Mai dire “vabbè, lo vedo, il sentiero continua là dopo la curva, adesso taglio per di qua”.  Non solo è più faticoso (sennò il sentiero passerebbe “di là”, no?), ma è facile che quello che si vede sia UN ALTRO sentiero, metre il proprio fa una curva e va dalla parte opposta…
  • Ogni tanto, durante il percorso, voltarsi indietro e prendere dei riferimenti visivi, soprattutto ai bivi del sentiero, perchè la strada, percorsa in senso inverso, appare visivamente completamente diversa rispetto all’andata.
  • Mai andare in escursione nel bosco in orari vicini al tramonto: quando cala la notte, nel bosco la visibilità non diventa bassa: diventa nulla. Zero. Tra le foglie non passa nè la luce della Luna nè quella delle stelle. Quando cala la notte, nel bosco è notte sul serio: è impossibile vedere persino una mano a 10 cm dalla faccia. Immaginate quanto è  facile camminare. Ed evitare buche, ostacoli, ed animali. Pianificare sempre l’uscita dal bosco almeno entro un’ora prima del tramonto.
  • Se si è in gruppo… mai abbandonare completamente il gruppo. Anche se si deve andare in bagno, restare sempre abbastanza vicini da sentire le voci del gruppo.
  • Portarsi un fischietto: si sente a centinaia di metri di distanza, non si scarica mai, e soffiarci dentro è molto meno faticoso che urlare.

 

(*) Senza internet il cellulare ci mette molto più tempo a trovare la posizione precisa, cioè a “fare il FIX”, ma in spazi aperti alla fine ci riesce sempre.

Quando c’è rete, infatti, lo smartphone utilizza l’AGPS (Assisted GPS), cioè scarica prima da internet le effemeridi/posizioni di tutti i satelliti GPS, e poi le usa per calcolare la propria; se internet non c’è, deve aspettare che passi qualche satellite, ricevere i dati, elaborarli, determinare “a mano” la loro posizione, e poi da quella determinare la propria posizione.

Protetto: Antichi server monitoraggio remoto Greengo Icaro (Eteria/Etheria)

Posted in Uncategorized by jumpjack on 15 febbraio 2019

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Diario elettrico GreenGo Icaro – La manopola del volume

Posted in Diario elettrico GreenGo Icaro, hacking, hardware, minicar elettriche, Uncategorized by jumpjack on 26 gennaio 2019

Primo prototipo: gennaio 2019

Ho finalmente applicato una nuova modifica per migliorare la sicurezza dell’auto: lo spostamento dei comandi dell’autoradio.

In origine la manopola di accensione e del volume si trova tra i pulsanti del cambio; il che vuol dire che si rischia di mettere in folle mentre si guida, tentando di alzare il volume… Un’assurdità.

Così ho comprato un encoder per pochi euro, una manopola per ancora meno euro, ci ho attaccato 4 fili et voila. 🙂

In questa foto apparentemente non si vede niente… ma solo perchè la modifica è molto pulita: semplicemente, al posto della terza manopola, che nel mio modello A1 è finta perchè non è presente l’aria condizionata, ho messo una manopola vera, che dietro è collegata a un encoder con interruttore, avvitato a una tavoletta di compensato che a sua volta è avvitata al cruscotto:

Poi basta allungare i fili che normalmente vanno alla manopola originale, e farli arrivare invece a questa…

Spiegazione morsetti dell’encoder: http://henrysbench.capnfatz.com/henrys-bench/arduino-sensors-and-input/keyes-ky-040-arduino-rotary-encoder-user-manual/

Fin qui si tratta del primo prototipo, realizzato a gennaio; funzionava abbastanza  bene, ma con due difetti minori:

  1. La manopola era un po’ “ballerina”, perchè il perno del decoder era troppo corto per spuntare dalla plastica, quindi ho dovuto fargli una prolunga stampata in 3d, che non è molto precisa, quindi la manopola ha un po’ di gioco.
  2. Per qualche strano motivo, in certe situazioni imprecisate quando alzo il volume, si sente un “bip” e il tablet cambia schermata! Altre volte la radio inizia ad aumentare di volume in modo incontrollabile senza che io tocchi niente.

