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Wallbox (colonnina di ricarica domestica)

Posted in auto elettriche, minicar elettriche, scooter elettrici by jumpjack on 2 giugno 2018

Una “wallbox”, o “colonnia di ricarica domestica” come quella nella foto, è un’ “apparecchiatura” del costo di 500-1000 euro che serve a collegare l’auto elettrica all’impianto di casa, per la ricarica della batteria.

In realtà, si tratta sostanzialmente di una specie di truffa: una wallbox, fondamentalmente, è una scatola di plastica (costo industriale: 5 euro di materiale) che contiene una presa (costo industriale: 5 euro) e un salvavita (costo tipico: 20-30 euro). Come si arriva da 40 euro di costo a 1000 euro di prezzo?

Un vero mistero.

C’è chi dice che la wallbox è migliore perchè ha il telecontrollo, il misuratore di consumi, il regolatore di potenza di carica, e questo e quell’altro…. Si vabbè, ma se a me tutte queste cose non mi interessano??? Voglio solo una presa di corrente dove attaccare la macchina! E non posso usare una presa domestica standard, sennò dopo 10 ricariche si cuoce, si squaglia e va tutto a fuoco; e anche con una Schuko non va molto meglio.

Quindi, che fare?

Cercare, cercare, cercare per anni in ferramenta vari… finchè ti imbatti finalmente in questa cosa da 20 euro!

  • Numero di serie del produttore (Rosi): RS6411
  • Codice a barre: 8050040700240
  • Riferimento Leroy Merlin: 35511714

Largo 108×205 mm e profondo 85mm, questo semplice scatolotto da due soldi ha tutto quello che mi serve per diventare la mia wallbox per esterni:

Spazio per salvavita ed eventuali future espansioni (contatore, telecontrollo, ecc..):

 

Resistenza alle intemperie:

Ampio spazio interno per tutti i miei eventuali futuri accrocchi 🙂 :

 

Lo scatolotto  viene venduto con preinstallata un’inutile presa industriale:

Ma qui viene il bello: lo scatolotto è predisposto per montarci una varietà di prese a piacere, grazie alla pre-foratura:

 

Così, ho potuto tranquillamente togliere la presa industriale e mettere una SCAME LIBERA 200.01663  per ricarica di mezzi elettrici leggeri (220V/16A/3kW):

 

La pre-foratura multipla è importante perchè le viti della Scame hanno passo 73×56 mm, mentre il passo della presa industriale era 60×60 mm, e non c’è nemmeno uno standard perchè ci sono prese con passo 60×50, altre 70×60,… Dimensioni ufficiali SCAME LIBERA 200.01663:

E, a proposito di dimensioni ufficiali, ho scoperto che dal sito SCAME è possibile scaricarsi i modelli 3d delle varie spine e prese!

Per esempio, volete sapere di preciso com’è fatta una spina SCAME LIBERA da cavo? Basta cliccare sul link in fondo a questa pagina, “disegno tecnico (STP)“. Il formato .stp (STEP) è un formato professionale per i modelli 3d, basato su primitive geometriche (cerchi, linee,…), piuttosto che su una “geometria fissa a facce triangolari”, usata nel formato .STL o .OBJ comunemente usato per stampare oggetti in 3d; la differenza è in sostanza la stessa che c’è tra un’immagine vettoriale e una bitmap: un file step e un’immagine vettoriale possono essere ridimensionate a piacimento senza mai perdere definizione, mentre un file step o un’immagine bitmap “sgranano” ingrandendo o perdono risoluzione rimpicciolendo.

Per convertire da un formato all’altro si può usare il programma gratuito FreeCad, che supporta decine e decine di formati.

Purtroppo sul sito SCAME ci sono i modelli di tutto… tranne le prese da cavo Mennekes Tipo 2! Probabilmente per motivi di copyright, visto che Scame e Mennekes sono ditte concorrenti. Ci sono però i modelli delle prese  Mennekes Tipo 2 da incasso, dalle quali forse  si può riuscire a ricavare anche il modello della presa volante.

