Jumping Jack Flash weblog

Raduno Elettrico Romano – 21 settembre 2019

Posted in Uncategorized by jumpjack on 18 settembre 2019
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Numero Unico di Emergenza (112) e segnalazione automatica della posizione (ALI)

Posted in Uncategorized by jumpjack on 25 agosto 2019

In questi  giorni, a seguito della disavventura dell’escursionista francese che si è perso e, nonostante avesse con sè il telefonino, non è riuscito a comunicare la sua posizione esatta, si parla molto di nuove tecnologie e localizzazione automatica; alcuni siti parlano di Automatic Mobile Locator (AML), altri di una certa normativa del 2009, ancora disattesa, che prevedeva di implementare il sistema nei centralini del 112.

Ecco alcune indicazioni legali e tecniche.

La normativa in questione è il cosiddetto “Decreto Sviluppo 2009”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, n. 59 del 10 marzo 2008 – Serie generale:

Allegato 3
PROGETTO SISTEMA DI GESTIONE UNIFICATA DELLE CHIAMATE DI EMERGENZA – NUMERO UNICO DELLE EMERGENZE

OPERATORI DI TELEFONIA MOBILE PER LA FORNITURA DEI SERVIZI DI LOCALIZZAZIONE DELLE CHIAMATE D’EMERGENZA.

ALLEGATO TECNICO

A.1 Oggetto
Il presente documento illustra i requisiti per la fornitura al “concentratore interforze” del servizio di localizzazione delle chiamate di emergenza originate dalla rete fissa, nell’ambito del Servizio del Numero Unico Europeo di Emergenza (NUE).
[…]
A.2.2 Localizzazione delle chiamate d’emergenza
Il ricevimento in automatico dei dati di identificazione della linea (Automatic Number Identification, ANI) e di localizzazione del chiamante in emergenza (Automatic Location Identification, ALI), da parte dei CO 112/113, e’ uno dei requisiti funzionali del nuovo modello di servizio NUE.

 

Il sistema non si chiama AML ma ALI (Automatic Location Identification).

E’ stato adottato da Google/Android nel 2016; da Apple/iOS solo nel 2018 dopo alcune polemiche per la mancata adozione:

 

Meet Emergency Location Service (ELS) in Android: In one of the biggest news of the industry in the last years, Google announced in July 2016 that all Android phones in the world, from Gingerbread OS version onwards, include AML.

As of Spring 2018iPhones also support AML.

[…]

  • ELS doesn’t require any special hardware, downloads or updates.
  • ELS is activated only when the user contacts Emergency Services.
  • Location is computed on the handset and sent to Emergency Services.
  • Location data is sent via Data SMS (per AML specifications) or HTTPS, which are both open, OS-agnostic protocols.
  • ELS location is often more accurate and reliable than cell tower IDs.

With ELS, when a user contacts a configured emergency number from a handset, the device automatically activates ELS to send location information. This happens via a high accuracy location request that is registered with the Android Fused Location Provider. FLP allows us to derive a more accurate indoor or outdoor location as quickly as possible using a variety of sensors.

Fonte: https://crisisresponse.google/emergencylocationservice/how-it-works/

La funzionalità è automatica: appena si chiama il 112, il cellulare invia la posizione tramite SMS:

This feature, when supported by your network, sends location from your phone to emergency services when you dial an emergency number.

https://crisisresponse.google/emergencylocationservice/

Chiaramente però il centralino che riceve le chiamate del 112 deve essere abilitato a ricevere SMS.


Come segnalare la propria posizione?

Tramite GPS e SMS

A livello tecnico, finchè l’ALI non verrà attivata sul 112, come si può fare a inviare la propria posizione manualmente, anche in assenza di internet?

E’ semplice, e non serve nessuna app aggiuntiva, è più che sufficiente usare GoogleMaps: basta avviarlo, attendere qualche minuto (*) finchè  trova la posizione precisa (il pallino blu):

Premere il dito sul pallino: comparirà una schermata simile a questa

 

Cliccando su CONDIVIDI, compariranno varie opzioni: per essere sicuri, usare quella dei messaggi/SMS, che funziona anche senza internet:

Se il GPS non funziona, o se la batteria è molto scarica e si rischia che il cellulare si spenga in quei pochi minuti necessari a “fare il fix”, si può anche specificare a mano la propria posizione, se si conosce almeno approssimativamente: basta tenere premuto il dito sulla posizione, finchè in basso compare la scritta “segnaposto inserito”; a quel punto basta cliccare su “CONDIVIDI LUOGO” e procedere come detto prima, inviando un SMS:

Gli SMS partono anche se non si è coperti dal proprio operatore, basta che ci sia almeno una tacca di segnale, o addirittura nemmeno una tacca, purchè non ci sia il simbolo di “divieto”, che significa assenza totale di copertura.

Questi sono i simboli che compaiono nella barra di stato in alto:

In ogni caso, una volta che l’SMS è stato composto e “inviato”, anche se non può partire subito per mancanza di rete, potrebbe partire automaticamente più tardi: se il segnale di rete è molto basso, anche solo tenere in mano il cellulare può azzerarlo e impedire la partenza del messaggio; ma basta appoggiare il cellulare da qualche parte, possibilmente in posizione elevata e lontano dal corpo, per permettere l’invio di quei pochissimi caratteri (appena 160 byte, cioè 0,00016 megabyte!) che potrebbero salvarci la vita.

