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Il mito del Titanic

Posted in varie by jumpjack on 14 aprile 2012

 

Esattamente 100 anni fa affondava la nave più famosa della storia, uccidendo 1500 delle 2200 persone a bordo.

 

“Nemmeno il Padre Eterno potrebbe affondarla”.

Non so se questa frase sia stata mai realmente pronunciata da qualcuno dell’equipaggio del Titanic, ma di certo è come se lo avesse fatto, e questa frase è ormai entrata nell’immaginario collettivo, e riassume in sé tutto il senso del Mito del Titanic.

Sì, perché il Titanic è solo un mito: non era l’unico transatlantico dell’epoca, erano una moda; non era nemmeno unico nel suo genere, in quanto era una specie di clone dell’Olimpic. Non era nemmeno strano che avesse tre classi di persone, dai ricconi ai poveracci, né che questi ultimi fossero trattati come bestie. Non è neanche l’incidente di mare più grave, ce ne sono stati tanti con migliaia di vittime:

 

  • Sultana (esplosione sul fiume Mississippi) – 27 aprile 1865, circa 1.700 morti
  • RMS Titanic – 15 aprile 1912, 1.503-1.523 morti
  • Empress of Ireland – 30 maggio 1914, 1.012 morti
  • RMS Lusitania – 7 maggio 1915, 1.195-1.198 morti
  • HMT Lancastria – 17 giugno 1940, 2.000-5.000 morti
  • Tango Maru – 29 giugno 1944, 3.000 morti
  • Ryusei Maru – 29 giugno 1944, 4.998 morti
  • Toyama Maru – 29 giugno 1944, circa 5.600 morti
  • Koshu Maru – 3 agosto 1944, circa 1.540 morti
  • Junyo Maru – 18 settembre 1944, circa 5.620 morti
  • Wilhelm Gustloff– 30 gennaio 1945, 7.700-9.343 morti (considerato il più grave disastro di ogni epoca)
  • SS General von Steuben – 9 febbraio 1945, 4.000-4.500 morti
  • Goya – 16 aprile 1945, oltre 7.000 morti
  • Cap Arcona – 3 maggio 1945 7.000-8.000 morti compresi quelli sul Thielbek e Athen
  • Thielbek – 3 maggio 1945, circa 2750 morti

 

E’ vero che la maggior parte di questi disastri furono causati dalla guerra, ma non è nemmeno questo il punto.

 

Perché allora lo spettro del Titanic aleggia su ogni naufragio? Perché si avverte questo dovere di reverenza e rispetto nel parlare di quella tragedia che coinvolse persone vissute quattro generazioni fa?

 

Perché il Titanic fu una sfida.

Per i credenti, fu una sfida a Dio; per i non credenti, fu una sfida alla Natura.

In ogni caso, fu una sfida del piccolo Uomo a Forze più grandi di lui, Forze che credeva di poter controllare salendo sulle spalle degli artefici della rivoluzione industriale e tecnologica della fine dell’800, rivoluzione che aveva portato, con i suoi prodigi ingegneristici, a far creder al piccolo Uomo di poter ormai dominare le Forze della Natura.

Come in una sorta di Torre di Babele moderna, il Titanic voleva sfidare Dio (o la Natura) e le sue leggi.

 

Ma tanto i costruttori, che gli appaltatori e gli utilizzatori ricevettero una colossale lezione di umiltà al cui confronto la “confusione delle lingue” operata da Dio sulla Torre di Babele appare solo come un curioso aneddoto storico (invece chissà quale minuscolo evento reale potrebbe essere stato il seme che ha originato la leggenda dell’enorme torre?).

 

“Titanic”, nella variante realistico-documentaristica realizzata da Cameron, anche se abilmente camuffata da storia d’amore (provate a guardare foto e filmati d’epoca e confrontateli col film…), è uno dei due film che ogni ingegnere dovrebbe vedere, e tenere sempre a mente come monito per il futuro e come guida per ogni suo progetto.

L’altro è “Apollo 13”.

 

In questi giorni si sta svolgendo una crociera commemorativa sulla rotta originale del Titanic. C’e’ da chiedersi se i passeggeri, giunti sulla verticale del relitto come previsto, lo sbeffeggeranno o lo onoreranno.

 

E non dimentichiamo che è forse anche grazie alla fama di quella tragedia, se oggi, a 100 anni di distanza, milioni di persone in tutto il mondo possono vedere uno spaccato della vita com’era nel 1900 e conoscere la società dell’epoca e il ruolo delle donne e negli analfabeti nel mondo di allora, con molta più efficacia di quanto qualunque libro o insegnamento tradizionale potrebbe mai avere.

 

Una Risposta

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