Jumping Jack Flash weblog

Analisi di lampadina led a filamento

Posted in elettricita, hardware by jumpjack on 4 gennaio 2017

L’anno scorso ho comprato una di queste nuovissime lampadine LED a filamento:

led-filamento-lampada-intera

La lampadina è marcata:

  • LIFE
  • 32.920351C 4.4W 40mA
  • 220-240V 50 Hz
  • 3000K 450lm 97

Non ricordo assolutamente dove l’ho comprata, però ho trovato questo link.

Purtroppo si è già bruciata…. così ho deciso di vivisezionarla per SE e QUALE circuito ci può mai essere nel pochissimo spazio dell’impanatura.

Dopo un po’ di frullino…

led-filamento-lampada-segata

e un po’ di lavorio di pinze, ecco il risultato: c’è davvero un minuscolo circuito che riesce, in così poco spazio, a convertire 220V alternati in “pochi” (?) volt continui!

 

led-filamento-circuito

I componenti che ho individuato sono:

  • Un ponte raddrizzatore MB6S, a quanto pare piuttosto comune nelle lampade LED
  • Un driver a corrente costante SM2082B
  • Un condensatore da 400V/4.7uF
  • Una “grossa” resistenza, forse da 1/4 o 1/2W (in realtà l’intero circuio è grosso quanto la punta di un dito)
  • 3 resistenze a montaggio superficiale, quindi a bassissima potenza

Pare che sia un circuito di pessima qualità…

Il datasheet del SM2082B suggerisce questo schema:

led-filamento-circuito

 

Misuratore di consumi elettrci Voltcraft SEM-3600BT

Posted in ambiente, elettricita, fotovoltaico by jumpjack on 18 febbraio 2015

Finalmente un nuovo registratore di consumi elettrici: con memoria, allarme sonoro di sovraccarico, controllo remoto e connessione al cellulare!

Di misuratori di energia elettrica per la casa ne esistono molti, ma non tutti hanno tutte le caratteristiche necessarie: alcuni non hanno memoria ma mostrano solo consumi istantanei; alcuni non si collegano al cellulare ma solo al PC; alcuni misurano solo una potenza/energia approssimativa perché usano una “pinza” anziché collegarsi realmente all’impianto elettrico; e nessuno ha un allarme sonoro di sovraccarico, ma solo luminoso!

Il nuovo prodotto Voltcraft elimina finalmente tutti questi difetti:

  1. Registrazione dati per 90 giorni
  2. Invio dati a cellulare/smartphone tramite bluetooth 4.0
  3. Condivisione dati tramite email o altro (grafico PNG, dati in CSV)
  4. Allarme sonoro di sovraccarico, con spegnimento automatico opzionale
  5. Misura potenza/energia reale tramite valore RMS di tensione
  6. Misura fattore di potenza (CosFi)
  7. Misura della frequenza di rete
  8. Telecontrollo: è possibile spegnere tramite cellulare il dispositivo collegato alla presa
  9. Programmazione oraria: è possibile programmare da che ora a che ora la presa deve fornire corrente
  10. Fino a 6 dispositivi collegabili al cellulare
  11. Funzione anti standby: se l’assorbimento scende sotto la soglia impostata, il dispositivo collegato alla presa viene spento

Su Android l’app funziona solo dalla versione 4.3 in poi (perché richiede compatibilità Bluetooth 4.0/ BLE).

Questa è l’app: https://play.google.com/store/apps/details?id=cei.android.ble.smartenergymeter&hl=en

E’ ancora molto “acerba”; al momento ho individuato questi problemi:

  1. l’immagine del grafico che viene esportata per email è tagliata male, non si leggono bene le scritte
  2. nel file CSV esportato non sono indicati tensione e fattore di potenza, che sono i punti forti di questo dispositivo!
  3. l’app scarica ogni volta da capo tutti i dati, tutte le volte che si collega al dispositivo, non memorizza i dati internamente!
  4. l’app nemmeno parte se il bluetooth non è acceso (in effetti sarebbe inutile, visto che non ha memoria).