NOTA BENE

Una volta inviata la propria posizione, spegnere subito il GPS, o meglio ancora spegnere del tutto il cellulare, e accenderlo soltanto ogni mezz’ora od ogni ora, per prolungare la durata della batteria. Il GPS acceso consuma moltissima batteria.

Tramite fotografia

Se si ha uno smartphone, oltre al GPS si ha anche una fotocamera, e le foto possono essere inviate coi comuni metodi di condivisione, se è presente copertura internet; pubblicare sui social varie foto prese dalla propria posizione possono aiutare parecchio i soccorritori.

Tramite segnali luminosi e sonori

Se avete la batteria ben carica e sentite i soccorritori ormai vicini, ma siete troppo nascosti tra la vegetazione, attivate la riproduzione di un brano musicale; se è notte, accendete la torcia. Risparmierete le forze per gridare e gesticolare, ma sarete comunque più facilmente individuabili.

Tuttavia quando si va in escursione è buona norma portare con sè un fischietto, che non si scarica mai ed è udibile a grande distanza.

Risparmiare batteria

Anche quando il cellulare non è in uso, ma solo acceso, la batteria può scaricarsi molto rapidamente se sono accese queste opzioni, del tutto inutili se si è in mezzo al bosco in attesa dei soccorsi:

Spegnete tutto per far durare di più la batteria, anche il GPS: il GPS può solo RICEVERE dati, non serve a niente tenerlo acceso DOPO aver inviato la propria posizione.

Attivate il risparmio energetico, se il dispositivo lo prevede.

Come evitare di aver bisogno di essere trovati…

Tutto questo è utile se ci si perde durante un’escursione. Ma… come evitarlo a priori?Esistono delle regole di base, che qualunque escursionista, anche il più dilettante dei dilettanti, dovrebbe conoscere:

  • Non si va mai in escursione da soli: se ci si fa male e non si può camminare, chi va a chiamare aiuto?
  • Non affidarsi mai al cellulare o al navigatore portatile per tornare a casa: non importa se lo hai pagato 100 euro o 1000 euro, se è cinese o di una  marca superaffidabile: qualunque cellulare/GPS può cadere e rompersi, oppure scaricarsi. Portare il GPS in escursione serve solo DOPO, a casa, per vedere sul PC il percorso fatto.
  • Non si abbandona mai il sentiero segnato. Mai dire “vabbè, lo vedo, il sentiero continua là dopo la curva, adesso taglio per di qua”.  Non solo è più faticoso (sennò il sentiero passerebbe “di là”, no?), ma è facile che quello che si vede sia UN ALTRO sentiero, metre il proprio fa una curva e va dalla parte opposta…
  • Ogni tanto, durante il percorso, voltarsi indietro e prendere dei riferimenti visivi, soprattutto ai bivi del sentiero, perchè la strada, percorsa in senso inverso, appare visivamente completamente diversa rispetto all’andata.
  • Mai andare in escursione nel bosco in orari vicini al tramonto: quando cala la notte, nel bosco la visibilità non diventa bassa: diventa nulla. Zero. Tra le foglie non passa nè la luce della Luna nè quella delle stelle. Quando cala la notte, nel bosco è notte sul serio: è impossibile vedere persino una mano a 10 cm dalla faccia. Immaginate quanto è  facile camminare. Ed evitare buche, ostacoli, ed animali. Pianificare sempre l’uscita dal bosco almeno entro un’ora prima del tramonto.
  • Se si è in gruppo… mai abbandonare completamente il gruppo. Anche se si deve andare in bagno, restare sempre abbastanza vicini da sentire le voci del gruppo.
  • Portarsi un fischietto: si sente a centinaia di metri di distanza, non si scarica mai, e soffiarci dentro è molto meno faticoso che urlare.

 

(*) Senza internet il cellulare ci mette molto più tempo a trovare la posizione precisa, cioè a “fare il FIX”, ma in spazi aperti alla fine ci riesce sempre.

Quando c’è rete, infatti, lo smartphone utilizza l’AGPS (Assisted GPS), cioè scarica prima da internet le effemeridi/posizioni di tutti i satelliti GPS, e poi le usa per calcolare la propria; se internet non c’è, deve aspettare che passi qualche satellite, ricevere i dati, elaborarli, determinare “a mano” la loro posizione, e poi da quella determinare la propria posizione.

Protetto: Antichi server monitoraggio remoto Greengo Icaro (Eteria/Etheria)

Posted in Uncategorized by jumpjack on 15 febbraio 2019

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Diario elettrico GreenGo Icaro – La manopola del volume

Posted in Diario elettrico GreenGo Icaro, hacking, hardware, minicar elettriche, Uncategorized by jumpjack on 26 gennaio 2019

Primo prototipo: gennaio 2019

Ho finalmente applicato una nuova modifica per migliorare la sicurezza dell’auto: lo spostamento dei comandi dell’autoradio.

In origine la manopola di accensione e del volume si trova tra i pulsanti del cambio; il che vuol dire che si rischia di mettere in folle mentre si guida, tentando di alzare il volume… Un’assurdità.