In realtà non sono modelli molto precisi per quanto riguarda l’interno; probabilmente hanno solo lo scopo di mostrare ingombri e forma esterna; però, mettendo insieme i vari modelli disponibili per il download, forse si può riuscire a ricostruire anche l’interno di una presa Mennekes, in modo da potersela stampare per 10 euro invece che comprare per 100 euro.

Resta però ancora il problema di  dove trovare i pin-femmina da montarci dentro. Di pin di potenza ce ne sono vari su RS-Components, ma devo ancora capire quali sarebbero quelli giusti. Il fatto che ora sia possibile anche scaricarne il modello 3d potrebbe forse aiutare meglio dei datasheet.

 

Altra possibilità per il Wallbix fatto in casa è questo quadro simile, ma con chiusura “a manopola” che forse può diventare anche “a chiave”, chissà; costa anche questo meno di 20 euro:

Riferimento Leoroy Merlin: 35511714

 

Se serve più di una presa, c’è questo:

Essendo venduto senza nessuna presa, costa persino di meno! 16,50 invece che 18,50 (addirittura 14,70 da Bricoman).

Riferimento Leoroy Merlin: 35511560

Dimensioni:  L 125 x H 495 x P 107 mm

 

Attenzione perchè prendendolo invece con già montate 3 prese industriali (inutili), un differenziale, un cavo e una spina industriale (inutile), il prezzo lievita a 85 euro!

 

Altro:

Quanto segue è riportato solo a scopo indicativo; si raccomanda di far effettuare l’installazione a un elettricista qualificato; un impianto elettrico  destinato a veicolare 2-3 kW per 8-10 ore al giorno, se non realizzato a regola d’arte può causare danni a cose e/o persone (incendi, elettrocuzione, danneggiamento veicolo,…)

Quanto sopra è riportato solo a scopo indicativo; si raccomanda di far effettuare l’installazione a un elettricista qualificato.

32 Risposte

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  1. Mauro Tassinari said, on 3 giugno 2018 at 10:22

    Che la Well Box sia una truffa è vero!
    Quasi tutto il resto è sbagliato.

    La presa classica domestica (se eviti le cinesate) non ha problemi a portare i classici 10A tipici della carica lenta.
    Le tedesche sono grosse e faticano a dissipare calore, le italiane (quelle buone) possono andare un po’ oltre: io carico da anni a 14A

    Stamparsi la spina/presa con la stampante 3D!!??
    Lei è sicuro che la plastica usata da queste stampanti resista al caldo, al freddo e al sole all’umidità?
    Io sono abbastanza sicuro del contrario!

    Infine 2 banali riflessione:
    1. I cavi EVR “volanti” per la ricarica in modo 2 si collegano all’impianto di casa con la tedesca o i più potenti con l’industriale quindi queste spine/prese supportano le potenze.
    2. Come hai giustamente detto la presa Mennekes viene venduta a più di 100€ quindi non mi stupisco che un EVR od una Well Box costino un rene.

    Ti sei accorto della truffa ma la cerchi dalla parte sbagliata!
    La truffa sta nell’aver imposto per la ricarica degli EV una spina proprietaria di una ditta: la Mennekes che non ha certo a cuore l’ambiente e l’onestà.

    Ricordo che camper, navi e tutto il resto del mondo usano le comuni spine industriali in qualsiasi tipo di ambiente e con potenze parecchio elevate.
    Ricordo anche che qualsiasi dispositivo intelligente (smarphon, portatile, ….) carica in DC => caricabatteria esterno.
    => Con un caricabatteria carico tutti gli smarphon di casa.
    => Se rompo o perdo o decido di cambiare smarphon non devo comprare dei caricabatteria nuovi.
    => Il calore prodotto dal caricabatteria sta lontano dalla batteria.

