Jumping Jack Flash weblog

UltraHD: 4K, 8K…. qual è la distanza minima a cui vanno osservate queste superTV?

Posted in 3d, hardware, Scienza, TV by jumpjack on 3 marzo 2015

A prescindere dalle opinioni e dai gusti personali, esistono parametri tecnici che permettono di determinare quale risoluzione della TV è adatta a una certa stanza, in base alla distanza da cui questa TV deve essere osservata. Intuitivamente, è ovvio che guardare una TV SD (576 linee ) da 50″ da 30 cm di distanza non è di nessuna utilità perchè si vedrebbero pixel grossi come case, così come non ha senso guardare un 27 pollici in 8K da 10 metri di distanza perchè apparirebbe…. come un unico pixel!

Ho però voluto provare a quantificare la cosa, compilando una tabella (aggiornamento: vedi anche pagina interattiva) che permette così, con un colpo d’occhio, se un certo televisore “avrebbe senso” in una certa stanza oppure no.
Nella tabella ho evidenziato in arancione la distanza minima di visione di circa 2 metri, perchè è difficile che qualcuno si piazzi a meno di due metri da un televisore, anzi, magari saranno almeno 3….

UltraHD, 4K e 8K

In grigio alcuni “valori impossibili”: un 40″ FullHD andrebbe guardato a 1,584 metri di distanza, perchè andando più lontano non se ne apprezzano più i dettagli, finchè, arrivati a 3,168 metri, apparirebbe come un HDReady! Allo stesso modo, un 4K da 60 pollici è inutile, perchè già oltre 1,188 metri non si apprezzano più i 4K, bisognerebbe andare sui 100 pollici!

Gli altri valori hanno questo significato:

  • Dmin: sotto questa distanza sono distinguibili i singoli subixel rosso, verde e blu, quindi in pratica il televisore “non funziona più”, perchè “non si vedono i colori” delle immagini, si vedono solo tanti puntini rossi, verdi e blu di varie luminosità. Ovviamente bisogna tenersi ben lontani da questa distanza per potersi godere la TV!
  • Dopt: distanza ottimale; sotto questa distanza si inizia a intravedere la trama dello schermo (“effetto zanzariera”); sopra questa distanza, due pixel adiacenti iniziano a “fondersi” l’uno con l’altro, riducendo la risoluzione effettivamente osservata.
  • Dmax: da questa distanza in poi, l’occhio non riesce a distinguere due pixel adiacenti, ma li vede come se fossero uno solo, quindi di fatto è come se una tv 8K fosse una 4K, o una FullHD avesse 540 linee invece che 1080 (meno di una SD!).

I miei calcoli sono basati sull’assunzione che l’occhio umano sia in grado di vedere due punti come distinti se sono separati da almeno 1/60 di grado (“acuità visiva”).
La formula risultante da questa considerazione è:
Dopt = (p/2) * 0,000145  (distanza risultante: in mm)

Dove “p” è la dimensione del pixel, che dipende ovviamente da numero di linee e dimensioni dello schermo.

Ho potuto  verificare i calcoli solo col mio televisore FullHD, col quale inizio a distinguere la trama dello schermo a una distanza di circa 1,1-1,2 metri, rispetto agli 1,267 previsti dalla formula.
Sui vostri televisori che valori ottenete?

 

La trigonometria che sta dietro tutto questo:

acuita2

 

 

 

acuita3

 

Il tutto, ovviamente, “salvo errori od omissioni”.

 

Nota tecnica personale: sì, penso che 4K e 8K siano totalmente inutili… a meno di applicare un foglio lenticolare sullo schermo per farlo diventare autostereoscopico, cioè 3d senza bisogno di occhiali… Ne parlerò in altro post quando avrò verificato la cosa. Dico solo che in una TV 8K da 32″ ci sono 276 linee verticali per pollice, contro le 46 di un HD Ready.