Così ho comprato un encoder per pochi euro, una manopola per ancora meno euro, ci ho attaccato 4 fili et voila. 🙂

In questa foto apparentemente non si vede niente… ma solo perchè la modifica è molto pulita: semplicemente, al posto della terza manopola, che nel mio modello A1 è finta perchè non è presente l’aria condizionata, ho messo una manopola vera, che dietro è collegata a un encoder con interruttore, avvitato a una tavoletta di compensato che a sua volta è avvitata al cruscotto:

Poi basta allungare i fili che normalmente vanno alla manopola originale, e farli arrivare invece a questa…

Spiegazione morsetti dell’encoder: http://henrysbench.capnfatz.com/henrys-bench/arduino-sensors-and-input/keyes-ky-040-arduino-rotary-encoder-user-manual/

Fin qui si tratta del primo prototipo, realizzato a gennaio; funzionava abbastanza  bene, ma con due difetti minori:

  1. La manopola era un po’ “ballerina”, perchè il perno del decoder era troppo corto per spuntare dalla plastica, quindi ho dovuto fargli una prolunga stampata in 3d, che non è molto precisa, quindi la manopola ha un po’ di gioco.
  2. Per qualche strano motivo, in certe situazioni imprecisate quando alzo il volume, si sente un “bip” e il tablet cambia schermata! Altre volte la radio inizia ad aumentare di volume in modo incontrollabile senza che io tocchi niente.

Il secondo problema mi ha costretto ad aspettare “tempi migliori” prima di pubblicare ufficialmente questo post, per aver tempo di individuare il problema. Poi l’auto è stata in officina per 3 mesi e mezzo… e tra una cosa e l’altra siamo arrivati a giugno.

Versione 2: giugno 2019

In base a quanto descritto nel punto due qui sopra, ho pensato che ci fosse un problema di falso contatto, che in termini elettronici si traduce in resistenza spuria. Ma in teoria un encoder non dovrebbe contenere nessuna resistenza, essendo composto semplicemente di 3 interruttori: due che servono a determinare il verso di rotazione, e un terzo è collegato alla pressione dell’alberino rotante. Comunque ho deciso di fare alcune prove collegando resistenze di valori diversi ai PIN a cui è collegato l’encoder, iniziando dal quello collegato all’interruttore a pressione, e in effetti ho avuto conferma dei miei sospetti. Ecco infatti la lista degli effetti che ho rilevato sul tablet collegando ai due PIN diversi valori di resistenza; tutti i valori sono espressi in kOhm:

  1. 0-0.3 (0-300 ohm): on/off
  2. 0.5-0.9 (500-900 ohm): Home page
  3. 1.9-2.0: Radio giù
  4. 2.0-3.9: Radio su
  5. 3.5-4.5: Cambio banda AM/FM
  6. 4.8-6.5: modalità (musica, film, aux)
  7. 6.8-8.4:  mute
  8. 8.4-17: funzioni non chiare
  9. 17-20: volume su
  10. 22-28: volume giù
  11. 40-70: Navigatore
  12. 100: Telefono

Ovviamente non si tratta di valori precisi ma di intervalli di valori, all’interno dei quali deve cadere la resistenza di valore standard che si utilizza. I valori sono i seguenti:

In base a questa tabella, i valori da usare per attivare le funzioni sopra descritte sono:

  1. On/off: nessuna resistenza
  2. Home page: 560/680/820 ohm
  3. Radio giù: 1.8 K
  4. Radio su: 2.2 K
  5. Cambio banda AM/FM: 3.9 K
  6. Modalità (musica, film, aux): 5.6 K
  7. Mute: 8.2 K
  8. 8.4-17: funzioni non chiare
  9. Volume su: 15 K
  10. Volume giù: 22/27 K
  11. Navigatore: 47/56/68 K
  12. Telefono: 100 K

Sono poi andato a esaminare più da vicino l’encoder e mi sono accorto di una grossa svista: non si tratta di un encoder semplice; è invece collegato ad alcune resistenze di polarizzazione da 1 kOhm:

Quindi erano queste che probabilmente facevano scattare in certe posizioni della manopola le funzioni del tablet; così ho rimosso del tutto l’encoder dal suo PCB e l’ho collegato direttamente al tablet. Per predisporre il lavoro a modifiche successive ho collegato, piuttosto che dei fili volanti, una serie di morsetti; al tablet ho collegato un morsetto femmina a 4 pin, in modo che sia più facile fare le prove successive con resistenze provvisorie volanti; ho poi collegato un morsetto maschio all’encoder, dopodichè ho praticato dei fori negli spazi vuoti della pulsantiera degli specchietti, per implementare le nuove funzioni:

 

 

Come connettori ho usato quelli che ho imparato a conoscere sull’Ecojumbo: impermeabili e a prova di  disconnessione, grazie  a un  sistema  di  aggancio  a molla:

Ho collocato i due nuovi pulsanti in una zona libera della pulsantiera degli specchietti:


I due pulsanti rossi servono ad alzare ed abbassare la frequenza di sintonia; il pulsante quadrato nero al momento, giusto per prova, attiva il navigatore, che però non è molto utile se lo schermo non funziona perchè non posso impostare la destinazione; vorrei invece fare in modo che attivasse direttamente la telecamera di retromarcia che ho installato e che normalmente richiede diversi clicchi sul touch screen per essere attivata. Se invece potessi attivarla al volo con un pulsante sarebbe molto più comodo.

La manopola questa volta l’ho fissata in modo diverso e più stabile: usando un piastrino di plexglass abbastanza sottile da entrare nell’incavo della plastica, rendendo così non necessaria la prolunga stampata in 3d; per tenerlo in posizione ho aggiunto due viti. Il lavoro resta comunque abbastanza pulito:


“Pulito” finchè non metto i fili; una volta saldati al decoder, la faccenda si fa più complessa…

 

Sul tablet c’è anche una schermata che permetterebbe di assegnare delle funzioni ai pulsanti al volante… anche se di pulsanti al volante nella Icaro non ce ne sono. Comunque la schermata del tablet è questa:

Come si vede, molte delle funzioni che ho scoperto sono proprio elencate in questa schermata; purtroppo aggiungere dei pulsanti al volante non è possibile perché l’unico filo che arriva dentro al volante è quello del clacson, e per portare altri fili l’unico modo sarebbe usare un particolare interruttore a strisciamento che permette al volante di girare senza interrompere i contatti; c’è già un meccanismo di questo tipo sulla Icaro, ma soltanto uno dei 5 pin è popolato, e aggiungere nuovi fili sarebbe un lavorone perché dovrei smontare lo sterzo e quindi non se ne parla. Però Se riesco effettivamente a trovare altre funzioni attivabili senza touchscreen potrei comunque realizzare un tastierino esterno per attivarle.