Il secondo problema mi ha costretto ad aspettare “tempi migliori” prima di pubblicare ufficialmente questo post, per aver tempo di individuare il problema. Poi l’auto è stata in officina per 3 mesi e mezzo… e tra una cosa e l’altra siamo arrivati a giugno.

Versione 2: giugno 2019

In base a quanto descritto nel punto due qui sopra, ho pensato che ci fosse un problema di falso contatto, che in termini elettronici si traduce in resistenza spuria. Ma in teoria un encoder non dovrebbe contenere nessuna resistenza, essendo composto semplicemente di 3 interruttori: due che servono a determinare il verso di rotazione, e un terzo è collegato alla pressione dell’alberino rotante. Comunque ho deciso di fare alcune prove collegando resistenze di valori diversi ai PIN a cui è collegato l’encoder, iniziando dal quello collegato all’interruttore a pressione, e in effetti ho avuto conferma dei miei sospetti. Ecco infatti la lista degli effetti che ho rilevato sul tablet collegando ai due PIN diversi valori di resistenza; tutti i valori sono espressi in kOhm:

  1. 0-0.3 (0-300 ohm): on/off
  2. 0.5-0.9 (500-900 ohm): Home page
  3. 1.9-2.0: Radio giù
  4. 2.0-3.9: Radio su
  5. 3.5-4.5: Cambio banda AM/FM
  6. 4.8-6.5: modalità (musica, film, aux)
  7. 6.8-8.4:  mute
  8. 8.4-17: funzioni non chiare
  9. 17-20: volume su
  10. 22-28: volume giù
  11. 40-70: Navigatore
  12. 100: Telefono

Ovviamente non si tratta di valori precisi ma di intervalli di valori, all’interno dei quali deve cadere la resistenza di valore standard che si utilizza. I valori sono i seguenti:

In base a questa tabella, i valori da usare per attivare le funzioni sopra descritte sono:

  1. On/off: nessuna resistenza
  2. Home page: 560/680/820 ohm
  3. Radio giù: 1.8 K
  4. Radio su: 2.2 K
  5. Cambio banda AM/FM: 3.9 K
  6. Modalità (musica, film, aux): 5.6 K
  7. Mute: 8.2 K
  8. 8.4-17: funzioni non chiare
  9. Volume su: 15 K
  10. Volume giù: 22/27 K
  11. Navigatore: 47/56/68 K
  12. Telefono: 100 K

Sono poi andato a esaminare più da vicino l’encoder e mi sono accorto di una grossa svista: non si tratta di un encoder semplice; è invece collegato ad alcune resistenze di polarizzazione da 1 kOhm:

Quindi erano queste che probabilmente facevano scattare in certe posizioni della manopola le funzioni del tablet; così ho rimosso del tutto l’encoder dal suo PCB e l’ho collegato direttamente al tablet. Per predisporre il lavoro a modifiche successive ho collegato, piuttosto che dei fili volanti, una serie di morsetti; al tablet ho collegato un morsetto femmina a 4 pin, in modo che sia più facile fare le prove successive con resistenze provvisorie volanti; ho poi collegato un morsetto maschio all’encoder, dopodichè ho praticato dei fori negli spazi vuoti della pulsantiera degli specchietti, per implementare le nuove funzioni:

 

 

Come connettori ho usato quelli che ho imparato a conoscere sull’Ecojumbo: impermeabili e a prova di  disconnessione, grazie  a un  sistema  di  aggancio  a molla:

Ho collocato i due nuovi pulsanti in una zona libera della pulsantiera degli specchietti:


I due pulsanti rossi servono ad alzare ed abbassare la frequenza di sintonia; il pulsante quadrato nero al momento, giusto per prova, attiva il navigatore, che però non è molto utile se lo schermo non funziona perchè non posso impostare la destinazione; vorrei invece fare in modo che attivasse direttamente la telecamera di retromarcia che ho installato e che normalmente richiede diversi clicchi sul touch screen per essere attivata. Se invece potessi attivarla al volo con un pulsante sarebbe molto più comodo.

