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Diario elettrico hoverboard – Puntata 1 – 11 marzo 2017: l’acquisto

Posted in ambiente, hoverboard, scooter elettrici, Uncategorized by jumpjack on 13 marzo 2017

Si apre con questo post un nuovo “diario di bordo” di un mezzo elettrico; sempre a due ruote…. ma questa volta parallele!

Si tratta di uno di quelli che comunemente vengono soprannominati “hoverboard”, in omaggio allo “skateboard volante” (o “volopattino”) che, nel 1985, fu previsto che sarebbe stato inventato entro il 2015 e usato da Marty Mc Fly per sfuggire ai suoi inseguitori nel film “Ritorno al futuro”.

 

 

In realtà, il 2015 è passato ma nessuno è ancora riuscito a inventare un “annullatore gravitazionale”, per cui qualunque “board” deve ancora stare saldamente appoggiata a terra; però anzichè avere 4 ruote, adesso può averne 2…. o persino solo una: esistono anche infatti degli strambi “skateboard monoruota” con un unico ruotone centrale, ma anche veri e propri “monoruota” con due pedane laterali dove poggiare  i piedi…

Sì insomma, i potenti e compatti motori brushless, insieme alle potenti e compatte batterie al litio, hanno ormai permesso di realizzare i mezzi di trasporto più impensati!

Quello che ho comprato io è un modello “simil-Segway”, cioè a pedana singola e con manubrio, perchè lo trovo più comodo e stabile, e perchè avendo un manubrio può anche essere semplicemente “trainato”, anzichè portato in braccio (anche se pesa solo 10 kg), in caso ci si trovi a dover attraversare tratti non percorribili “a ruote”; in più al manubrio si possono anche appoggiare/appendere borse e giacchetti.

Purtroppo, anche se ha le ruote un po’ più grandi degli hoverboard senza manubrio, anche questo hoverboard, come quelli piccoli, ha le ruote in gomma piena senza camera d’aria, quindi anche la minima asperità di 1-2 cm “si sente”, e se non si sta attenti può anche rendere difficoltoso il movimento (diciamo insomma che i sampietrini non sono il fondo ideale per questo tipo di hoverboard). In realtò la circolazione fuori da aree private è al momento vietata, quindi la cosa non dovrebbe essere un problema: la legge attuale prevede infatti che tali mezzi possano essere usati solo in aree private… quindi dentro casa, su pavimento ben liscio.

I dettagli sula guida li rimando a un prossimo post, da compilare dopo aver percorso qualche chilometro di prova. (questi mezzi sono dati per 20 km di autonomia in condizioni indeali, quindi immagino non più di 10 in condizioni reali… che sono più che sufficienti per un pedone!)

  • Costo di acquisto: 319,00 euro da Mediaworld.
  • Modello: ….
  • Autonomia dichiarata: 20 km
  • Autonomia reale ipotizzabile: 10 km
  • Batteria: ~150 Wh, 36V, 4.5Ah
  • Velocità max: 20 km/h

 

Annotazioni preliminari:

  1. Manca un avvisatore acustico tipo “campanello di bici”, però c’è un avvisatore acustico automatico di retromarcia.
  2. Sono presenti indicatori di direzione automatici, ma sono blu.
  3. Ci vorrebbe un gancetto sul manubrio per appendere meglio borse o giacchetti.
  4. Percorsi almeno 7 km con una carica (però non misurati dall’inizio…).
  5. Ruote piene, i sampietrini si sentono tutti…
  6. Manubrio regolabile in alteza.
  7. Da manuale: vietato ai minori di 8 anni, vietato uso in luoghi pubblici, vietato uso di notte.
  8. Display stato batteria scomodissimo, situato dietro ai piedi.
  9. Manca stabilizzatore di tensione, quindi in salita e in accelerazione l’indicatore della batteria scende parecchio.
  10. Modalità “follia” attivabile da telecomando: il mezzo cammina da solo anche senza nessuno sopra! Ma non è manovrabile tramite telecomando! E non sta fermo, cammina in avanti da solo!
  11. Autolimitazione di legge a 6 km/h non disponibile.
  12. Nessun display sul manubrio, nonostante l’apparente predisposizione.