 

Di seguito  le altre foto che ho fatto lavorando al progetto:

 

Hex editors con evidenziazione sintassi

Posted in Uncategorized by jumpjack on 22 luglio 2018

Flex Hex

http://www.flexhex.com/product/features.phtml

Permette di:

  • Definire strutture complesse di dati tramite costrutti in linguaggio C, anche di dimensioni variabili a seconda di valolri nel file
  • Effettuare ricerche multiple contemporanee con risultati multipli
  • Evidenziare intervalli
  • Evidenziare pattern
  • Definire segnalibri
  • Salvare e ricaricare da file le suddette definizioni

 

FRHED

Ne esistono almeno tre varianti diverse, indipendenti e ferme in vari stadi di sviluppo:

  • SourceForce (kimmov)- Ultimo aggiornamento: 2009
  • GITHUB (alistairmcmillan)- Ultimo aggiornamento: 2012
  • Bitbucket (jtuc)- Ultimo aggiornamento: giugno 2018

Il programma è stato creato nel 1998. Sembra che dal 2008 sia stato incluso dentro a Winmerge, che si trova su BitBucket. Però WinMerge è presente anche su SourceForge, dove la versione stabile più recente sembrerebbe essere la 2.14.0 del 2013, mentre quella in lavorazione è del 2018. Nella versione del 2013 però Frhed non c’è, e il changelog dice che è stato rimosso dalla GUI nel 2009.

Nella maggior parte delle distribuzioni manca il file di esempio che definisce le struttre/template/pattern identificate dal programma, sample.tpl , ma si tratta di un semplice file di  testo che contiene queste tre righe:

BYTE filetype
WORD version
DWORD filelength

La prima parola indica quanti byte accorpare, la seconda indica il nome dato a quell’accorpamento.

Altri valori possibili sono solo “float” e “double”, quindi complessivamente le parole chiave possibili, con la rispettiva lunghezza in byte, sono:

  • BYTE  – 1
  • WORD – 2
  • DWORD – 4
  • float – ???
  • double – ???

 

Sembra che le uniche versioni compilate per Windows disponibili per download siano quelle su soruceforge, la cui ultima è la 1.6.0 del 2009 (o una 1.7.1 definita “instabile”):

http://frhed.sourceforge.net/en/

Richiesta di chiarimento

 

 

WxMEdit

https://wxmedit.github.io/downloads.html (3.1, anno ignoto)

https://sourceforge.net/projects/wxmedit/ (3.1, 2016)

 

 

 

WxHexEditor

https://github.com/EUA/wxHexEditor

I  template/pattern/structure vengono chiamati “tags”.

E’ piuttosto acerbo e con diversi bug, ma evidenzia correttamente le tag e mostra in un unico pannello le posizioni (cliccabili) di tutte le ripetizioni dei risultati di ricerca (ma non delle tag…)

 

Preon

https://github.com/preon/preon

(da compilare)

 

 

Kaitai Struct

http://kaitai.io/

 

Hex Editor Neo

https://freehexeditorneo.com/

 

 

Binary Viewer

http://www.proxoft.com/binaryViewer.aspx

Chiama i pattern “hexadecimal sequences”, stanno nella finestra di dialogo della ricerca.

 

Hexinator

(già noto come “Synalyze It!”, nato inizialmente su Macintosh, forse a pagamento)

https://hexinator.com/

 

Signatures database

https://www.filesignatures.net/index.php?search=jpg&mode=EXT

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Diario elettrico greengo Icaro: 19/4/2018, sbrinamento del parabrezza

Posted in Uncategorized by jumpjack on 19 aprile 2018

Sembra che la mia Icaro A1 abbia dei problemi con lo sbrinamento del parabrezza appannato: ho scoperto che probabilmente la causa è la mancanza di una presa d’aria esterna nell’impianto d’areazione, cioè in pratica in questo mezzo il sistema di aerazione ha soltanto il ricircolo,perché la ventola che soffia sul parabrezza pesca aria solo da sotto al cruscotto.

Dentro al vano motore,a sinistra e a destra,ci sono due buchi dai quali pensavo di poter far entrare l’aria nell’abitacolo, perché anche dentro all’abitacolo stesso, a sinistra e a destra, ci sono due buchi laterali. Però, mettendo dentro a uno dei buchi esterni il tubo dell’aspirapolvere impostanto su soffiante, dal buco dentro all’abitacolo non esce aria,quindi i buchi non sono passanti.

Ho quindi esaminato più a fondo il vano motore e ho trovato un punto in cui è possibile aprire un foro di areazione per far entrare aria esterna dentro l’abitacolo e farla arrivare alla ventola.