 

Immagine ingrandita di schermo Samsung FullHD 32″:

pixel

 

Stessa immagine su stesso schermo FullHD, ma trasmessa in FullHD (sinistra) e in SD (destra):

loghi-discovery-zoom

 

AGGIORNAMENTO DICEMBRE 2016

Ho scoperto un altro utilizzo sensato del 4k (e anche dell’8k), oltre all’autostereoscopia basata su tecnologia lenticolare: le foto a 360°. In queste foto si osserva non l’interezza, ma solo un piccolo spicchio alla volta, alto forse 1/2 o 1/4 dell’intera immagine; se  è 1/2 (verifiche in corso…), affinchè l’immagine sia FullHD, l’immagine 360 totale deve avere almeno 2160 linee, cioè essere una 4k! Se però lo spicchio occupa solo 1/4 dell’immagine, servirà addirittura un 8k.

 

Immagini radar dell’asteroide che ha “sfiorato” la Terra il 26 gennaio 2015

Posted in astronomia, Scienza by jumpjack on 27 gennaio 2015

Come sempre, “sfiorato” va inteso in senso astronomico: considerando che il sistema solare è largo 4.500.00.000 chilometri (quattro miliardi e mezzo di chilometri, considerando Nettuno come “confine”), un oggetto che passa 4000 volte più vicino di così, cioè a “soli” 1.200.000 km dalla Terra, ci ha praticamente “sfiorato”.

In realtà, la Luna, che è il corpo celeste più vicino a noi, è lontana 380.000 km, quindi questo asteroide è passato 3 volte più lontano.

Però, era abbastanza “vicino” da poter essere osservato dai radar della NASA, che hanno permesso di realizzare questa interessantissima animazione:

L’ “ombra” che si avvicina dall’alto non è, come certo molti siti stupidi si appresteranno a dire, un’astronave aliena 🙂 , ma un secondo asteroide, in orbita intorno a quello principale! Anche se non è il primo caso osservato (la prima fu Dactyl intorno a Ida, osservata dalla sonda interplanetaria Galileo nel 1993), credo sia la prima volta che un asteroide “con compagno” passa vicino alla Terra e viene osservato col radar.

L’asteroide principale, battezzato “2004 BL86”, ha un diametro di 325 metri, quello orbitante 70 metri: praticamente un palazzo che orbita intorno a una collina. Nello spazio è possibile anche questo! 🙂
Per esempio, è anche stato appena scoperto che intorno alla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, attualmente sotto esame da parte della sonda Rosetta, ci sono almeno 350 microasteroidi in orbita, con diametro da 4 cm a 2 metri!

Ultima precisazione:
asteroide = in transito
meteora = ingresso in atmosfera terrestre senza arrivare al suolo
meteorite = impatto con il suolo

————

Immagini radar di altri asteroidi:

http://echo.jpl.nasa.gov/

 

Studio terremoto Firenze dicembre 2014

Posted in Scienza, terremoto by jumpjack on 22 dicembre 2014

Analisi indipendente dei dati pubblicati dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

screenshot-firenze

Tramite i dati scaricati dal sito dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e una macro Excel da me realizzata, ho creato un file KML che permette di visualizzare l’evoluzione temporale dello sciame sismico in corso a Firenze dal 18 dicembre 2014.
Il file macro-terremoti-ISIDE-INGV-ITACA-firenze2014.xls contiene la macro CreaKML che prende in ingresso il file KML ottenuto dal sito ISIDE e ne produce uno con timestamp, ossia con animazione incorporata.
NOTA: il file KML di origine deve essere prima convertito in formato DOS, perchè se lasciato in formato UNIX non viene letto correttamente dalla macro. Alla fine di ogni riga di dati ci devono essere cioè i caratteri esadecimali 0xd e 0xa.
Esportando invece i dati ISIDE in formato CSV ed importandoli in Excel è possibile ottenere i grafici i distribuzione di magnitudo e profondità.