    • jumpjack said, on 3 giugno 2018 at 9:39

      Le comuni spine industriali non vanno bene perchè hanno i pin scoperti e accessibili con le dita, ma dai pin di un’auto elettrica può, in teoria, anche uscire corrente, proveniente dalla batteria: per applicazioni vehicle-to-grid, o perchè nella ricarica continua la connessione è diretta tra pin e batteria. Quindi una spina nuova, con pin “incappottati” in un cilindro di plastica, e con estremità del pin isolata da un cappellotto di plastica, era necessaria.

      Ma con la stampa a pressofusione che usano industrialmente, con uno stampo che gli costa 1000 euro stampano 100 spine a botta , quindi non vedo perchè debbano farle pagare 100-200 euro invece che 10. Spero che sia solo una questione di produzione di scala e stessero solo cercando di recuperare quei 1000 euro (visto che in 10 anni avranno venduto 10 spine… mentre ora in 1 anno ne avranno vendute 1000!)
      Solo che ormai il prezzo è quello, quindi è andata a finire come con le tariffe telefoniche: per anni abbiamo dovuto pagare i costi aggiuntivi per ogni ricarica, giustificati solo perchè le ditte dovevano recuperare gli investimenti per le aste miliardarue delle frequenze; 20 anni dopo, recuperate le spese… i costi di ricarica erano ancora applicati, finchè una legge europea non ha obbligato gli operatori ad abolirla.
      Uscirà mai una legge europea che vieta di far costare 200 euro un etto di plastica pressofusa? (cioè 2000 euro al chilo!!!)

      Quanto all’adeguatezza dell plastiche da stampa 3d… Non sono un esperto di materiali, ma 4 o 5 anni fa mi sono stampato due nuove manopole per stringere il portabici che sta sull’auto. Il portabici sta fuori di casa, al sole vento ghiaccio pioggia, 24 ore al giorno, 365 giorni all’anno, e non ho notato degradazioni. O meglio sì: si è arrugginito il portabici e dovrò cambiargli le viti, ma la plastica è rimasta uguale. 🙂

      Solo che non mi ricordo se ho usato ABS o PLA… 😦

      • Mauro Tassinari said, on 4 giugno 2018 at 7:34

        “ma dai pin di un’auto elettrica può, in teoria, anche uscire corrente”
        NO!!!

        Dalla presa AC non torna nulla.
        Quello che dici è vero per la presa DC

        • jumpjack said, on 4 giugno 2018 at 7:01

          cioè il vehicle to grid si può fare solo con chademo e ccs? Comunque lo standard 62196 richiede espressamente cappellotti isolanti e pin incappottati per proteggerli da contatti accidentali con le dita.

          • Mauro Tassinari said, on 4 giugno 2018 at 22:25

            AC? DC? V2G? Facciamo chiarezza:
            La batteria funziona in DC
            Nella ricarica di qualsiasi batteria da AC è quindi necessario un convertitore AC -> DC che può essere interno all’auto (quindi il veicolo viene connesso in AC) od esterno. (quindi l’auto sarà collegata alla più pericolosa ma più performante DC)
            (Dispositivi esterni possono essere condivisi da più EV e quindi essere ammortizzati meglio)

            Nella connessione V2G il convertitore AC/DC deve essere bidirezionale ed è indispensabile un dialogo tra il Veicolo e la rete.

            In assenza di segnale il convertitore potrebbe lavorare in modo monodirezionale ed a potenza limitata consentendo quindi di fare la tipica ricarica notturna senza necessità di Well Box ed altre apparecchiature.

            Intendiamoci meglio: io installerei una Well Box che mi offra questi valori aggiunti…
            MA SE SONO IN GIRO (Tipo in un albergo) ED HO BISOGNO DI RICARICARE NON VOGLIO CHE MI SIA PROIBITAO L’USO DELLA PRESA STANDARD. (Se sono all’aperto IP65)

            • jumpjack said, on 4 giugno 2018 at 21:28

              caricabatterie e inverter sono due cose diverse, non un unico circuito bidirezionale.
              A essere bidirezionale semmai può essere un DC/DC converter (“buck&boost“)

              • Mauro Tassinari said, on 4 giugno 2018 at 23:24

                Ho cercato di semplificare al massimo… Forse troppo.
                Sai… C’é gente che pensa che dalla spina AC possa tornare indietro corrente…
                Diciamo che c’é una scatola piena di aggeggi elettronici che sta tra l’AC e la batteria. 🙂

                In realtà anche quando questa scatola ha la funzione V2G (cioè integra anche un inverter) non ci devono essere pericoli perchè, come per gli inverter del fotovoltaico, il dispositivo deve NECESSARIAMENTE sentire la presenza di rete e mettersi bene in fase prima di erogare.