All’interno questo spazio corrisponde a un punto tra il pedale del freno e la ventola. Inizialmente pensavo di fare un grosso buco col frullino, ma lo spazio per lavorare nel cofano è poco, e comunque le scintille andrebbero in giro dappertutto lasciando particelle metalliche in giro per gli apparati elettronici, cosa che non è consigliabile. Usare il frullino dentro l’abitacolo con la moquette è ancora peggio, quindi ho optato per un’altra soluzione cioè il trapano: ho quindi fatto una serie di buchi tipo quelli che si fanno davanti a un altoparlante, in modo che sommandosi insieme forniscano una portata d’aria abbastanza grande.

In realtà ho dovuto farli un po’ più in basso rispetto all’area indicata nella foto, perché quella zona risulta troppo inclinata, per cui il trapano scivolava, mentre nella parte più in basso è possibile tenere il trapano perpendicolare alla superficie del telaio e quindi effettuare correttamente i buchi.

Ecco i buchi visti dall’interno in due foto senza flash e con flash:

Il cavo che si vede è quello dell’acceleratore, ma è molto più lontano dai buchi di quello che sembra nella foto: almeno 10 cm.

Da fuori:

A questo punto dovrebbe bastare creare (con cartapesta, vetroresina o altro) un tubo di collegamento tra la ventola,che è distante solo 20 cm,e questa nuova presa d’aria,per fare in modo che sul parabrezza arrivi aria esterna riuscendo così a sbrinarlo.

Oppure potrebbe persino bastare il fatto che la presa d’aria è così vicina, per far entrare un po’ di aria esterna nella ventola; prima di cercare di costruire il tubo farò quindi qualche prova per un paio di giorni senza.

Diario elettrico greengo icaro: manutenzione autoradio

Posted in Diario elettrico GreenGo Icaro, Uncategorized by jumpjack on 15 aprile 2018

In realtà parlare di autoradio è limitante perché si tratta in realtà di un computer di bordo con navigatore,lettore mp3,lettore video e quant’altro; comunque queste istruzioni illustrate mostrano come si fa a smontarlo;bisogna innanzitutto togliere le bocchette dell’aria semplicemente sfilandole; stessa cosa va fatta con le due manopole del riscaldamento mentre la terza è finita. Fatto questo bisogna togliere la mascherina grigia che è a incastro. Quindi con un cacciavite di plastica (per non rigare la mascherina) bisogna fare leva e sbloccare le linguette. In questo modo diventano visibili tre viti che servono a bloccare la mascherina nera. una volta tolte quelle si sfila la mascherina nera e si libera la visuale del navigatore, che a sua volta è bloccato da altre viti. togliendo quelle viti si accede al retro del navigatore,dove sono visibili le due prese per l’antenna della radio e l’antenna del GPS.

Appunti su Ara Pacis e teca del Morpurgo

Posted in Uncategorized by jumpjack on 4 gennaio 2018

Da qualche mese sto effettuando uno studio storico sulla cosiddetta “Teca del Morpurgo”, una strana “costruzione provvisoria” costruita nel 1938 a protezione di un antico monumento romano, l’Ara Pacis; talmente “provvisoria” che, con alterne vicende, è rimasta lì fino al 1996, quando è stata distrutta… per costruirne una ancora più brutta e ancora più grande!

Solo che non c’è traccia di tutta la storia della teca nell’odierno Museo dell’Ara Pacis, sebbene sia uno dei monumenti più famigerati di Roma, al punto che i turisti vanno a visitarlo perchè “hanno sentito dire che è famoso”, e non certo perchè sia qualcosa di bello… Così ho deciso di ricostruire la storia del monumento tramite realtà virtuale.

Ogni tanto vado in qualche biblioteca o archivio di Roma in cerca di  fonti storiche, ma al momento persiste un’impenetrabile  cortina di fumo su quello che è successo alla teca tra il 10 giugno 1940 (giorno di entrata in guerra dell’Italia e della copertura dell’Ara con sacchetti di sabbia antibomba) e il 1956, anno della prima foto in cui si vede la teca transennata da muri di cemento alti 4 metri e mezzo. Quando siano stati costruiti di preciso, e perchè, non è dato di sapere.

Però oggi un’ “incursione” nell’archivio del Museo di Roma mi ha permesso di individuare un periodo storico ben preciso ricco di fonti scritte: febbraio-aprile 1942, quando ben 5 giornali romani ospitavano i “battibecchi” di archeologi, studiosi e politici su quale potesse essere la miglior sistemazione definitiva dell’Ara Pacis:

  1. il popolo di roma
  2. il messaggero
  3. la tribuna
  4. l’osservatore romano
  5. il tevere

Non sono al momento ancora riuscito a trovare nessun altro archivio online oltre quello del Messaggero… che però chiede 1 euro per ogni numero consultato! Vedremo se riuscirò a trovare da qualche parte gli altri.

Intanto, ecco alcune cose che ho scoperto nella fonte al momento più ricca che ho trovato, “Ma non era quello che si voleva”- L’Ara Pacis Augustae. Una storia tutta romana , di Elena Cagiano de Azevedo, in “Strenna dei Romanisti”, 21/4/2005, , pp.105-129 – Inventario Museo di Roma: CD/1/F/STR

  • fine dicembre 1937: scoppio tubi di congelamento
  • 22/10/38: chiusa per crollo intonaci
  • novembre 1938: infiltrazioni nei sotterranei
  • 1942: ancora “imballata” nei sacchetti, oggetto di vandalismo (p.126); molti articoli di giornale la definiscono “provvisoria dimora”
  • Nel 1948 la competenza per l’Ara passa dallo Stato al comune di roma
  • Nel messaggero del 24 settembre 1938 viene paragonata all’edificio della citroen di van goeten a bruxelles (v. anche brinckmann )
  • Prima di essere messa nella teca era ancora colorata, p.126