I file sono disponibili qui:
http://jumpjack.altervista.org/firenze-2014-con-macro-INGV.xls
http://jumpjack.altervista.org/macro-terremoti-ISIDE-INGV-ITACA-firenze2014.xls

File KML per Google Earth: http://jumpjack.altervista.org/terremoto-firenze-2014.kmz

magnitudo

profondita

Video su youtube:

****** NOTA: le conoscenze scientifiche attuali non permettono di prevedere le prossime scosse di un terremoto. Questo video e la relativa macro permettono solo di studiare le scosse già avvenute. ****

Il ritorno della realtà virtuale

Posted in 3d by jumpjack on 14 giugno 2014

Qualcosa come 20 anni fa esisteva una rivista intitolata “VR –  Virtual Reality”; erano gli anni ’90, e sembrava che ci sarebbe presto stato il boom della realtà virtuale immersiva, quella con casco e/o occhiali che isolano dall’esterno e fanno vedere una simulazione 3d.

Ma erano appunto gli anni ’90… il computer più potente era forse un 486 a 33 MHz! Ricordo che a ENADA, la “fiera del videogioco”, provai un sistema di realtà virtuale: usava BEN due 486 a 66MHz in parallelo per visualizzare un mondo 3d fatto di triangoli e poligoni senza texture! E dovevo stare dentro una specie di “recinto elettromagnetico”, dove una balaustra elettromagnetica rilevava la posizione del casco sulla mia testa per determinare i parametri di simulazione… All’epoca non c’erano mica i cellulari con acceleometri e giroscopi!
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Costruzione spina Mennekes fatta in casa – puntata 5

Posted in 3d, auto elettriche, elettricita, scooter elettrici by jumpjack on 31 maggio 2014

Una volta trovate le misure, realizzare un modello 3d è solo questione di tempo e pazienza; come primo prototipo ho scelto una versione leggerissima di spina, avente lo scopo principale di studiare ingombri e resistenza strutturale.

Ecco il primo risultato, del costo di circa 10 euro:

IMG_20140531_125519

La spina è ridotta letteralmente all’osso; i sette grossi buchi in realtà probabilmente non servono, in quanto di fatto servono solo a permettere ai pin di… attraversare i 5 cm di plastica di protezione per le dita! Essendo infatti i pin molto massicci (5 pin da 6 mm più 2 da 3mm), dovrebbero essere sufficienti loro a mantenere la spina in posizione.

Adesso però viene la parte difficile: dove trovare questi pin? Li ho cercati online in lungo e in largo, ma alla fine li ho trovati in un negozio fisico:
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Ricerca disperata di energia: Energy Harvesting

Posted in ambiente, elettricita, energia, Scienza by jumpjack on 23 maggio 2014

 

La sete di energia della civiltà moderna è in costante aumento, e bisogna quindi cercare di raggranellarne un po’ ovunque.

“Raggranellare” letteralmente, perché esistono modi per raccogliere l’energia al limite della “disperazione energetica”, visto che permettono di sfruttare potenze dell’ordine di microwatt (milionesimi di watt) per centimetro cubo!

Sono i cosiddetti metodi di “energy harvesting” o “energy scavenging”; ho trovato una ricerca (Tesi di Laurea di Daniele Costarella, 2013), incredibilmente in italiano, che li riassume in una interessante tabella, che riporto qui a beneficio di Google:

 

Energia solare con pannelli di rendimento del 15%:

  • Potenza disponibile all’esterno in pieno sole: 15000 microW/cm2
  • All’esterno all’ombra: 150 microW/cm2
  • All’interno di un edificio: 10 microW/cm2

 

10 microW sembrano un’inezia, eppure sappiamo tutti come una calcolatrice tascabile non abbia problemi a funzionare all’interno di un edificio, usando un minuscolo pannellino di 5 o 6 cm2, quindi da circa 60 mW di potenza. Ecco allora che assume un  senso pensare di sfruttare queste altre micro-fonti di energia per alimentare minuscoli apparati elettronici, come ad esempio reti di sensori wireless.