Sono delle grosse banalità, le ho segnalate a Conrad, speriamo che le sistemino in fretta…

La capacità di misurare il CosFI (sfasamento o fattore di potenza), la possibilità di spegnere automaticamente un dispositivo che assorbe troppo, quella di spegnerlo a comando e quella di tenere un’utenza accesa solo negli orari desiderati, lo rendono il misuratore di energia migliore sul mercato. E costa persino la metà del precedente “grande successo” della Volcraft, l’energy logger 4000, che memorizza dati su SD card, ma non si connette al pc o al cellulare e non ha l’allarme sonoro di sovraccarico. Questo SEM-3600BT costa infatti 36 euro su www.conrad.it . Attenzione a comprare quello con spina/presa italiana! Ci sono anche presa tedesca, inglese, francese,…

Ecco alcuni screenshot dell’app:

wpid-energy-logger-003main.png

Schermata principale di accesso alle singole prese

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Schermata completa della sezione di monitoraggio/esportazione.

Schermata completa della sezione di monitoraggio/esportazione.

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Menu di esportazione e impostazione

Menu di esportazione e impostazione

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wpid-energy-logger-004tariffa.png

Schermata di impostazione dei costi; purtroppo non è prevista una tariffa bioraria

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Grafico esportato. Notare il taglio delle scritte

Grafico esportato. Notare il taglio delle scritte

Dati grezzi esportati

Dati grezzi esportati

 

Ho chiesto alla Voltcraft se il protocollo di comunicazione è pubblico, ma nel caso non lo fosse, con Android 4.4 si può “per default” loggare tutte le comunicazioni Bluetooth nel file btsnoop_hci.log, semplicemente attivando l’opzione dalle “opzioni sviluppatore” del telefono (opzione Registro di analisi HCI Bluetooth). Però poi c’è da fare un bel po’ di reverse engineering…

 

 

Interessante quest’altra applicazione che ho scoperto tra quelle “simili”, “Energy Meter” di Jon Lennersten:

https://play.google.com/store/apps/details?id=se.bugumala.energymeter

Se avete un vecchio cellulare android che non usate più ma funziona ancora ed ha almeno la versione 2.1 di Android (quindi roba molto vecchia), basta acquistare un contatore da quadro a impulsi e attaccarci sopra il telefono, in modo che la telecamera inquadri il led lampeggiante. L’app misurerà il tempo tra un impulso e l’altro e calcolerà la potenza assorbita. Se poi avete il contatore ENEL in una cassetta privata chiusa a chiave, potete attaccare il cellulare direttamente lì. Non so però se l’app comunica i dati in remoto a un altro cellulare o se li visualizza solo.

 

 

Test lampade a “filo led”

Posted in elettricita, led by jumpjack on 7 gennaio 2015

Ho trovato questa strana lampadina con “led a filamento” da un grossista di materiale elettrico:

image

Costa 9,00 euro ed ha 100 lumen/watt e 3 watt di consumo.
Ho fatto delle foto ravvicinate a bassissima esposizione, per evidenziare i singoli “dot led” (ne ho contati 28 per filamento).

image

image

La lampadina ha attacco piccolo e viene data per “30W equivalenti”, ma ce n’era anche una con attacco grande da 45 W; più grandi non ne ho viste.

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Le avventure di Mennekes – episodio 7: la spina piccola

Posted in auto elettriche, batterie, elettricita, hardware, scooter elettrici by jumpjack on 16 giugno 2014

 

 

Ed eccoci a un nuovo episodio: ci eravamo lasciati col proposito di cercare una spina più piccola, perchè la SME che ho trovato va bene per le misure standard della presa Mennekes, ma non per le colonnine ENEL, protette da shutter:

mennekes-SME

 
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Costruzione spina Mennekes fatta in casa – puntata 5

Posted in 3d, auto elettriche, elettricita, scooter elettrici by jumpjack on 31 maggio 2014

Una volta trovate le misure, realizzare un modello 3d è solo questione di tempo e pazienza; come primo prototipo ho scelto una versione leggerissima di spina, avente lo scopo principale di studiare ingombri e resistenza strutturale.