Articoli di giornale (e autori) che la citano:

  • 25/2/1942: Biancale
  • 27/2/1942: Popolo di roma: Alessandrini, Amerigo Caravacci, Marcello Piacentini
  • 3/3/1942: Il tevere
  • 8/3/1942: Giornale d’italia, Bacchiani
  • 14/3/1942: Popolo di Roma, Amerigo Cavacci
  • 7 e 13 marzo 1942: il messaggero, Biancale
  • 24/2/1942: corriere della sera
  • 26/2/1942: popolo d’italia

 

Diario elettrico hoverboard – Puntata 1 – 11 marzo 2017: l’acquisto

Posted in ambiente, hoverboard, scooter elettrici, Uncategorized by jumpjack on 13 marzo 2017

Si apre con questo post un nuovo “diario di bordo” di un mezzo elettrico; sempre a due ruote…. ma questa volta parallele!

Si tratta di uno di quelli che comunemente vengono soprannominati “hoverboard”, in omaggio allo “skateboard volante” (o “volopattino”) che, nel 1985, fu previsto che sarebbe stato inventato entro il 2015 e usato da Marty Mc Fly per sfuggire ai suoi inseguitori nel film “Ritorno al futuro”.

 

 

In realtà, il 2015 è passato ma nessuno è ancora riuscito a inventare un “annullatore gravitazionale”, per cui qualunque “board” deve ancora stare saldamente appoggiata a terra; però anzichè avere 4 ruote, adesso può averne 2…. o persino solo una: esistono anche infatti degli strambi “skateboard monoruota” con un unico ruotone centrale, ma anche veri e propri “monoruota” con due pedane laterali dove poggiare  i piedi…

Sì insomma, i potenti e compatti motori brushless, insieme alle potenti e compatte batterie al litio, hanno ormai permesso di realizzare i mezzi di trasporto più impensati!

Quello che ho comprato io è un modello “simil-Segway”, cioè a pedana singola e con manubrio, perchè lo trovo più comodo e stabile, e perchè avendo un manubrio può anche essere semplicemente “trainato”, anzichè portato in braccio (anche se pesa solo 10 kg), in caso ci si trovi a dover attraversare tratti non percorribili “a ruote”; in più al manubrio si possono anche appoggiare/appendere borse e giacchetti.

Purtroppo, anche se ha le ruote un po’ più grandi degli hoverboard senza manubrio, anche questo hoverboard, come quelli piccoli, ha le ruote in gomma piena senza camera d’aria, quindi anche la minima asperità di 1-2 cm “si sente”, e se non si sta attenti può anche rendere difficoltoso il movimento (diciamo insomma che i sampietrini non sono il fondo ideale per questo tipo di hoverboard). In realtò la circolazione fuori da aree private è al momento vietata, quindi la cosa non dovrebbe essere un problema: la legge attuale prevede infatti che tali mezzi possano essere usati solo in aree private… quindi dentro casa, su pavimento ben liscio.

I dettagli sula guida li rimando a un prossimo post, da compilare dopo aver percorso qualche chilometro di prova. (questi mezzi sono dati per 20 km di autonomia in condizioni indeali, quindi immagino non più di 10 in condizioni reali… che sono più che sufficienti per un pedone!)

  • Costo di acquisto: 319,00 euro da Mediaworld.
  • Modello: ….
  • Autonomia dichiarata: 20 km
  • Autonomia reale ipotizzabile: 10 km
  • Batteria: ~150 Wh, 36V, 4.5Ah
  • Velocità max: 20 km/h

 

Annotazioni preliminari:

  1. Manca un avvisatore acustico tipo “campanello di bici”, però c’è un avvisatore acustico automatico di retromarcia.
  2. Sono presenti indicatori di direzione automatici, ma sono blu.
  3. Ci vorrebbe un gancetto sul manubrio per appendere meglio borse o giacchetti.
  4. Percorsi almeno 7 km con una carica (però non misurati dall’inizio…).
  5. Ruote piene, i sampietrini si sentono tutti…
  6. Manubrio regolabile in alteza.
  7. Da manuale: vietato ai minori di 8 anni, vietato uso in luoghi pubblici, vietato uso di notte.
  8. Display stato batteria scomodissimo, situato dietro ai piedi.
  9. Manca stabilizzatore di tensione, quindi in salita e in accelerazione l’indicatore della batteria scende parecchio.
  10. Modalità “follia” attivabile da telecomando: il mezzo cammina da solo anche senza nessuno sopra! Ma non è manovrabile tramite telecomando! E non sta fermo, cammina in avanti da solo!
  11. Autolimitazione di legge a 6 km/h non disponibile.
  12. Nessun display sul manubrio, nonostante l’apparente predisposizione.

Dati da aggiungere su Wikipedia:

Comparsa sul mercato

Sul finire del 2016 hanno iniziato a comparire sul mercato particolari mezzi di trasporto che, pur non essendo ovviamente volanti, sono stato presto soprannominati “hoverboard”, probabilmente proprio in omaggio al “volopattino” del film “Ritorno al futuro“; trattasi in realtà di “self balancing scooter”, ossia “scooter autobilancianti”, cioè veicoli a due ruote parallele che, mediante sensori giroscopici e opportuna elettronica di bordo, riescono a mentenersi in equilibrio orizzontale, anche con persone a bordo, senza bisogno di appoggi ulteriori e senza bisogno di essere in movimento, dando l’impressione di essere “impossibili”, un po’ come lo è l’hoverboard del film.