 

Potenza disponibile da:

  • Vibrazione di macchinari: 100-1000 microW/cm3
  • Movimento corpo umano: 1-10 microW/cm3
  • Rumore acustico: 1 microW/cm2
  • Flusso d’aria: 750 microW/cm2
  • Gradienti di temperatura: 1-1000 microW/cm2 @10°C deltaT (dipende ovviamente dall’entità della differenza di temperatura)
  • Radiazione EM dispersa (onde radio/TV): 50 microW (a 5 metri da una sorgente da 1W @ 2.4 GHz)
  • Termosifone a 50°C sopra la temperatura ambiente: 140.000 microW/cm2 (*)
  • Calore corpo umano: 100  microWatt/cm2 (*)

 

Per confronto, i consumi di vari tipi di sensori sono:

  • Temperatura: 26 microW
  • Luce: 99 microW
  • Umidità: 990 microW
  • Vibrazioni: 1980 microW
  • Pressione barometrica: 35000 microW

 

 

(*) In questo caso non si sfrutterebbe il calore di per sé, ma il flusso di calore dal termosifone all’ambiente, che quindi riceverebbe comunque il calore; non ci sarebbe quindi un aumento di consumo della caldaia. I dispositivi che lo permettono sono i generatori termoelettrici ad effetto Seebeck.

 

 

Macchina del tempo di Herbert George Wells stampata in 3d – modello acquistabile online

Posted in 3d, Uncategorized, varie by jumpjack on 14 maggio 2014

Ho realizzato questo modello diversi mesi fa; mi è costato lunghe fatiche e ore di modellazione e correzioni con sketchup, partendo da un semplice modello già presente sulla 3d Google Warehouse non pensato per la stampa 3d, ma solo per la visualizzazione a schermo.

 

Riuscire a tappare tutti i buchi e buchini, a eliminare tutte le superfici impossibili, i lati invertiti e le intersezioni sbagliate è stato un lavoraccio… ma ora ho sullo scaffale della mia libreria un simpatico modellino di 10 cm della macchina del tempo di Orson Welles!

E adesso è anche ordinabile/stampabile da chiunque:


Want to get a set?

+ + + + +


Purtroppo tutti i pezzi insieme, benche minimzzati e “svuotati” il più possibile per ridurre i costi, costano complessivamente circa 50 euro!

Ma è roba da collezionisti…

 

Qui ci sono i restanti oggetti del mio negozio online, tra cui anche alcuni oggetti attualmente in test di stampa (i vari supporto per cellulari e macchine fotografiche), che, se funzioneranno, presenterò al Maker Faire di Ottobre a Roma:

https://www.shapeways.com/shops/jumpjack

Il pezzo forte è il “supporto per selfie per iPhone” (o qualunque altro cellulare spesso fino a 10 mm):

https://www.shapeways.com/model/1919550/iphone-and-smartphone-holder-for-selfie.html?li=aeTabs

Per soli 5 euro potere accaparrarvi questo minuscolo e geniale maccanismo :-), che una volta chiuso sta comodamente nel portachiavi (c’è anche un buco apposito per infilarci un moschettone o un anello), mentre aperto dà al cellulare la stabilità necessaria per stare in piedi o o orizzontale, volendo anche con una certa inclinazione (quanto basta per inquadrarvi la faccia invece dei piedi se lo poggiate a terra…).

Non è pensato come supporto per utilizzare continuativamente il cell, perchè non è abbastanza stabile ed equilibrato per sostenere pressioni ripetute sullo schermo, ma può reggere tranquillamente la singola pressione del pulsante di scatto.

Tra una decina di giorni mi arriverà a casa e potrò verificare se la mia “teoria progettuale” è effettivamente fisicamente realizzabile e funzionante! 🙂

 

Macchina del tempo di Orson Welles stampata in 3d

Posted in 3d, varie by jumpjack on 27 settembre 2013

Continua l’avventura della stampa 3d: dopo la stampa preliminare di alcuni pezzi di prova,

3d

ho cominciato a fare sul serio. Far stampare alcuni pezzi non è stato per niente facile, ho scoperto a mie spese come un modello 3d apparentemente fichissimo e dettagliatissimo sullo schermo… in realtà non può esistere nel mondo reale, a causa di buchi, sconnessioni, gusci vuoti, doppie pareti, doppi spigoli… Un vero calvario riuscire a trovare tutti gli errori!
Ho per esempio scoperto che in Google Sketchup le facce hanno un “verso”, cioè un lato rappresenta l’interno di un solido, l’altro l’esterno; solo che a volte, nel costruire un oggetto, può venir fuori che il lato interno di una faccia dà sull’esterno; visivamente è difficile notarlo, c’è solo una lieve differenza di colore, che a uno sguardo superficiale sembra essere un’ombra… ma in realtà la stampante 3d non riesce a interpretarlo, ossia il sito di stampa rifiuta il modello!