La manopola questa volta l’ho fissata in modo diverso e più stabile: usando un piastrino di plexglass abbastanza sottile da entrare nell’incavo della plastica, rendendo così non necessaria la prolunga stampata in 3d; per tenerlo in posizione ho aggiunto due viti. Il lavoro resta comunque abbastanza pulito:


“Pulito” finchè non metto i fili; una volta saldati al decoder, la faccenda si fa più complessa…

 

Sul tablet c’è anche una schermata che permetterebbe di assegnare delle funzioni ai pulsanti al volante… anche se di pulsanti al volante nella Icaro non ce ne sono. Comunque la schermata del tablet è questa:

Come si vede, molte delle funzioni che ho scoperto sono proprio elencate in questa schermata; purtroppo aggiungere dei pulsanti al volante non è possibile perché l’unico filo che arriva dentro al volante è quello del clacson, e per portare altri fili l’unico modo sarebbe usare un particolare interruttore a strisciamento che permette al volante di girare senza interrompere i contatti; c’è già un meccanismo di questo tipo sulla Icaro, ma soltanto uno dei 5 pin è popolato, e aggiungere nuovi fili sarebbe un lavorone perché dovrei smontare lo sterzo e quindi non se ne parla. Però Se riesco effettivamente a trovare altre funzioni attivabili senza touchscreen potrei comunque realizzare un tastierino esterno per attivarle.

 

Di seguito  le altre foto che ho fatto lavorando al progetto:

 

Hex editors con evidenziazione sintassi

Posted in Uncategorized by jumpjack on 22 luglio 2018

Flex Hex

http://www.flexhex.com/product/features.phtml

Permette di:

  • Definire strutture complesse di dati tramite costrutti in linguaggio C, anche di dimensioni variabili a seconda di valolri nel file
  • Effettuare ricerche multiple contemporanee con risultati multipli
  • Evidenziare intervalli
  • Evidenziare pattern
  • Definire segnalibri
  • Salvare e ricaricare da file le suddette definizioni

 

FRHED

Ne esistono almeno tre varianti diverse, indipendenti e ferme in vari stadi di sviluppo:

  • SourceForce (kimmov)- Ultimo aggiornamento: 2009
  • GITHUB (alistairmcmillan)- Ultimo aggiornamento: 2012
  • Bitbucket (jtuc)- Ultimo aggiornamento: giugno 2018

Il programma è stato creato nel 1998. Sembra che dal 2008 sia stato incluso dentro a Winmerge, che si trova su BitBucket. Però WinMerge è presente anche su SourceForge, dove la versione stabile più recente sembrerebbe essere la 2.14.0 del 2013, mentre quella in lavorazione è del 2018. Nella versione del 2013 però Frhed non c’è, e il changelog dice che è stato rimosso dalla GUI nel 2009.

Nella maggior parte delle distribuzioni manca il file di esempio che definisce le struttre/template/pattern identificate dal programma, sample.tpl , ma si tratta di un semplice file di  testo che contiene queste tre righe:

BYTE filetype
WORD version
DWORD filelength

La prima parola indica quanti byte accorpare, la seconda indica il nome dato a quell’accorpamento.

Altri valori possibili sono solo “float” e “double”, quindi complessivamente le parole chiave possibili, con la rispettiva lunghezza in byte, sono:

  • BYTE  – 1
  • WORD – 2
  • DWORD – 4
  • float – ???
  • double – ???

 

Sembra che le uniche versioni compilate per Windows disponibili per download siano quelle su soruceforge, la cui ultima è la 1.6.0 del 2009 (o una 1.7.1 definita “instabile”):

http://frhed.sourceforge.net/en/

Richiesta di chiarimento

 

 

WxMEdit

https://wxmedit.github.io/downloads.html (3.1, anno ignoto)

https://sourceforge.net/projects/wxmedit/ (3.1, 2016)

 

 

 

WxHexEditor

https://github.com/EUA/wxHexEditor

I  template/pattern/structure vengono chiamati “tags”.

E’ piuttosto acerbo e con diversi bug, ma evidenzia correttamente le tag e mostra in un unico pannello le posizioni (cliccabili) di tutte le ripetizioni dei risultati di ricerca (ma non delle tag…)

 

Preon

https://github.com/preon/preon

(da compilare)

 

 

Kaitai Struct

http://kaitai.io/

 

Hex Editor Neo

https://freehexeditorneo.com/

 

 

Binary Viewer

http://www.proxoft.com/binaryViewer.aspx

Chiama i pattern “hexadecimal sequences”, stanno nella finestra di dialogo della ricerca.