Come funzionano

Come accennato, un “self balancing scooter” è in grado di mantenersi in equilibrio orizzontale e sostenere il peso di una persona pur avendo 2 soli punti di appoggio, mentre tecnicamente il numero minimo di punti di appoggio necessari perchè un oggetto sia stabilmente appoggiato sul terreno è 3, per contrastare i due gradi di libertà che causano i movimenti di rollìo (rotazione destra-sinistra) e beccheggio (rotazione avanti-indietro).

Gli hoverboard possono quindi restare in equilibrio solo fintantochè sono accesi e l’elettronica di bordo comanda opportunamente i due motori delle ruote; tali motori sono indipendenti e di tipo brushless, una tecnologia che consente alta potenza in volume ridotto e non richiede operazioni di manutenzione come la sostituzione periodica delle spazzole.

Per poter comandare opportunamente i motori delle due ruote, l’elettronica di bordo deve conoscere in ogni istante l’orientamento rispetto al suolo della “tavola” o “pedana”, che al tempo stesso unisce le due ruote e funge da supporto per il guidatore ([1]); a tale scopo utilizza sensori giroscopici e accelerometri: un sensore giroscopico rileva la velocità di rotazione di un oggetto, mentre un accelerometro a tre assi rileva la posizione statica di rotazione di un oggetto rispetto a un sistema di riferimento predefinito, ad esempio quello in cui gli assi X e Y sono paralleli al terreno e Z ha la direzione dell’accelerazione di gravità e il verso opposto (punta cioè verso l’alto).

I sensori vengono utilizzati anche per comandare movimento e sterzata del mezzo, in modi diversi a seconda del tipo di hoverboard: a tavola singola e a tavola spezzata.

 

Hoverboard a tavola singola

In questi modelli il guidatore poggia su un’unica tavola che unisce le due ruote; tale tavola può essere inclinata dal guidatore solo in avanti e indietro, per comandare il movimento in avanti o indietro e la frenata; per svoltare a destra e a sinistra occorre quindi un comando separato, costituito generalmente da una sorta di manubrio, ossia un’asta orizzontale fissata alla pedana tramite un’asta verticale; tale manubrio, però, a differenza di quello di cicli e motocicli, non funziona per rotazione intorno all’asse verticale, ma per rotazione intorno a un asse orizzontale: è infatti incernierato sulla pedana di sostegno, e piegandolo verso destra o verso sinistra fa sì che le due ruote vengano fatte girare a velocità diverse, innescando così una rotazione della pedana intorno all’asse orizzontale (imbardata).

 

Hoverboard a tavola spezzata

In questa variante non è presente un manubrio, quindi anche la rotazione sull’asse verticale (imbardata) è controllata tramite inclinazione della tavola; essa è quindi divisa in due parti separate al centro, che possono essere inclinate separatamente in avanti e indietro tramite rotazione dei piedi da parte del guidatore; l’inclinazione delle semi-tavole determina direzione e velocità di rotazione delle singole ruote, per cui se le due inclinazioni sono uguali in avanti o indietro, il mezzo si muoverà in linea retta, altrimenti girerà verso destra o verso sinistra.

Sicurezza

Per garantire un certo grado di sicurezza, sulla pedana possono essere presenti dei sensori di pressione: se rilevano la presenza del guidatore, attivano l’autobilanciamento e il controllo di velocità e rotazione, altrimenti l’hoverboard resta inerte e, di fatto, disattivato, di modo che non può muoversi in modo autonomo. Tali sensori hanno una sensibilità tale per cui è necessario che il guidatore abbia almeno un peso minimo per essere attivati, motivo per cui alcuni modelli non sono adatti, ad esempio, a guidatori di peso inferiore a 35 kg, che non attiverebbero correttamente i sensori col proprio peso.

Gli hoverboard sono in grado di muoversi a velocità considerevoli rispetto a quella di un pedone (10 km/h quelli a tavola spezzata, 20 km/h quelli a tavola singola), e anche la velocità di rotazione intorno al proprio asse può essere considerevole se non opportunamente dosata, motivo per cui il loro utilizzo è vietato ai bambini di età inferiore agli 8 anni, mentre tra gli 8 e 18 anni è consigliata al supervisione di un adulto, perhcè, anche se il guidatore è in grado di padroneggiare il mezzo, esso è comunque in grado potenzialemente di recare danno sia al guidatore stesso che a terzi, richiedendo quindi un certo grado di responsabilità.

Normativa

Essendo mezzi di recentissima comparsa sul mercato, non esiste ancora una normativa specifica che li riguardi, per cui di fatto il loro utilizzo in luoghi pubblici o strade è vietato dalla legge, che ne consente quindi l’utilizzo solo in aree private (casa, giardino). Unica eccezione esiste attualmente (marzo 2017) per il modello “Segway” (mezzo autobilanciante a tavola singola con manubrio), in commercio da più di 15 anni e in uso anche presso le Forze dell’Ordine, e per il quale il Ministero dei Trasporti ha emesso una legge su misura (nota 26702 del 20.03.07), qui sotto riassunta nei punti salienti:

Il Ministero dei Trasporti italiano, Dipartimento per i Trasporti Terrestri, personale, affari generali e pianificazione generale dei trasporti, con propria nota 26702 del 20.03.07, riassume i criteri per l’utilizzo di Segway PT su “marciapiedi”, “aree pedonali” e “piste ciclabili” definiti dall’art. 3 del Codice della Strada (CdS), dettando le seguenti limitazioni:

  1. velocità massima non superiore a 6 Km/h con sistema di limitazione predisposto dal costruttore, per le “aree pedonali” e per i “marciapiedi”;
  2. velocità massima non superiore a 20 Km/h su piste ciclabili;
  3. obbligo di dare la precedenza ai pedoni e di tenere la destra sui marciapiedi;
  4. divieto di utilizzo a conducenti con età inferiore a 16 anni;
  5. divieto di utilizzo in condizioni di scarsa visibilità. Per esempio marciapiedi e piste ciclabili per niente o poco illuminate durante le ore notturne.
  6. tali limitazioni non sussistono per quanto riguarda un possibile utilizzo del mezzo da parte delle forze armate di cui all’art. 11 c. 1 del CdS e agli enti o corpi equiparati ai sensi del c. 11 dello stesso articolo, e da parte delle polizie municipali.

