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Diario elettrico 8 – Fiera di Roma, spine misteriose e auto elettriche

Posted in ambiente by jumpjack on 30 settembre 2011

Diario di bordo

dello

scooter elettrico al litio

Zem Star 45

1500W/60Kmh/80Km


CAPITOLO 8


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Si è conclusa positivamente la folle avventura iniziata il 17 settembre scorso a ZeroEmissionRome2011, quando ho dovuto contattare una decina di persone diverse della Fiera di Roma per riuscire ad avere la SEM Card per accedere gratis alla fiera e ricaricare lo scooter: nessuno dei dipendenti sapeva nemmeno che esistesse questa possibilità!

Dieci giorni dopo, chiamando il numero di telefono ottenuto faticosamente in fiera ( 06/65074646 , oppure logistica@fieraroma.it , oppure progettosem@fieraroma.it o http://www.fieraroma.it/sem.php?l=ita), sono riuscito a “prenotare la ricarica” come richiesto: arrivato in Fiera il 29/9 per accedere a Romics, mi è stata consegnata la SEM Card… che non è servita a niente: mi hanno detto infatti che potevo ricaricare lo scooter alle colonnine poste a 200 metri dal luogo del “diverbio” di 10 giorni fa, e, SORPPRESA! Non sono le stesse colonnine che NON mi hanno funzionato la volta scorsa perchè bloccate e inutilizzabili senza la tessera: sono semplici prese schucko (quindi non mi è nemmeno servita la spina SCAME faticosamente trovata dopo mesi di ricerche!!!) già attive senza bisogno di nessuna tessera!!!

Vabbe’, l’importante è che:
– sono riuscito a ricaricare
– ho ottenuto la SEM card per accedere gratis alla Fiera di Roma fino al 31/12/2012
– ho fatto in modo che si spargesse la voce, in Fiera, dell’esistenza della SEM Card…

Ma non è finita: visto che a Roma c’e’ la possibilità di noleggiare per uno o più giorni un’auto full-electric, la Peugeot i0n (60 euro al giorno, servizio Mobilità Urbana Peugeot), voglio provare ad andare in fiera con quella; così, telefono alla Peugeot… dove mi avvisano che la macchina la posso noleggiare, ma non posso ricaricarla da nessuna parte, a Roma, perchè ha un attacco “Sorgenia”, mentre a Roma ci sono colonnine ENEL, non compatibili. Che esistono anche colonnine ATAC neanche lo sapevano…
Non è tutto: anche se può essere ricaricata anche a 220V… non posso ricaricarla da casa, perchè il caricabatterie assorbe 3 kW, e farebbe saltare tutto: infatti pare che finora l’abbia noleggiata solo chi ha il contratto da 6 kW.

Aggiungo: mi dicono in Fiera di Roma che non posso usare la SEM Card per accedere con l’auto, perche’ la card è vincolata allo scooter. (Riesco però ad avere un “bonus” per entrare con l’auto, visto che è a noleggio. Ma neanche provo a chiedere che tipo di prese hanno…)

Le domande che sorgono spontanee sono: ci sono? ci fanno? qualcuno sta cercando di proposito di ostacolare la diffusione di mezzi elettrici? fanno “i dispetti” soltanto a me?
Altre idee?

Aggiungo una simpatica compilation di tutte le prese di ricarica che ho trovato su internet.
Immagino che dovrò comprarmele tutte e craccarle manualmente per farle funzionare anche se non ho le rispettive macchine:

Lista standard vari: http://www.pluginrecharge.com/p/infrastructure-standards.html

3 anni e mezzo e non più dieci per rientrare dell’investimento sui pannelli solari fotovoltaici

Posted in ambiente, Uncategorized by jumpjack on 27 settembre 2011

E’ quanto si evince dalle nuove tariffe sul fotovoltaico “rivelate” a ZeroEmission Rome 2011 (un impianto da 3 kW costa 5100 euro + IVA da GlobalItaly) e da questi siti di calcolo:

Calcolo economico:

http://www.pragmanet.eu/solar/simulatore.aspx

 

Calcolo energetico:

http://re.jrc.ec.europa.eu/pvgis/apps4/pvest.php

 

Un impianto da 3 kW con orientamento non ottimale (ovest) viene ripagato  in 3,58 anni, considerando un costo di 2000 E/kW  (5100+IVA+installazione)

Dopodichè, i pannelli diventano una fabbrica di soldi.

Il censimento 2011 e i tempi che cambiano: immigrati, internet e pannelli solari

Posted in varie by jumpjack on 22 settembre 2011

Prima ancora che siano disponibili i risultati del nuovo censimento, anzi, prima ancora che si inizi a compilarlo, i fogli in bianco del censimento stesso offrono già un interessante spaccato dell’Italia del 2011:

Domanda I.1.1 – Indicare il tipo di alloggio

1 Abitazione

2 Baracca, Roulotte, Camper, ecc…

3 Alloggio preso sede diplomatica o consolare

4 Struttura residenziale collettiva (hotel, casa di riposo, ecc..)

 

Le risposte saranno disposte in ordine casuale, o in ordine di probabilità di risposta? Se è vera la seconda ipotesi, c’e’ qualcosa di triste in questa domanda; se l’ordine è casuale… è comunque triste vedere indicato baracca come possibile abitazione in un paese civilizzato!