Dati da aggiungere su Wikipedia:

Comparsa sul mercato

Sul finire del 2016 hanno iniziato a comparire sul mercato particolari mezzi di trasporto che, pur non essendo ovviamente volanti, sono stato presto soprannominati “hoverboard”, probabilmente proprio in omaggio al “volopattino” del film “Ritorno al futuro“; trattasi in realtà di “self balancing scooter”, ossia “scooter autobilancianti”, cioè veicoli a due ruote parallele che, mediante sensori giroscopici e opportuna elettronica di bordo, riescono a mentenersi in equilibrio orizzontale, anche con persone a bordo, senza bisogno di appoggi ulteriori e senza bisogno di essere in movimento, dando l’impressione di essere “impossibili”, un po’ come lo è l’hoverboard del film.

Come funzionano

Come accennato, un “self balancing scooter” è in grado di mantenersi in equilibrio orizzontale e sostenere il peso di una persona pur avendo 2 soli punti di appoggio, mentre tecnicamente il numero minimo di punti di appoggio necessari perchè un oggetto sia stabilmente appoggiato sul terreno è 3, per contrastare i due gradi di libertà che causano i movimenti di rollìo (rotazione destra-sinistra) e beccheggio (rotazione avanti-indietro).

Gli hoverboard possono quindi restare in equilibrio solo fintantochè sono accesi e l’elettronica di bordo comanda opportunamente i due motori delle ruote; tali motori sono indipendenti e di tipo brushless, una tecnologia che consente alta potenza in volume ridotto e non richiede operazioni di manutenzione come la sostituzione periodica delle spazzole.

Per poter comandare opportunamente i motori delle due ruote, l’elettronica di bordo deve conoscere in ogni istante l’orientamento rispetto al suolo della “tavola” o “pedana”, che al tempo stesso unisce le due ruote e funge da supporto per il guidatore ([1]); a tale scopo utilizza sensori giroscopici e accelerometri: un sensore giroscopico rileva la velocità di rotazione di un oggetto, mentre un accelerometro a tre assi rileva la posizione statica di rotazione di un oggetto rispetto a un sistema di riferimento predefinito, ad esempio quello in cui gli assi X e Y sono paralleli al terreno e Z ha la direzione dell’accelerazione di gravità e il verso opposto (punta cioè verso l’alto).

I sensori vengono utilizzati anche per comandare movimento e sterzata del mezzo, in modi diversi a seconda del tipo di hoverboard: a tavola singola e a tavola spezzata.

 

Hoverboard a tavola singola

In questi modelli il guidatore poggia su un’unica tavola che unisce le due ruote; tale tavola può essere inclinata dal guidatore solo in avanti e indietro, per comandare il movimento in avanti o indietro e la frenata; per svoltare a destra e a sinistra occorre quindi un comando separato, costituito generalmente da una sorta di manubrio, ossia un’asta orizzontale fissata alla pedana tramite un’asta verticale; tale manubrio, però, a differenza di quello di cicli e motocicli, non funziona per rotazione intorno all’asse verticale, ma per rotazione intorno a un asse orizzontale: è infatti incernierato sulla pedana di sostegno, e piegandolo verso destra o verso sinistra fa sì che le due ruote vengano fatte girare a velocità diverse, innescando così una rotazione della pedana intorno all’asse orizzontale (imbardata).

 

Hoverboard a tavola spezzata

In questa variante non è presente un manubrio, quindi anche la rotazione sull’asse verticale (imbardata) è controllata tramite inclinazione della tavola; essa è quindi divisa in due parti separate al centro, che possono essere inclinate separatamente in avanti e indietro tramite rotazione dei piedi da parte del guidatore; l’inclinazione delle semi-tavole determina direzione e velocità di rotazione delle singole ruote, per cui se le due inclinazioni sono uguali in avanti o indietro, il mezzo si muoverà in linea retta, altrimenti girerà verso destra o verso sinistra.

