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Imparare dalle disgrazie altrui: l’alluvione di Genova del 4 novembre 2011

Posted in ambiente, Scienza, Uncategorized by jumpjack on 5 novembre 2011

Essere coinvolti in una disgrazia è sempre, per definizione, una cosa brutta e sgradevole, così come lo è vedere altre persone, anche sconosciute, coinvolte in disgrazie.

Ma, come in ogni cosa, persino in una disgrazia ci può essere qualcosa, seppur piccolo, di positivo: in questo caso, la possibilità di imparare; imparare, dalle disgrazie altrui come comportarsi se in futuro si verrà coinvolti in un evento simile.

E in un mondo in cui il clima è impazzito, ed è ormai diventato normale stare 6 mesi senza pioggia per poi vederla arrivare tutta nello stesso giorno, è senz’altro utile imparare come comportarsi in caso di alluvione.

Per farlo, non c’e’ bisogno di vivere l’esperienza dell’alluvione in prima persona, ma, grazie ai potenti mezzi tecnologici disponibili oggi (telecamere ad alta definizione “racchiuse” in piccoli cellulari che teniamo in tasca, e banda larga che permette a chi li realizza di pubblicarli, e a chi vuole di vederli, senza dover aspettare un TG o un documentario), è possibile studiare il fenomeno da casa, all’asciutto, sul divano, e preparasi per il futuro.

Tre cose principali si notano nei vari filmati dell’alluvione di Genova:

1 – le persone sembrano non cogliere la gravità della situazione, tentando di continuare per la propria strada, in auto o a piedi.

2 – le persone, anche se si rendono conto del pericolo, sembrano non sapere come tirarsene fuori, e compiono azioni insensate.

Il primo caso si nota in filmati come questi:  (la visione è consigliata ad un pubblico adulto)

– Onda di piena in Via Sardegna, a Genova

Al minuto 2:08 si vede una persona ostinatissima a voler continuare a tentare di raggiungere la sua destinazione, qualunque essa sia, pretendendo di vincere la corrente, piuttosto che assecondarla, salire sul cofano o sul tetto di una vettura, o aggrapparsi alle inferriate di una qualche finestra. (* – vedi alla fine, paragrafo “Il peso dell’acqua”)

Al minuto 2:38 si vedono invece due persone che si “rifugiano” tra le auto in sosta dopo aver tentato di attraversare la strada/fiume (* – la corrente): anche se probabilmente le auto sono in sosta su un luogo leggermente più in alto della sede stradale, è anche questa una pessima idea: i veicoli trasportati dall’acqua possono facilmente urtare quelli in sosta, ammucchiandoli e schiacciando le persone che si sono nascoste tra essi! Anche qui, l’unica azione sensata sarebbe stata salire sul cofano di un’auto, o quantomeno ripararsi dietro un albero piuttosto che un’auto, visto che un albero almeno è fissato al terreno (finchè regge), mentre un’auto è solo appoggiata per terra e le auto galleggiano, essendo perlopiù vuote e quindi più leggere dell’acqua (sì, benchè siano di metallo e vetro, benchè pesanti una tonnellata o più, le automobili galleggiano, proprio come le barche; eppure pesano).

In questo filmato si vede invece come il non sapere cosa fare causa il disastro: (la visione è consigliata ad un pubblico adulto)

http://www.youreporter.it/video_fereggiano_esonda

Il poveretto è rimasto intrappolato nella sua auto, ma purtroppo sceglie di fare la cosa peggiore: aprire lo sportello. Persino in caso di alluvione “statica”, cioè se ci si ritrova con l’auto in una pozza di acqua alta fino agli sportelli, o dentro un corso d’acqua o un lago, non bisogna aprire gli sportelli! (** v. paragrafo “il peso dell’acqua”). Ma aprire uno sportello e scendere dall’auto durante un’onda di piena, è una pessima idea:

1 – aprire lo sportello è faticossissimo a causa della spinta dell’acqua su di esso; la stessa spinta che agisce sullo sportello quando si scende dall’auto, rischiando così di essere stritolati  (** v. paragrafo “il peso dell’acqua”) dallo sportello stesso!

2 – anche ammesso che si riesca a resistere alla pressione dello sportello, i piedi si troveranno subito immersi nella corrente, ossia tonnellate di acqua che scorre (** v. paragrafo “il peso dell’acqua”): niente di più facile che perdere l’equilibrio ed essere trascinati sotto l’automobile e non uscirne più.

3 – ma ammettiamo di riuscire persino a tenerci in piedi, oltre che a resistere alla pressione dello sportello. E poi? Appena si “esce” dallo sportello, esso non fa più da scudo, e si riceve addosso ulteriore acqua che ci trascinerà via: ciò che probabilmente è successo al poveretto del filmato.

Cosa fare, dunque, se travolti in auto da un’onda di piena?

Nell’ordine:

* restare in auto più tempo possibile, cioè fincè l’acqua resta al di sotto degli sportelli: le auto sono fatte per resistere a incidenti anche a 100km  50 km/h, sono cioè strutture rinforzate; l’abitacolo è espressamente progettato per non accartocciarsi, mentre il resto dell’auto invece si accartoccia per assorbire gli urti. Anche quando l’auto non è più guidabile perchè sollevata dall’acqua, offre un ottimo riparo dai detriti in arrivo.