Ecco il primo risultato, del costo di circa 10 euro:

IMG_20140531_125519

La spina è ridotta letteralmente all’osso; i sette grossi buchi in realtà probabilmente non servono, in quanto di fatto servono solo a permettere ai pin di… attraversare i 5 cm di plastica di protezione per le dita! Essendo infatti i pin molto massicci (5 pin da 6 mm più 2 da 3mm), dovrebbero essere sufficienti loro a mantenere la spina in posizione.

Adesso però viene la parte difficile: dove trovare questi pin? Li ho cercati online in lungo e in largo, ma alla fine li ho trovati in un negozio fisico:
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Ricerca disperata di energia: Energy Harvesting

Posted in ambiente, elettricita, energia, Scienza by jumpjack on 23 maggio 2014

 

La sete di energia della civiltà moderna è in costante aumento, e bisogna quindi cercare di raggranellarne un po’ ovunque.

“Raggranellare” letteralmente, perché esistono modi per raccogliere l’energia al limite della “disperazione energetica”, visto che permettono di sfruttare potenze dell’ordine di microwatt (milionesimi di watt) per centimetro cubo!

Sono i cosiddetti metodi di “energy harvesting” o “energy scavenging”; ho trovato una ricerca (Tesi di Laurea di Daniele Costarella, 2013), incredibilmente in italiano, che li riassume in una interessante tabella, che riporto qui a beneficio di Google:

 

Energia solare con pannelli di rendimento del 15%:

  • Potenza disponibile all’esterno in pieno sole: 15000 microW/cm2
  • All’esterno all’ombra: 150 microW/cm2
  • All’interno di un edificio: 10 microW/cm2

 

10 microW sembrano un’inezia, eppure sappiamo tutti come una calcolatrice tascabile non abbia problemi a funzionare all’interno di un edificio, usando un minuscolo pannellino di 5 o 6 cm2, quindi da circa 60 mW di potenza. Ecco allora che assume un  senso pensare di sfruttare queste altre micro-fonti di energia per alimentare minuscoli apparati elettronici, come ad esempio reti di sensori wireless.

 

Potenza disponibile da:

  • Vibrazione di macchinari: 100-1000 microW/cm3
  • Movimento corpo umano: 1-10 microW/cm3
  • Rumore acustico: 1 microW/cm2
  • Flusso d’aria: 750 microW/cm2
  • Gradienti di temperatura: 1-1000 microW/cm2 @10°C deltaT (dipende ovviamente dall’entità della differenza di temperatura)
  • Radiazione EM dispersa (onde radio/TV): 50 microW (a 5 metri da una sorgente da 1W @ 2.4 GHz)
  • Termosifone a 50°C sopra la temperatura ambiente: 140.000 microW/cm2 (*)
  • Calore corpo umano: 100  microWatt/cm2 (*)

 

Per confronto, i consumi di vari tipi di sensori sono:

  • Temperatura: 26 microW
  • Luce: 99 microW
  • Umidità: 990 microW
  • Vibrazioni: 1980 microW
  • Pressione barometrica: 35000 microW

 

 

(*) In questo caso non si sfrutterebbe il calore di per sé, ma il flusso di calore dal termosifone all’ambiente, che quindi riceverebbe comunque il calore; non ci sarebbe quindi un aumento di consumo della caldaia. I dispositivi che lo permettono sono i generatori termoelettrici ad effetto Seebeck.

 

 

Inverter solare bruciato!

Posted in elettricita by jumpjack on 16 maggio 2014

Brutto periodo per i miei aggeggi elettrici: oltre alla nuova batteria dello scooter e al vecchio caricabatterie, ora ci si mette anche l’inverter dell’impianto solare.
Tornato a casa, faccio per accendere la luce del soggiorno, ma non si accende. Commuto l’impianto da Solare a ENEL, e si accende: ahi ahi…
Vado a controllare i miei apparati: il fusibile da 20A che va all’inverter è bruciato: ahi ahi…
Non ne ho un altro da 20A, ne metto uno da 10A… e succede l’inverosimile: BANG BANG BANG, 5 o 6 fortissimi schiocchi metallici provengono dall’inverter; stacco la corrente, e per un po’ mi fischiano le orecchie per l’intensità dei botti.
“Porca paletta”, penso, “mi sono zompati tutti i condensatori!??”.
Scollego tutto, apro l’inverter, e inizio la ricerca guasti.
Non ci vuole molto a trovare il guasto…

IMG_20140516_183802

Guardate meglio.