Sicurezza

Per garantire un certo grado di sicurezza, sulla pedana possono essere presenti dei sensori di pressione: se rilevano la presenza del guidatore, attivano l’autobilanciamento e il controllo di velocità e rotazione, altrimenti l’hoverboard resta inerte e, di fatto, disattivato, di modo che non può muoversi in modo autonomo. Tali sensori hanno una sensibilità tale per cui è necessario che il guidatore abbia almeno un peso minimo per essere attivati, motivo per cui alcuni modelli non sono adatti, ad esempio, a guidatori di peso inferiore a 35 kg, che non attiverebbero correttamente i sensori col proprio peso.

Gli hoverboard sono in grado di muoversi a velocità considerevoli rispetto a quella di un pedone (10 km/h quelli a tavola spezzata, 20 km/h quelli a tavola singola), e anche la velocità di rotazione intorno al proprio asse può essere considerevole se non opportunamente dosata, motivo per cui il loro utilizzo è vietato ai bambini di età inferiore agli 8 anni, mentre tra gli 8 e 18 anni è consigliata al supervisione di un adulto, perhcè, anche se il guidatore è in grado di padroneggiare il mezzo, esso è comunque in grado potenzialemente di recare danno sia al guidatore stesso che a terzi, richiedendo quindi un certo grado di responsabilità.

Normativa

Essendo mezzi di recentissima comparsa sul mercato, non esiste ancora una normativa specifica che li riguardi, per cui di fatto il loro utilizzo in luoghi pubblici o strade è vietato dalla legge, che ne consente quindi l’utilizzo solo in aree private (casa, giardino). Unica eccezione esiste attualmente (marzo 2017) per il modello “Segway” (mezzo autobilanciante a tavola singola con manubrio), in commercio da più di 15 anni e in uso anche presso le Forze dell’Ordine, e per il quale il Ministero dei Trasporti ha emesso una legge su misura (nota 26702 del 20.03.07), qui sotto riassunta nei punti salienti:

Il Ministero dei Trasporti italiano, Dipartimento per i Trasporti Terrestri, personale, affari generali e pianificazione generale dei trasporti, con propria nota 26702 del 20.03.07, riassume i criteri per l’utilizzo di Segway PT su “marciapiedi”, “aree pedonali” e “piste ciclabili” definiti dall’art. 3 del Codice della Strada (CdS), dettando le seguenti limitazioni:

  1. velocità massima non superiore a 6 Km/h con sistema di limitazione predisposto dal costruttore, per le “aree pedonali” e per i “marciapiedi”;
  2. velocità massima non superiore a 20 Km/h su piste ciclabili;
  3. obbligo di dare la precedenza ai pedoni e di tenere la destra sui marciapiedi;
  4. divieto di utilizzo a conducenti con età inferiore a 16 anni;
  5. divieto di utilizzo in condizioni di scarsa visibilità. Per esempio marciapiedi e piste ciclabili per niente o poco illuminate durante le ore notturne.
  6. tali limitazioni non sussistono per quanto riguarda un possibile utilizzo del mezzo da parte delle forse armate di cui all’art. 11 c. 1 del CdS e agli enti o corpi equiparati ai sensi del c. 11 dello stesso articolo, e da parte delle polizie municipali.

[…]

Il Ministero chiarisce, inoltre, che Segway PT non rientra tra gli acceleratori di andatura di cui ai commi 8 e 9 dell’art. 190 del CdS in quanto trattasi di mezzo non funzionante a propulsione esclusivamente muscolare.

 

Nel 2012 è stata proposta una modifica all’articolo 50 del Codice della Strada (successivamente riproposta nel 2013 come  emendamento 4.141 al Disegno Di Legge  S.1120 nel 2013 (RESPINTO), poi riproposta nel 2014 come emendamento 1.06 al Disegno Di Legge C.1512 ) per aggiungervi la definizione di “mezzo elettrico con bilanciamento assistito”; tale modifica cambierebbe l’articolo 50 come segue (in neretto l’aggiunta):

Art. 50.Velocipedi.