Il programma Netfabb aiuta a risolvere qualche errore (appunto le facce invertite, ma anche gli spigoli di troppo e le facce di troppo), ma non riesce a risolvere tutto, e caricando un modello su Shapeways non si viene avvisati subito se il modello non è stampabile: bisogna prima pagarlo! A quel punto infatti lo staff si mette a controllarlo A MANO (ci vogliono diversi giorni), e se infine trovano qualcosa che non va, avvisano per email che è necessario correggere il modello.

Su Sculpteo invece le cose sono molto più semplici: non solo supporta direttamente il formato di Sktechup (Shapeways solo STL e DAE), ma controlla “al volo” i modelli subito dopo l’upload, e li corregge in automatico! Non è infallibile, perchè a quanto pare la modellazione 3d è un processo un po’ empirico in cui i computer non se la cavano benissimo, un po’ come con le traduzioni, ma capita molto di rado che lo staff di Sculpteo, dopo aver esaminato un oggetto a mano, lo rispedisca al mittente.
In ogni caso, finalmente sono riuscito a rendere “digeribile” per Shapeways un oggetto complicatissimo come questo:

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La “ringhiera” della macchina del tempo. Inizialmente pensavo fosse impossibile stamparla in un pezzo unico, così mi ero fatto intanto stampare la “balaustra” (in bianco nella foto), ma dopo giorni e giorni di pratica su Sketchup ho capito il trucco, e così finalmente ora ho la ringhiera, fatta di simil-alluminio, o “alumide” come lo chiamano loro: sarebbe la stessa plastica bianca della balaustra, ma con mescolata polvere di alluminio (io pensavo fosse proprio alluminio…)

Non ho trovato nessun sito che stampi VERO alluminio, ma in compenso ho trovato siti che stampano su ottone, bronzo e titanio (sculpteo), e anche uno (i.materialise) che stampa su gomma morbida. C’è veramente di che sbizzarrirsi.

Intanto, visto che la balaustra non mi serve più, ho deciso di usarla come cavia per un test sui materiali, con risultati davvero interessanti!

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Questa plastica può essere esageratamente piegata senza problemi di rottura!

E quando dico esageratamente, intendo smodatamente: ci ho fatto praticamente un nodo:

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Ma una volta rilasciata, è tornata praticamente a posto (basta risistemarla un po’):

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Ma veniamo alla parte più bella: gli altri piccoli e strambi pezzettini che non riuscivo a stampare:

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Eccoli in un primo preassemblaggio…

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…e in un assemblaggio quasi finale:

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“Quasi” perchè, primo, i pezzi non sono ancora incollati, e secondo perchè ora devo costruire la base in legno (stamparla in plastica sarebbe costato sui 40 euro, ma farla a mano è abbastanza semplice da non valer la pena di stamparla).

mt-base-vuota

Il risultato finale dovrebbe essere una cosa simile a questa:

la-macchina-del-tempo

Ossia questa:

 

Ma non finisce mica qui!  Mi è stato fatti notare che, oltre che per “giocare”, la stampa 3d potrebbe essere usata anche per fare qualcosa di molto utile per casa: fabbricare pezzi di ricambio! Così ho iniziato a rimuginare su quante cose in attesa di riparazione ci fossero in casa… ed ecco il risultato:

 

DSC_0091

 

A sinistra gli originali, a destra le copie; i primi due pezzi sono pezzi di uno sciacquone Geberit; ricomparlo tutto costerebbe 60 euro, i pezzi nuovi sono costati una quindicina di euro! (e ore di misurazione, progettazione e disegno…)

 

L’ultimo pezzo in basso invece è un componente del manico telescopico delle batterie del mio scooter; tutti i manici telescopici mi si sono rotti da tempo, ma dell’ultimo ho conservato, chissà perchè, i pezzi, in attesa di… che ne so, OGGI! 🙂

Il risultato è un pezzo impressionantemente simile all’originale e molto molto preciso! Non fosse per un mio errore di misurazione dell’originale, sarebbe stato perfetto; ma come “prova di stampa” è eccellente, quindi lo ristamperò corretto, lui e l’altro pezzo che mi manca per aggiustare il manico (o, a questo punto , tutti e tre!).