                Quindi in ogni caso dalla spina AC non torna indietro corrente se non è correttamente collegata.
                Quindi non servono i PIN coperti (che comunque non ne giustificano il costo)

                • jumpjack said, on 5 giugno 2018 at 6:46

                  tu stai parlando di sicurezza attiva, che cioè può “rompersi”, e “sparire”, e magicamente ti ritrovi la 220 su un pin nudo.
                  Incappottatura e cappellotto sono passivi, stanno lì, inamovibili, a prova di guasto.
                  Cmq devo ancora capire se il tipo2 può veicolare o no il V2G.

                  • Mauro Tassinari said, on 5 giugno 2018 at 13:30

                    “sicurezza attiva”
                    Pensare che si possa rompere qualcosa e che l’inverter ti dia fuori una tensione e come pensare che l’automobile tradizionale si rompa ed il motore si metta in moto da solo.
                    Al limite è più probabile che non si spenga, ma non che si accenda da solo non credo proprio.
                    In ogni caso non mi sembra corretto che per caricare un normale EV ci vogliano oltre 500€ di materiale perché alcuni EV possono avere funzionalità strane come il V2G
                    Sarebbe come pretendere che nella panda vengano montate gomme da F1.

                    Tecnicamente il tipo2 può veicolare il V2G… Normativamente non so cosa si inventeranno.
                    Per me si potrebbero dotare gli EV di filo standard avvolgibile (come l’aspirapolvere) e spina standard per la ricarica lenta costante e monodirezionale ed usare il tipo2 per il V2G e le cariche un po’ più “intelligenti”.

                    Ma se volessimo essere intelligenti ed efficienti:
                    L’inverter del FV lavora con della potenza DC! Non ha senso che l’inverter del FV converta in AC per poi fare la conversione opposta nell’auto….

                    Gli inverter FV dotati di batteria di accumulo hanno una linea in DC con la quale si collegano direttamente alla batteria, caricano e scaricano in base a disponibilita o bisogno di E.
                    Allora io sogno un inverter che abbia 2 di queste linee: una collegata alla piccola batteria di accumulo domestico ed una seconda alla batteria sull’auto.
                    Ovviamente una linea in DC a 300V è una cosa seria ed implica costi un po’ più alti della presa standad industiale ma comunque inferiori alla well box ed avrebbe un efficienza elettrica nettamente superiore.

                    Quindi ancora una volta dico AC=Avanti Cristo; DC= Dopo Cristo!!!

    • selidori said, on 3 giugno 2018 at 17:29

      @Mauro Tassinari:
      Giusto il discorso sul DC; ma guarda che lì si va pure peggio: se ti stupisci di una spina tipo2 che costa 150 euro, la DC CHADEMO costa sui 2000 euro, e se ti stupisci che una wallbox AC costa 500 euro, una wallbox DC costa almeno 6000 euro.
      Inoltre è uno standard pure quello, mentre prima dicevi che un nuovo standard non ci voleva e basta quello che si ha.
      Inoltre il voler mettere solo il connettore DC sulle auto significa che non solo non potrai più caricare in giro dove e come vuoi (shuko, industriali, tipo2, ecc; basta usare il cavo od accessorio uguale) ma solo ed esclusivamente dalle colonnine che ti dovrai anche fare a casa tua. Dimenticati la ricarica di emergenza in cantiere, dal meccanico o dalla zia. Devono tutti comprarsi almeno 6000 euro di colonnina DC. Non mi sembra tanto una soluzione migliore delle wallbox che già giudicate una truffa…

      • jumpjack said, on 3 giugno 2018 at 17:50

        ricaricare in DC a casa non ha senso. La ricarica in DC è stata inventata per caricare a potenza smodata.