1. I velocipedi sono i veicoli con due ruote o più ruote funzionanti a propulsione esclusivamente muscolare, per mezzo di pedali o di analoghi dispositivi, azionati dalle persone che si trovano sul veicolo; sono altresì considerati velocipedi le biciclette a pedalata assistita, dotate di un motore ausiliario elettrico avente potenza nominale continua massima di 0,25 KW la cui alimentazione è progressivamente ridotta ed infine interrotta quando il veicolo raggiunge i 25 km/h o prima se il ciclista smette di pedalare nonché i mezzi elettrici, concepiti per il trasporto di una sola persona di età non inferiore a 16 anni, con bilanciamento assistito ovvero dotati di due ruote in asse con sistemi e sottosistemi di sicurezza ridondanti che hanno una velocità massima di 20 Km/h con possibilità di autolimitazione a 6 Km/h. 2. I velocipedi non possono superare 1,30 m di larghezza, 3 m di lunghezza e 2,20 m di altezza.

Al 13 marzo 2017 questa modifica non è stata ancora approvata.

 

Diario elettrico Ecojumbo 5000 – 5 marzo 2017, rimontaggio motore

Posted in auto elettriche, Diario elettrico Ecojumbo 5000, scooter elettrici by jumpjack on 6 marzo 2017

buca

Dopo mesi di attesa e di “stasi” ho deciso di cimentarmi nel rimontaggio del motore riparato.

Non che abbia intenzione, almeno per il momento, di risalire in scooter: proprio oggi ho “sorvolato” con l’auto una buca di dimensioni sconsiderate; “sorvolato” nel senso che ci sono passato sopra con l’auto ma non con le ruote; ma se ci fossi finito dentro con lo scooter (o anche con l’auto) non sarebbe stato bello: a occhio e croce la buca, sulla corsia di sorpasso di una strada a scorrimento veloce (uscita 12 del GRA), è larga mezzo metro e profonda 10 centimetri, con bordi frastagliati. Una follia stradale. Non è quella della foto, ma la foto dà comunque un’idea di come siamo messi a Roma…

Penso che si sfascerebbe anche la macchina, se ci finisse dentro! Quindi per ora – e per chissà quanti altri mesi ancora – di andare in giro in scooter non se ne parla. Leggere certi articoli (1, 2, 3, 4) sul Messaggero non rende molto ottimisti sui tempi di risoluzione del problema.

 

Intanto, dicevo, ho rimontato il motore; non è stato per niente facile perchè a quanto pare i buchi delle borchie non corrispondono più coi buchi del cerchione! Sarà dovuto alla riparazione? O a qualche mio errore? Boh, fatto sta che, tira e molla, alla fine sono riuscito ad avvitare su un lato “solo” 17 delle 18 viti del cerchione, l’altra non vuol saperne di entrare; quelle sull’altro lato, anche se un po’ a forza, sono entrate tutto.

Spero che questo non comprometta la tenuta stagna del motore, perchè l’acqua che entra in un motore non è una bella cosa…

Successivamente sono passato al rimontaggio del motore sullo scooter: una fatica disumana, perchè se per smontarlo la gravità mi era di aiuto a tirare giù una ruota da 20 chili, nel rimontarla non mi ha ovviamente aiutato per niente! E senza attrezzi appropriati, mi sono fatto un **** così.

Alla fine ho deciso si smontare la pinza del freno a disco per avere un po’ più di spazio di manovra… ma ci è voluta un’ora solo per aspettare che lo svitol facesse effetto su un bullone incastrato. E tutta una serie di parolacce per far stare dritta la ruota.

Alla fine sono riuscito a montare tutto ma, esausto, non ho collegato anche i fili; lo vedremo nella prossima puntata, se tutto questo sbattimento è servito a qualcosa, o se lo scooter è da buttare.

Nel frattempo mi sto informando sulle auto ibride o “super-elettriche” (cioè con più di 400 km di autonomia) in arrivo, ma partono tutte da prezzi proibitivi di 40.000 euro!

Oppure 10.000 per una “vecchia” Leaf da 150 km di autonomia o una C-zero da 100.

Oppure 5.000-10.000 ipotetici euro per retrofittare una vecchia auto e trasformarla in elettrica da 50-100km.

Certo, se rimettessero gli incentivi e fossero applicabili anche alle elettriche usate….