In alto a sinistra, tra il condensatore e il cavo rosso:

IMG_20140516_183816

E’ un geco!!!

Un ca*** di geco è entrato nell’inverter passando dalla ventola in un momento in cui era ferma, ed è andato a sdraiarsi sulle piste di potenza che portano ai mosfet!

I risultati non sono stati piacevoli, nè per il geco, nè per l’inverter, nè per il mio portafoglio:

(foto del geco; fa piuttosto schifo… io vi ho avvisato!)
IMG_20140516_184225

L’inverter, giustamente, non vuole saperne di ripartire, e io non saprei dove mettere le mani; non ci sono componenti visibilmente danneggiati, solo piste insudiciate; per pulirle dovrò smontare mezzo inverter, e non è detto che serva.

 

 

Resta però il fatto dei fortissimi schiocchi metallici: nessun condensatore e nessun componente è esploso… quindi cosa diavolo è successo???

 

 

 

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Schema elettrico circuiteria di controllo spina Mennekes VDE (Tipo 2) per ricarica auto elettriche (puntata 1)

Posted in auto elettriche, elettricita, scooter elettrici by jumpjack on 19 aprile 2014

 

v. anche spine di ricarica per scooter elettrici – test sul campo

v. anche Colonnine ricarica e scooter elettrici

 

Il 26 marzo scorso l’Unione Europea ha stabilito che il fomato da usare in Europa per le spine di ricarica sia il Tipo 2 – Mennekes – VDE-AR-E_2623-2-2 , basato sugli standard 60309 e IEC 61851-1:2001

VDE-AR-E_2623-2-2-plug

Questo significa che i veicoli attualmente equipaggiati con spina SCAME prima o poi non potranno probabilmente più ricaricarsi da strutture pubbliche, una volta che esse si saranno adeguate eliminando la SCAME.


In altre parole, la Renault Twizy e qualunque scooter elettrico attualmente in circolazione, la maggior parte dei quali non ha nemmeno la SCAME ma una semplice shucko:

In un vecchio post avevo illustrato come fare ad implementare in una SCAME “vergine” il circuito di controllo necessario affinchè le colonnine di ricarica possano riconoscere correttamente la spina e iniziare l’erogazione.

Qui tenterò di fare lo stesso per la spina Mennekes VDE, ben più complessa, e anche enormemente costosa (l’adattatore più economico costa dai 200 euro in su! la sola spina 100!).

Fino ad ora quello che sono riuscito a capire da varie fonti (blog, wikipedia, forum, standard, siti, appunti,…) è riassunto in questa immagine, che però resterà solo una bozza finchè non avrò modo di verificare personalmente che non ci siano scritte inesattezze.

mennekes

E’ importante che la resistenza da 1300 ohm sia in serie a un interruttore che la esclude: quando l’interruttore è aperto (resistenza esclusa), la colonnina capisce che l’auto si è appena connessa (stato “B”), ma non inizierà ad erogare finchè l’interruttore non verrà chiusa, cambiando la resistenza equivalente vista dalla colonnina da 2700 a 882 Ohm (stato C)  (parallelo di resistenze = 2700*1300/(2700+1300)).

Esiste un terzo “stato D” nel caso il veicolo sia al piombo e richieda l’attivazione dell’aerazione del vano batterie, ma non ci interessa, comunque in quel caso la resistenza equivalente deve essere pari a 246 ohm.

Le resistenze devono essere, da specifica, molto precise, con tolleranza del 3%.

Il diodo deve essere uno qualunque al silicio da 0.7 V (0.55-0.85) di caduta di tensione.

Un’altra resistenza, da 1000 Ohm, si trova all’interno della colonnina e quindi non ci dovrebbe interessare.