Invece il pezzo dello sciacquone è quasi perfetto: il “galletto” sarebbe dovuto essere tipo mezzo millimetro più largo per far bene presa sul meccanismo, ma anche così fa il suo dovere.

La cosa interessante è che mi serviva solo il “galletto” blu, ma temendo che non sarei riuscito a farlo così identico all’originale da poterlo avvitare sulla sua vite,… ho ricostruito anche la vite! E ho fatto bene, perchè in effetti è TROPPO preciso, la vite originale non ci si avvita: mi sono accorto dopo che tra la vite e il galletto originale c’era MOLTO gioco, io invece ho fatto due pezzi perfettamente coincidenti, praticamente “a specchio tridimensionale”; la cosa buffa è che la vite originale non si avvita nel mio galletto, però la mia vite si avvita nel galletto originale.

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Poi, veniamo a un pezzo più complicato: il mio primo meccanismo!DSC_0093

Banalissimo, ma pur sempre un incredibile meccanismo stampato invece che costruito! L’impugnatura della manovella, il cilindretto, è svincolo e libero di girare intorno al perno… ma non l’ho montato dopo sul perno: l’ho fatto stampare già così, infilato sul perno e bloccato dalle due estremità larghe del perno: è impossibile smontarlo… perchè non è stato mai montato!

Anche questo pezzo svolge egregiamente il suo lavoro di sostituire un pezzo rotto.

 

E infine, la mia prima invenzione, pensata, progettata, disegnata e stampata da me: 🙂

DSC_0094

Si tratta di un portacellulare a vite; le quattro sottili linguette in plastica serrano il cellulare, il dado ha il passo standard delle viti dei cavalletti delle macchine fotografiche…. e così ecco che potete farvi un autoscatto col cellulare usando il cavalletto della macchina fotografica!

DSC_0095

Purtroppo al momento è solo teoria: come prevedevo, la filettatura del dado non è esattamente identica a quella della vite del cavalletto, benchè abbia scaricato il modello già pronto e “spacciato” come “passo 1/4″-20”, cioè quello di quella vite.

Per questo motivo ho fatto una cosa modulare: così ora posso stampare altre “prove di dado” finchè non ottengo quella giusta, e a quel punto sarà sufficiente incollare il dado nel suo alloggio e avere il mio bel portacellulare! 🙂

Una volta che il portacellulare a vite sarà funzionante pubblicherò il link per acquistarlo, costa 15 euro bianco e 19 euro nero (più spedizione)

Portacellulare “fotografico”

Posted in 3d by jumpjack on 7 settembre 2013

Ecco un’altra mia invenzione “stampabile” dopo il prototipo (ancora da perfezionare) di supporto per tablet: il reggi-cellulare-per-fare-fotografie. 🙂

Per qualche motivo, ancora i produttori di super-mega-smartphone non di decidono a dotarli di un semplice buco con impanatura universale che permetta di fissarli a un qualunque treppiede per macchina fotografica.

Meno male che ci sono io e che ho scoperto la stampa 3d! 🙂

portacell-shapeways

Con 15 euro si può comprare questo strano aggeggio: le quattro sottili linguette di plastica dovrebbero riuscire a tenere fermo qualunque smartphone di qualunque spessore, senza attivare lo schermo perchè la plastica non attiva i touch screen capacitivi.

Il dado, che una volta inserito nell’incavo va lasciato lì fisso (credo che stamparlo separatamente sia più semplice), permette di fissare il supporto a un normale treppiede per macchina fotografica.

Al momento si tratta solo di un “concept” perchè non l’ho ancora stampato e provato, ma chi vuole può avventurarsi a fare il betatester!

Acquisto su Shapeways

Acquisto su Sculpteo

Non so quale materiale sia più adatto tra i tanti disponibili, ma so quali NON sono adatti: metalli, ceramica, “sandstone” e cera.