      • Mauro Tassinari said, on 4 giugno 2018 at 6:35

        La carica in DC è una carica potente, veloce ed il caricabatteria è esterno quindi è giustificabile, giusto ed accettabile che costi di più.

        • jumpjack said, on 4 giugno 2018 at 7:06

          ma che dici? sempre 5 pin e un pezzo di plastica ci stanno, nella presa!

          • Mauro Tassinari said, on 4 giugno 2018 at 13:31

            “5 pin e un pezzo di plastica”
            E’ giustificabile che costi di più…. Di una presa industriale standard!!

            P.S. Con la DC hai direttamente i contatti della batteria quindi la corrente in assenza di protezioni attive (sganci automatici) puo realmente tornare indietro!

      • Mauro Tassinari said, on 4 giugno 2018 at 6:39

        Se la ricarica DC fosse standard e diffusa non avremmo bisogno del caricabatteria a bordo dell’auto.
        Nulla vieta di caricare in DC anche nel mio garage, nulla vieta di caricare in DC con potenze ridotte.
        Se spendendo qualcosa in un caricabatteria DC da mettere in garage mi potessi risparmiare qualche migliaio di euro ogni auto potrebbe essere vantaggioso.
        Normalmente il caricabatteria esterno è anche energeticamente più efficente di quello a bordo.
        Il trasporto stesso della DC è più efficiente della AC quindi a parità di potenza cavi di ricarica più sottili.

  2. Gianni Liverani said, on 3 giugno 2018 at 14:56

    e sicuramente la icaro non è veicole to grid.

    • jumpjack said, on 3 giugno 2018 at 15:08

      ma il mio post deve servire a chiunque, mica scrivo per me stesso!

  3. Gianni Liverani said, on 3 giugno 2018 at 15:54

    Non capisco, mi manca qualcosa. ma a che ti serve una wall box con una Icaro? non c’è scambio di informazioni tra colonnina e vettura. basta che ti fai una industriale e il cavo di conseguenza, come ho fatto al tuo amico del negozio veicoli elettrici Roma. avrebbe senso se vuoi avere uno standard di sicurezza più elevato com è nelle auto, dove ci sono correnti maggiori e sono in suolo pubblico.

  4. selidori said, on 3 giugno 2018 at 18:22

    Scusa, Jumping, però l’incipt iniziale è capzioso cioè volutamente sbagliato per far credere una cosa non vera.
    Innazitutto le wallbox non costano 1000 ma direi sui 600. Ovvio ci sono quelle da 1000 euro ma sono quelle col display, controllo remoto via SIM, temporizzatore, log di statiche, magari più prese ecc.
    Se fai i conti del minimalismo appunto si parte da 500 euro (come una volta ammetti anche tu, anche se poi tale cifra sparisce), anzi ad essere sincero si trovano anche wallbox da 350 euro, anche se in effetti forse la qualità è quel che è.