Non resta quindi che procurarsi una spina vuota… ma anche una spina vuota sembra costare parecchie decine di euro!

Quindi bisognerebbe provare a stamparsela in 3d tramite Shapeways o simili, senza bisogno di spendere 1000 euro per una stampante: essendo piuttosto grossa, potrebbe comunque costare parecchio… ma magari meno di 100 euro!

Il problema è che al momento non sembrano esistere modelli 3d della spina, quindi bisognerà ricavarseli dalle misure… che però non si riescono a trovare, quantomeno non tutte; questo è il documento più completo che sono riuscito a trovare, che include anche la lunghezza dei pin; manca però il diametro, che si dovrà quindi ricavare a mano dalle altre dimensioni.

Fonti:

Resistenze di sicurezza:

Resistenze di capacità di erogazione:

Dimensioni spina:

Aggiornamento:

su veicoli già dotati di SCAME con circuito di controllo potrebbe sorgere questo problema:

mennekes-twizy-1Il problema, cioè, è che su un mezzo già equipaggiato con spina SCAME è presente un circuito formato da un diodo e una resistenza; anche cambiando la spina e sostituendola con una Mennekes, la resistenza rimarrebbe all’interno del veicolo, e verrebbe a trovarsi in parallelo con quelle presenti nella Mennekes “artigianale”, generando resistenze equivalenti non previste dallo standard, che quindi probabilmente impedirebbero alla colonnina di riconoscere correttamente il mezzo.

AGGIORNAMENTO:

Il documento linkato sopra spiega in dettaglio il funzionamento della circuiteria di sicurezza, che è suddivisa tra colonnina e veicolo. Non potendo copiare qui le immagini e il testo del documento per motivi di copyright, mi limito a illustrare i punti salienti.

Ad esempio, lo standard dice che nel veicolo deve essere presente un circuito composto da un diodo e da una resistenza: lo scopo del diodo è “tagliare” l’onda quadra (PWM – Pulse Width Modulation) prodotta dalla colonnina, in modo che quando quest’onda torna alla colonnina stessa, essa presenti solo i fronti negativi; in questo modo la colonnina capisce che al cavo non è “collegato” il “dito di un bambino curioso” (così dice lo standard…), e la spina non è caduta in una pozzanghera; in questi casi, infatti, la colonnina vedrebbe un’onda completa e “un po’ di resistenza”, dovuta al passaggio della corrente nel dito o nella pozzanghera; il diodo, invece, non esiste in natura… quindi se all’onda “manca un pezzo” vuol dire che la corrente sta passando dentro a un veicolo e non dentro a una pozzanghera, quindi la colonnina può erogare corrente.

L’onda quadra ha anche un’altra funzione: codificare e comunicare al veicolo la quantità di corrente erogabile dalla colonnina. Si usa una formula piuttosto complessa per codificare i valori di corrente, comunque i principali sono:

  • 10% = 6A = 1440 W = 1,4 kW = 10 km/h
  • 20% = 12A = 2880 W = 2,9 kW = 20 km/h
  • 30% = 18A = 4320 W = 4,3 kW = 30 km /h
  • 40% = 24A = 5760 W = 5,8 kW = 40 km/h
  • 50% = 30A = 7200 W = 7,2 kW = 50 km/h
  • 66% = 40A = 9600 W = 9,6 kW = 67 km/h
  • 80% = 48A = 11520 W = 11,5 kW = 80 km/h
  • 90% = 65A = 15600 W = 15,6 kW = 108 km/h
  • 94% = 75A = 18000 W = 18 kW = 125 km/h
  • 96% = 80A = 19200 W = 19,2 kW = 133 km/h

L’ultimo valore indica l’autonomia ricaricabile in un’ora in corrispondenza dei vari valori di potenza.

Il veicolo deve impostare il caricabatterie di bordo in modo che non assorba più della corrente comunicata come disponibile dalla colonnina tramite il duty cycle PWM (in caso contrario la colonnina “salterebbe”).