[…]

Il Ministero chiarisce, inoltre, che Segway PT non rientra tra gli acceleratori di andatura di cui ai commi 8 e 9 dell’art. 190 del CdS in quanto trattasi di mezzo non funzionante a propulsione esclusivamente muscolare.

 

Nel 2012 è stata proposta una modifica all’articolo 50 del Codice della Strada (successivamente riproposta nel 2013 come  emendamento 4.141 al Disegno Di Legge  S.1120 nel 2013 (RESPINTO), poi riproposta nel 2014 come emendamento 1.06 al Disegno Di Legge C.1512 ) per aggiungervi la definizione di “mezzo elettrico con bilanciamento assistito”; tale modifica cambierebbe l’articolo 50 come segue (in neretto l’aggiunta):

Art. 50.Velocipedi.

1. I velocipedi sono i veicoli con due ruote o più ruote funzionanti a propulsione esclusivamente muscolare, per mezzo di pedali o di analoghi dispositivi, azionati dalle persone che si trovano sul veicolo; sono altresì considerati velocipedi le biciclette a pedalata assistita, dotate di un motore ausiliario elettrico avente potenza nominale continua massima di 0,25 KW la cui alimentazione è progressivamente ridotta ed infine interrotta quando il veicolo raggiunge i 25 km/h o prima se il ciclista smette di pedalare nonché i mezzi elettrici, concepiti per il trasporto di una sola persona di età non inferiore a 16 anni, con bilanciamento assistito ovvero dotati di due ruote in asse con sistemi e sottosistemi di sicurezza ridondanti che hanno una velocità massima di 20 Km/h con possibilità di autolimitazione a 6 Km/h. 2. I velocipedi non possono superare 1,30 m di larghezza, 3 m di lunghezza e 2,20 m di altezza.

Al 13 marzo 2017 questa modifica non è stata ancora approvata.

 

Diario elettrico Ecojumbo 5000 – Riparazione motore, post di riepilogo

Posted in Uncategorized by jumpjack on 28 febbraio 2017

Questo è un post di riepilogo, per mio personale riferimento ma in qualche modo utile anche ad altri, su quanto accaduto, su come smontare il motore e su come rimontarlo.

Danneggiamento sul lato sinistro del motore (lato cavi, lato opposto del freno e della valvola)

20161129_181809.jpg

Sul lato destro (freno a disco e valvola) c’era già una piccola bozza, che però non comprometteva la tenuta del copertone:

20161129_181833.jpg

 

E’ importante conoscere questi dettagli perchè il nuovo pneumatico che ho montato, della Pirelli, ha un verso diverso di montaggio (e di rotazione) a seconda se montato sulla ruota posteriore o anteriore, e si può montare sul cerchione solo quando lo statore non è inserito al suo interno.

 

Smontaggio

E’ importante annotarsi sul cerchione con un pennarello da quale parte si trova il cavo del motore, per poter poi  reinserire lo statore dal lato giusto.

Nel mio motore, da un lato ci sono i cavi, dall’altro il disco del freno e la valvola di gonfiaggio.

Dismounting 5000 W brushless hub motor

Dismounting 5000 W brushless hub motor

Rimontaggio

Questa foto mostra la posizione esatta del danno, non più visibile una volta riparato, ma rintracciabile in base alla posizione dei forellini sul cerchione; la figura va tenuta presente al momento del reinserimento dello statore, perchè il lato-cavi deve stare da questa parte del cerchione, quindi questo lato del cerchione è quello che deve essere visibile quando il cerchione stesso è appoggiato su un supporto in attesa dell’inserimento dello statore.

20161205_170515.jpg

 

Una volta reinserito lo statore bisogna capovolgere il tutto e mettere in vista il lato non danneggiato, su cui andrà reinserito il disco copri-rotore, visibile in basso a sinistra nella foto che segue:

20161209_162500.jpg

 

 

 

Cablaggi/Collegamenti

Corrispondenza motore-centralina:

  • Giallo = C
  • Verde = A
  • Blu = B

Questa foto mostra i miei cablaggi finali per i cavi di potenza; sfortunatamente, non avendo un cavo nero così massiccio, ho usato un cavo blu anche per una massa (ultimo cavo sulla destra), quindi OCCHIO!

cablaggi-potenza-all

Questa mostra invece i cablaggi dei sensori di hall di riserva:

hall-secondari

In questa foto purtroppo di pessima qualità è possibile invece vedere com’erano i cablaggi originali dei sensori di hall primari:

vecchi-cablaggi

 

 

Quest’immagine mostra i cablaggi interni dei sensori di hall primari, quelli che mi si sono rotti; purtroppo gli altri non sono visibili, e il coperchio posteriore non si riesce a smontare.

interno-motorehall