    Poi cominci a fare i conti di box, spina e salvavita.
    Scusa ma la wallbox non ha solo quello.
    Ha tutta l’elettronica di gestione in modo3.
    Ed a proposito, se conteggi la spina non devi contare la industriale ma la tipo2 (o la tipo1) perchè le wallbox hanno quelle e quella -SOLO QUELLA- costa 150 euro. Sono daccordo che quella è a sua volta una ladrata, ma chi costruisce (o meglio ‘assembla’) le wallbox, la paga e quindi deve finire nel costo finale.
    E siamo già a 200 euro.
    Poi ovviamente c’è la manodopera che ha un bel costo e se sei privati e ti fai, tu, giustamente non conteggi, ma un’azienda che fa wallbox deve conteggiare. A proposito, essendo prodotte in numeri così piccoli non penso neppure sia una macchina a fare le wallbox ma proprio un operaio.
    Vorrai impiegarci almeno 2 o 3 ore a farla? E quanto costa la manodopera (in regola, non caporalato) di 2 o 3 ore?
    Poi si presuppone che quelle wallbox abbiano un collaudo per ogni pezzo ed il prodotto abbia avuto una certifica (che a sua volta paghi e dovrebbe essere obbligatoria) oltre al fatto che per certificarla han dovuto prima fare un prodotto sicuro e per farlo ne hanno distrutte 2 o 3 (o di più) in un laboratorio. E quei costi si spalmano sulle poche vendite.
    Aggiungiamoci i soliti costi di manuale, garanzia, packaging, foto sul catalogo, magazzino invenduto (molto probabile vista la poca richiesta)… non mi sembra si vada troppo lontani da un reale costo industriale di 400 euro.
    Da qua ad aggiungerci 100 euro per guadagnarci (chi fa questi prodotti lo fa per vivere, non per diletto come te o me) direi che siamo ai 500 euro.

    Non considerare tutto questo non è onesto!

    NOTA: tu sai chi sono. Io non vendo e non produco wallbox, sono amico di tutti e di nessuno. Ho visitato scame , S&H, e-station ed ELPA, ma non spingo i loro prodotti. Ed infatti mi faccio le prese da me, quando riesco e posso.
    Ma non puoi dire che i loro manufatti siano “una specie di truffa”.

    • jumpjack said, on 3 giugno 2018 at 17:48

      essere costretti a usare una “cosa che costa 500 euro” al posto di una presa di corrente sa proprio di truffa, proprio come far pagare 200 euro una spina e 400 una prolunga.

      • selidori said, on 3 giugno 2018 at 19:40

        questo è un altro ragionamento.
        Ma non si può dire che l’oggetto (wallbox) che si ha in mano non costi più di 50 euro mentre viene venduto a 1000. Questo non è vero.

      • Mauro Tassinari said, on 4 giugno 2018 at 7:53

        @jumojack Giusto.
        “Ha tutta l’elettronica di gestione in modo3.” è una banale onda quadra il cui duty cicle indica al caricabatteria dell’auto quanta potenza può assorbire. La fai con un circuito elettronico da 2 euro.

        @Selidori
        Capisci la differenza tra libero mercato e monopolio?
        Quelle spine costano 100€ l’una perché c’é il monopolio!
        E comunque ribadisco che per la carica “lenta” in AC si potevano/dovevano usare le spine standard.

        @x Tutti
        Si parla di sicurezza all’ossessione inventando robe fuori di testa tipo la famosa comunicazione veicolo-colonnina anche per prelevare pochi Watt
        E poi volete dare la possibilità alla gente di scaricarsi il modello 3d e farsi la spina!?
        Non solo le intemperie ma anche la tensione degrada i materiali.
        Mi fido più di una Vimar da 3 euro che di una super speciale stampata in 3d

        Si poteva ALMENO stabilire che se l’EV non rileva il famoso segnale PWM potesse comunque caricare assorbendo una potenza fino a 1500W (che è compatibile con qualsiasi spina anche cinese)

        • jumpjack said, on 4 giugno 2018 at 7:21

          se ricarichi a 3kW o 300W, hai comunque un cavo sotto tensione a 220V in luogo pubblico sotto la pioggia, quindi almeno il generatore PWM da una parte e il diodo dall’altra servono sempre.
          3 euro di componenti al negozio di elettronica. 🙂
          Lo vendevano già fatto… a 50 euro! (tanto una wallbox ne costa 500, quindi ” sempre meglio bla bla bla”). Ma è sparito da evpower.eu… Denuncia per violazione di copyright?