Prime applicazioni per la stampa 3d “da remoto”

Posted in 3d, scooter elettrici by jumpjack on 7 settembre 2013

Nell’attesa che mi arrivino i pezzi “futili” per la macchina del tempo 🙂 , sto pensando ad applicazioni più utili della stampa 3d a distanza tramite siti specializzati come www.shapeways.com o www.sculpteo.com (il secondo è più professionale perchè corregge automaticamente eventuali errori nei modelli inviati, ma quindi è più costoso; e può stampare anche texture a colori!).

Per esempio: la vite che serve a fissare la macchina fotografica al cavalletto, è una vite particolare, che non si trova in un qualunque ferramenta.

dado-macchina
Ci ho messo un po’ a trovare tutti i dati, comunque eccoli:
Vite in standard BSW (British Standard WhitWorth), con passo misurato in pollici.
Nello specifico, la vitarella di pochi mm delle macchine fotografiche, che hanno tutte attacchi standard, è da 1/4 di pollice, o da 20 filetti per pollice.

I “filetti” in inglese si chiamano “thread”, quindi 20 filetti per pollice diventa “20 TPI”; complessivamente quindi la vite è una 1/4″-20.

“Vite” in inglese si dice “bolt” (e, per inciso, “dado” si dice “nut”), quindi per trovare il modello 3d ho dovuto cercare in lungo e in largo “bolt 1/4”-20″… e alla fine l’ho trovata proprio nella Google/Trimble Warehouse! (all’inizio non la trovavo perchè non sapevo ancora la denominazione giusta).

LINK

A parte la testa, che non è a vite ma a brugola, l’importante è la vite stessa, che deve combaciare con l’attacco della macchina fotografica; poi la testa si può ovviamente rimodellare a piacere.

Come secondo utilizzo, sto cercando di ricostruire un pezzo della Geberit dello sciacquone del bagno: 3 giorni dopo che me l’hanno montato nuovo, un pezzo è “scomparso” dentro il cassone!

pezzo-geberit

Però ha un pezzo gemello, perchè ha due pulsanti diversi per lo scarico, quindi posso usare quello rimasto per cercare di costruire un duplicato. Sfortunatamente, la cosa si mostra MOLTO complessa: la misurazione di ogni singolo pezzettino che compone il pezzo complessivo è lunga e pallosa… ma niente in confronto a ottenere il pezzo vero e proprio in Sketchup! Alla fine ci sono grosso modo riuscito… ma solo a ottenere la vite, che volevo usare come negativo per creare il dado che è andato perso… ma a quanto pare intersecare un cilindro con una vite non è sufficiente ad ottenere un dado, ma si ottiene piuttosto un macello! 🙂

 

Dovrò ancora lavorarci su, ma nel frattempo mio è venuto in mente un altro utilizzo: mesi fa mi si ruppe il manico telescopico anche della terza batteria dello Scooter Elettrico Zem Star 45; stavolta però ho deciso di non toglierlo del tutto e sostituirlo con un palo fisso, ma lasciare che il manico rimanesse telescopico anche se non può più essere bloccato in posizione chiusa, perchè è comunque una comodità.

Il motivo del malfunzionamento è la rottura di un pezzettino di plastica largo un centimetro e spesso un millimetro, pezzo di un blocchetto più grosso lungo 2 o 3 centimetri e largo uno:

pezzo-scooter

Naturalmente è impossibile trovare da qualche parte questo pezzo di ricambio… o meglio… una volta era impossibile: ora posso farmelo fabbricare su misura e farmelo recapitare direttamente a casa!

Il pezzo non appare troppo complicato, e in “sola” mezza giornata sono riuscito, credo, a riprodurlo:

pezzo-scooter-sketchup

(in alto nell’immagine, in blu, il “cursore” che si muove all’interno del pezzo quando si preme il pulsante sul manico)

Ovviamente è difficile che funzioni alla prima botta: una volta arrivatomi il pezzo, dovrò trovarne i difetti, correggere il modello 3d e ristamparlo… ma potrebbe essere un’esperienza interessante.

 

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