Sui cavi di ricarica portatili l’ICCB (In Cable Control Box) svolge la funzione della colonnina di ricarica, con la differenza che si può impostare a mano la quantità di corrente che eroga, e quindi anche quella che preleva dalla presa di casa, che normalmente è limitata a 3 kW; in genere conviene quindi ricaricare a 1440 W, per lasciare un po’ di margine per gli altri apparecchi di casa: le lampadine accese tutte insieme possono arrivare ad assorbire 100W se fluorescenti o a LED, ma anche 1000 W se sono vecchie lampade a incandescenza (è ora di buttarle!). Un PC fisso può assorbire 300-500W, un televisore intorno ai 300W.

I grandi misteri dell’elettrotecnica

Posted in elettricita, fotovoltaico by jumpjack on 23 giugno 2013

Visto che già da tempo ho accantonato l’idea di ricaricare lo scooter col mio piccolo impianto solare perchè i caricabatterie già da soli hanno la tendenza a bruciarsi spontaneamente una volta ogni 3 mesi, e quindi ho preferito non “stuzzicarli” con la corrente proveniente da un inverter cinese; e visto che ho scoperto che già da marzo i miei pannelli solari, benchè in giardino, si ritrovano al sole non più 3 ma fino a 10 ore al giorno; e visto che ho espanso il mio impianto fino all’esorbitante capacità di 12 kWh;
…visto tutto ciò, oggi ho deciso di fare una prova:anzichè attaccare alle batterie la sola illuminazione, ci ho attaccato anche la “torre TV”, cioè l’assieme di TV, decoder sky, DVD e computer, che nel weekend stanno accesi tipo 12 ore al giorno… 🙂

In un primo momento è andato tutto bene: attaccato il sistema alle 12:00, alle 18.00 ancora andava tutto ok; però ho visto che ormai le batterie erano “piuttosto scariche”, essendo al 46% (anche se devo ancora capire perchè, dopo 10 ore di carica e di indicazione al 100%, appena tramonta il sole si assestano sul 55%, anche dopo 3 giorni di inutilizzo!), visto che erano scariche, dicevo, ho deciso di switchare su ENEL… solo che si è spenta tutta casa!
Ho riprovato un paio di volte: dalle batterie arriva corrente, dall’ENEL no.
Sarà perchè, intanto, ho “pasticciato” col quadro elettrico, staccandolo dal muro per allargare il buco e fare spazio a un quadro elettrico più grande? L’ho fatto senza staccare la corrente (per pigrizia), ma MI SEMBRA di non aver fatto nessun casino coi fili… Voglio dire, non sono morto fulminato 🙂 , quindi non dovrei aver toccato i fili!
Fatto sta che la corrente non arriva al salvavita:me ne accorgo perchè quando premo il pulsante di test, non “stacca”.
Così vado a vedere il contatore fuori. E attaccato… ma ha una cosa molto strana: entrambe le spie sono accese fisse! (???)
Attacco e stacco qualche volta, ma dentro casa non cambia niente.
Allora attacco il router internet alla corrente che viene dalle batterie, mi collego a internet per cercare il numero verde ENEL per segnalazione guasti, e chiedo se c’è qualche casino sul mio contatore (e se per sbaglio ho mandato verso la rete la corrente dell’inverter? Magari questo ha fatto andare in protezione il contatore? Ovviamente questo non posso dirglielo, posso solo restare sul vago…).
Vado per telefonare, ma il cordless è muto. Batteria scarica. Buffa conincidenza ma vabbè, vado al fisso.
Muto.
Come muto??? Ma cosa c’è stato, un Impulso Elettromagnetico??? 🙂
Spippolo un po’ il telefono fisso, e alla fine mi dà la linea e riesco a chiamare enel.

Il tizio mi dice che fino al contatore la corrente arriva, e che le due spie accese indicano che il contatore ha sospeso l’erogazione perchè non ha rilevato consumi per 20 minuti di seguito.
????
Questo è al tempo stesso irritante e bizzarro: irritante perchè vuol dire che in caso di distacco completo dalla rete ENEL tramite impianto fotovoltaico a isola, bisognerà lasciare sempre attaccata un abatjour per far contento il contatore e non farlo spegnere…
Ma la cosa bizzarra è che è impossibile i miei consumi si siano azzerati per più di 20 minuti, visto che il frigorifero NON era attaccato alle batterie!
Va bene che non è acceso costantemente…. però almeno una volta ogni mezz’ora si accende per 10 minuti!
Uhm…ogni mezz’ora….
Vuoi vedere che allora… Potrebbe anche essere, se il contatore stacca dopo 20 minuti e il frigo si accende ogni 30, potrebbe davvero essersi staccato in automatico il contatore!