          • Mauro Tassinari said, on 4 giugno 2018 at 13:38

            1. Nell’albero di Natale hai queste sicurezze?
            2. Io carico in parcheggio coperto con potenze limitate. Perché devo comprare sicurezze che non mi servono?
            Perché la legge non parla di luogo pubblico ne di intemperie ma di luogo accessibile al pubblico che tradotto significa “dove possiamo controllare é vietato! A casa tua puoi caricare anche con la spina domestica da interni fuori sotto la pioggia”
            3. Stiamo parlando di carica AC? A cosa diavolo serve il diodo? A cosa serve il PWM? Se a monte hai un magnetotermico ed un differenziale (già obbligatori da decenni) sei già al sicuro!
            I tralicci di ENEL non sono già sotto la pioggia? Le luci esterne, il tagliaerba, l’apricancello, …. Hanno queste sicurezze?
            Contro l’umidità serve IP65 e differenziale.

            • jumpjack said, on 4 giugno 2018 at 13:01

              quello che penso è che per la ricarica pubblica è giusto pretendere protocolli di sicurezza e spine speciali, ma nel mio garage devo poter semplicemente attaccare la spina e via, senza dover spendere 500-1000 euro inutilmente.
              Cmq vedremo cosa dirà il mio contatore di scaricamenti del modello 3d della spina tipo 2 (e cosa diranno gli avvocati della Mennekes 🙂 )

  5. Mauro Tassinari said, on 10 giugno 2018 at 17:14

    …E dopo tanti anni sono ancora tutti vivi!!

  6. Mauro Tassinari said, on 10 giugno 2018 at 18:10

    Ho appena visitato la diga di ridracoli: il battello elettrico stava caricando da una presa industriale posta all’aperto in luogo “accessibile al publico” ovvero la presa è situata a lato della strada.
    Sotto il sole e la pioggia
    Il cavo è lungo e spancia… Sotto l’acqua del lago!

  7. mario denis montepietra said, on 21 novembre 2018 at 23:42

    Salve, vorrei riportare qui la mia esigenza, che però ritengo sia l’esigenza della maggior parte delle persone interessate all’oggetto. In sostanza caricare a casa per chi ha la possibilità in monofase con corrente 16A,senza acquistare una wall-box che costa intorno ai 600€.
    Penso quindi ad un semplice cavo 3 x 4mmq con connettore spina CEE 16A (quelli blu per intenderci) e connettore lato auto presa tipo 2 mennekes costo 97€ in Amazon. Ovviamente a monte è già esistente sezionatore, automatico 16A e differenziale relativo. Mi chiedo se è proprio necessario un circuito elettronico a monte. in sintesi:
    è anche l’auto che deve riconoscere il sistema di alimentazione, o solo il sistema di alimentazione che deve riconoscere l’auto collegata.? Se è così non dovrebbero nemmeno essere necessari resistenza, diodo etc. (per informazione, l’auto che mi arriverà a giorni sarà una E-GOLF)
    grazie x l’attenzione,
    Mario Denis Montepietra

    • selidori said, on 22 novembre 2018 at 6:28

      Ti risponderà l’autore del blog, intanto dico la mia.
      La semplice spina con presa non funziona (ne’ con egolf ne’ con altre auto elettriche). E’ proprio lo standard modo3 che prevede il dialogo fra impianto (o EVSE) ed auto ed una spina+cavo+presa non basta perchè non instaura questo dialogo.
      Nella AC di cui parliamo è vero che è l’auto che ‘lavora’ la potenza, ma ci vuole qualcosa che instauri appunto un dialogo con la rete elettrica e questo è il modo3 (o modo2 se EVSE più correttamente IC-CPD).
      Quello di cui parli tu è il modo1.

      Questo senza rientrare nella polemica sovrastante del perchè e percome esiste il modo3.
      Ma ne ho fatto un riassunto delle motivazioni (condivisibili o meno) qua: https://www.forumelettrico.it/forum/perche-non-caricare-in-modo1-t1437.html

      • jumpjack said, on 22 novembre 2018 at 7:33

        può rispondere chiunque, mica ho il monopolio 🙂

  8. mario denis montepietra said, on 21 novembre 2018 at 23:54

    Grazie anche per schema di inserzione di eventuali diodi o resistenze se proprio necessari.


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