* se l’acqua sta per arrivare al finestrino, è ora di scendere, altrimenti dopo non lo si potrà più fare! Ma non bisogna scendere aprendo lo sportello, bensì aprendo il finestrino: così lo sportello continuerà a proteggere dai detriti, e ancora  un po’ dall’acqua. Quello che bisogna fare è uscire dal finestrino e salire sul tetto. Un’operazione difficilissima, data la scivolosità delle lamiere bagnate, e di certo impossibile per persone di una certa età; ma l’unica alternativa disponibile, per quanto detto finora.

* una volta sul tetto, cercare di saltare verso un luogo sicuro, anche saltando sui tetti di altre auto (si tratta di un’emergenza), ma preferibilmente saltando verso oggetti fissati a terra (alberi, lampi0ni, grate di finestre, ringhiere).

* mettersi a valle dell’oggetto a cui si sta aggrappati, in modo che possa riparare sia dalla corrente che dai detriti.

Mai  cercare di vincere la corrente risalendola, nè di vincerla attraversandola: già 10 centimetri di acqua veloce sono difficilissimi da attraversare; 20 cm, 30 cm o più è semplicemente impensabile.

(*) Il peso dell’acqua

Ma perchè muoversi nell’acqua controcorrente è così difficile? Non è cemento, e al mare ci muoviamo in acqua abitualmente e facilmente.

Il problema è che in quel caso l’acqua è ferma. Ciò che rende tragica un’alluvione è il movimento dell’acqua, che mette in gioco la sua inerzia, un “qualcosa” che dipende, oltre che dalla sua massa, dalla sua velocità.

Purtroppo non è facile farsi un’idea di quant’è la massa della pioggia, quindi facciamo qualche calcolo:

La pioggia si misura in millimetri, mm; 1mm di pioggia su una superficie di 1 metro quadro significa un volume di 1 x 1000 x 1000 mm, cioè 1.000.000 mm^3, ossia 1 dm^3: in altre parole,  1 mm di pioggia equivale a 1 litro d’acqua per metro quadrato.

Quindi, se cadono 10mm di pioggia, vuol dire che in 1 m^2 ci sono 10 litri d’acqua. Ma quanto sono “10 litri d’acqua”? Semplice: una cassa di bottiglie. Una bottiglia d’acqua è in genere da 1,5 litri, in una cassa ce ne sono 6, quindi in tutto 9 litri.

10 mm di pioggia equivalgono a una cassa d’acqua versata su 1 m^2 di superficie, per un totale di 10 chili di peso. Ma 10 mm d’acqua sono pochissima cosa, sono solo 1 centimetro d’acqua, non si può certo chiamare “alluvione”.

A Genova il 4 novembre 2011 sono caduti fino a 500 (cinquecento) millimetri di pioggia: facendo i conti, significa cinquanta casse d’acqua per metro quadro, o anche cinquecento chili d’acqua per metro quadro. Parliamo di mezza tonnellata di acqua, perdipiù in movimento: nessuna persona può resistere a mezza tonnellata di acqua che gli si riversa contro: mezza tonnellata è il peso di una Smart!!!

(**) La corrente

Per questo non ha senso pretendere di risalire la corrente, o anche solo di attraversarla: un “torrente urbano” profondo 20 centimetri trasporta intorno alle nostre gambe 200 chili d’acqua,  o se preferite 20 casse d’acqua, ogni secondo (***) : non c’e’ verso di rimanere in piedi a lungo.

(***) Se la corrente è molto lenta e si sposta a solo 1 m/s , cioè 3 km/h.

Domanda polemica: tutte queste cose non si potrebbero semplicemente insegnare già dalle scuole elementari a persone che vivono in ambienti notoriamente soggetti ad alluvioni periodiche?

 

Aggiornamento:

Sempre in tema di imparare dalle disgrazie: proprio in questi giorni, leggendo di Genova, ho scoperto dell’esistenza dei P.A.I., Piani di Assetto Idrogeologico: un documento che esiste, in teoria, per ogni comune d’Italia, e che consiste in mappe dettagliatissime delle zone sensibili ad alluvioni, frane, smottamenti, inondazioni, allagamenti….

Per il bacino del Po, interessato in queste ore:

http://www.adbpo.it/on-multi/adbpolight/Home/Pianificazione/PianostralcioperlAssettoIdrogeologicoPAI.html

Per la Liguria:

http://www.cartografiarl.regione.liguria.it/SiraWebGis/IndiceCarte.asp?idCanale=Piani%20di%20bacino&cod_repertorio=03&modalita=LIGHT&ambiente=I&utente=&ruolo=

3 Risposte

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  1. lupoalberto12 said, on 6 novembre 2011 at 14:29

    Bell’articolo.
    Ciao!
    !🙂 !

  2. […] Imparare dalle disgrazie altrui: l’alluvione di Genova del 4 novembre 2011 […]


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