Il tecnico ENEL ha detto che il contatore dovrebbe riattaccarsi automaticamente appena rileva di nuovo un carico… ma il frigo come fa a riaccendersi se il timer è spento??

E comunque, una volta che ho switchato da batterie a ENEL, HO riattaccato un carico, quindi perchè il contatore non si è riacceso???

Vabbè, stacco tutto, stacco i cavi dell’inverter solare dal deviatore del quadro elettrico, spengo l’inverter, e a un certo punto, non capisco bene quando/come, torna la corrente dall’ENEL!

Però c’è ancora qualcosa che non va: il pulsante “test” del salvavita non funziona più! Cioè, non funziona più il salvavita?!? Considerando che ho deciso di togliere il vecchio quadro elettrico proprio per metterne uno abbastanza grande da contenere UN ALTRO salvavita oltre a quello per l’ENEL, sarebbe piuttosto ironico!

Adesso ho ricollegato la TV ai pannelli come prima, sono rimasto così per un’ora, e la corrente dall’ENEL, switchando, arriva ancora. Però è anche vero che il frigo non si è mai spento, probabilmente perchè è rimasto spento per ore senza che me ne accorgessi e ora deve recuperare il freddo perduto…
Ora pero s’è fatta sera e quindi devo tornare all’ENEL, perchè se mi si ristacca il contatore di notte è un problema. Domani farò altri test.

Ma intanto, ho notato un’altra cosa stramba: se quando sto a batterie accendo una striscia LED da pochi watt (mi pare una decina), sento che il gruppo di continuità che “sostiene” la torre TV stacca per un attimo e poi riattacca, come se non gli arrivasse abbastanza corrente dall’inverter… cosa che non succede se invece accendo due faretti a LED da 100 W totali!

Nel complesso, quindi, non ci sto capendo niente.

Infine, un’ultima chicca, perchè oggi a quanto pare c’è stata una congiunzione astrale di improbabilità elettrotecniche: vado per fare un’altra prova per vedere se il gruppo di continuità del televisore effettivamente ancora stacca se accendo i led e non stacca se accendo i faretti…. ma appena accendo i faretti, si spegne il decoder sky!
Eccheccazz…

Sarà un’interferenza? La forma d’onda dell’inverter non piace al decoder, e se ci aggiungo l’impulso di accensione dei faretti mi si impalla il decoder?

Macchè.

E’ solo che in quel preciso istante la RAI aveva spento il segnale su RAI1,che stavo guardando,perchè è iniziata una partita!!!

Vabbè per oggi ne ho abbastanza.

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Manuale ufficiale contatore monofase ENEL (a pag.9 la spiegazione del distacco e delle spie fisse): link

Pannelli solari: 3 metri quadri, 1 kW, 30 euro

Posted in ambiente, elettricita, fotovoltaico by jumpjack on 9 aprile 2013

Cifre del genere sono per ora soltanto un sogno: i migliori pannelli solari odierni producono 200W/m2, e costano 0,5 euro per ogni W, quindi per avere 1 kW servono 5 m^2 e 500 euro.
Se si potesse usare l’arseniuro di gallio, basterebbero invece 2 m^2… e 20.000 euro, visto che costa 10.000 E/m2 !
Senonchè ecco che le onnipresenti nanotecnologie ci vengono in aiuto,rendendo possibile un pannello solare in nanofili di arseniuro di gallio che produce quasi il doppio a parità di superficie rispetto al silicio (330W vs 200W) e contiene 1/10.000 dell’arseniuro di gallio rispetto a un pannello standard in GaAs:
http://actu.epfl.ch/news/nanowires-have-the-power-to-revolutionize-solar-en/