 

Hexinator

(già noto come “Synalyze It!”, nato inizialmente su Macintosh, forse a pagamento)

https://hexinator.com/

 

Signatures database

https://www.filesignatures.net/index.php?search=jpg&mode=EXT

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Diario elettrico greengo Icaro: 19/4/2018, sbrinamento del parabrezza

Posted in Uncategorized by jumpjack on 19 aprile 2018

Sembra che la mia Icaro A1 abbia dei problemi con lo sbrinamento del parabrezza appannato: ho scoperto che probabilmente la causa è la mancanza di una presa d’aria esterna nell’impianto d’areazione, cioè in pratica in questo mezzo il sistema di aerazione ha soltanto il ricircolo,perché la ventola che soffia sul parabrezza pesca aria solo da sotto al cruscotto.

Dentro al vano motore,a sinistra e a destra,ci sono due buchi dai quali pensavo di poter far entrare l’aria nell’abitacolo, perché anche dentro all’abitacolo stesso, a sinistra e a destra, ci sono due buchi laterali. Però, mettendo dentro a uno dei buchi esterni il tubo dell’aspirapolvere impostanto su soffiante, dal buco dentro all’abitacolo non esce aria,quindi i buchi non sono passanti.

Ho quindi esaminato più a fondo il vano motore e ho trovato un punto in cui è possibile aprire un foro di areazione per far entrare aria esterna dentro l’abitacolo e farla arrivare alla ventola.

All’interno questo spazio corrisponde a un punto tra il pedale del freno e la ventola. Inizialmente pensavo di fare un grosso buco col frullino, ma lo spazio per lavorare nel cofano è poco, e comunque le scintille andrebbero in giro dappertutto lasciando particelle metalliche in giro per gli apparati elettronici, cosa che non è consigliabile. Usare il frullino dentro l’abitacolo con la moquette è ancora peggio, quindi ho optato per un’altra soluzione cioè il trapano: ho quindi fatto una serie di buchi tipo quelli che si fanno davanti a un altoparlante, in modo che sommandosi insieme forniscano una portata d’aria abbastanza grande.

In realtà ho dovuto farli un po’ più in basso rispetto all’area indicata nella foto, perché quella zona risulta troppo inclinata, per cui il trapano scivolava, mentre nella parte più in basso è possibile tenere il trapano perpendicolare alla superficie del telaio e quindi effettuare correttamente i buchi.

Ecco i buchi visti dall’interno in due foto senza flash e con flash:

Il cavo che si vede è quello dell’acceleratore, ma è molto più lontano dai buchi di quello che sembra nella foto: almeno 10 cm.

Da fuori:

A questo punto dovrebbe bastare creare (con cartapesta, vetroresina o altro) un tubo di collegamento tra la ventola,che è distante solo 20 cm,e questa nuova presa d’aria,per fare in modo che sul parabrezza arrivi aria esterna riuscendo così a sbrinarlo.

Oppure potrebbe persino bastare il fatto che la presa d’aria è così vicina, per far entrare un po’ di aria esterna nella ventola; prima di cercare di costruire il tubo farò quindi qualche prova per un paio di giorni senza.

Diario elettrico greengo icaro: manutenzione autoradio

Posted in Diario elettrico GreenGo Icaro, Uncategorized by jumpjack on 15 aprile 2018

In realtà parlare di autoradio è limitante perché si tratta in realtà di un computer di bordo con navigatore,lettore mp3,lettore video e quant’altro; comunque queste istruzioni illustrate mostrano come si fa a smontarlo;bisogna innanzitutto togliere le bocchette dell’aria semplicemente sfilandole; stessa cosa va fatta con le due manopole del riscaldamento mentre la terza è finita. Fatto questo bisogna togliere la mascherina grigia che è a incastro. Quindi con un cacciavite di plastica (per non rigare la mascherina) bisogna fare leva e sbloccare le linguette. In questo modo diventano visibili tre viti che servono a bloccare la mascherina nera. una volta tolte quelle si sfila la mascherina nera e si libera la visuale del navigatore, che a sua volta è bloccato da altre viti. togliendo quelle viti si accede al retro del navigatore,dove sono visibili le due prese per l’antenna della radio e l’antenna del GPS.