 

Ci sono poi molte domande che chiedono quante famiglie abitino nella stessa abitazione: chissà se una domanda simile fu fatta anche nel 2001?

Si chiede anche se ci sia acqua potabile nell’abitazione… e subito accanto si chiede se ci sia un impianto fotovoltaico di produzione dell’energia elettrica (domanda I.3.4 e I.4.3). Due domande relative a condizioni di vita decisamente diverse tra loro, e molto probabilmente non ci si sognava neanche a chiedere la seconda  a un italiano del 2001!

Non manca naturalmente una domanda sui cellulari (II.6.3):

Quanti componenti della famiglia dispongono di almeno un telefono cellulare?

Una vera invasione di cellulari!

Un’altra cosa bizzarra è che anche gli ospiti devono compilare il censimento! (LISTA B – Persone temporaneamente presenti nell’abitazione). Ospiti… o forse immigrati? Ce ne sono davvero così tanti da essere necessario censirli in questo strano modo?

Le domande su dove sono nati i genitori lascia pensare a una società italiana decisamente multietnica, e ormai già da qualche anno, se si chiede il luogo di nascita dei genitori del proprietario di casa! (II.3.5)

E’ ancora troppo presto, invece, a quanto pare, peri parlare di mezzi di trasporto elettrici: alla domanda II.7.8 non si può specificare se il mezzo è elettrico o a petrolio.

Conclusa la fiera del fotovoltaico e dell’eolico ZeroEmissionRome 2011

Posted in ambiente by jumpjack on 17 settembre 2011

Si è conclusa oggi a Roma l’edizione 2011 di ZeroEmissionRome, la fiera interamente dedicata alle energie alternative.

Quest’anno all’interno della fiera doveva essere presente anche “Electric Cars”, un’area dedicata ai test su strada di vari modelli di auto elettriche, come Citroen X-zero, Peugeot I0n, Tazzari zero e altre; in realtà, pur essendo presenti, oltre ai modelli citati, anche modelli meno noti come labelumbury “Dany”, era possibile provare soltanto c-zero e i0n, per motivi sconosciuti. Ma non è la sola delusione avuta nel visitare la fiera: sul sito della stessa, infatti, così come sul sito della Fiera Di Roma, era comparsa due giorni fa la conferma di una notizia comparsà già a marzo di quest’anno su vari siti, ossia l’attivazione presso la Fiera di Roma di un parcheggio fotovoltaico, allestito appositamente per permettere a tutti i visitatori giunti sul posto con mezzi elettrici di ricaricarli gratuitamente. Sfortunatamente, pur avendo passato due giorni al telefono spendendo forse una decina di euro in tutto, non mi è stato possibile trovare nessuno che sapesse effettivamente dell’iniziativa: alcuni non sapevano neanche che esistessero i pannelli fotovoltaici alla fiera di roma, altri non sapevano delle colonnine, altri sapevano entrambe le cose, ma non ne erano responsabili né sapevano chi lo fosse: queste le informazioni ricevute per telefono.

Recatomi allora sul posto col mio scooter elettrico per verificare di persona, mi sono imbattuto in altre 6 persone tra responsabili, uscieri, bigliettai, segretarie e receptionist, nessuna delle quali sapeva niente di questa iniziativa. Dopo un’ora di inutili richieste e discussioni, dopo aver specificato che se non avessi potuto ricaricare lo scooter sarei dovuto tornare a casa a piedi perché arrivato sul posto convinto di poter ricaricare, una non meglio precisata “persona” di cui non posso fare il nome e quindi farò solo il cognome, “Giudice”, mi ha mostrato dei fogli freschi di stampa in cui si affermava che era, sì, possibile ricaricare gratuitamete i mezzi elettrici… ma solo previa prenotazione. Ho chiesto allora, trattandosi di un normale giorno lavorativo, ed essendo io l’unica persona che chiedeva il servizio, se fosse comunque possibile avere questa benedetta “SEM Card”, senza la quale le colonnine non si accendono (almeno, quelle nel parcheggio normale; quelle fotovoltaiche non le ho nemmeno potute vedere!!!!), ma mi è stato risposto di no perché era impossibile. Quanto al fatto che non potevo tornare  a casa senza ricaricare, mi è stato suggerito di prendere un taxi.

Fortunatamente il buon cuore di due receptionist, e la tecnologia avanzata del mio scooter, mi ha permesso, alla fine, di estrarre la batteria dello scooter e ricaricarla da una presa a muro dentro la reception. Ma ovviamente tutto questo verrà comunicato ai responsabili della fiera, nonché al Comune di Roma.

Ma tornando alla fiera, cosa c’era di interessante? Una cosa sopra tutte: i prezzi. Rispetto all’anno scorso c’e’ stato un crollo vertiginoso dei prezzi del fotovoltaico! Così oggi è possibile acquistare, direttamente da produttore pannelli a poco più di 1,00 euro a Watt (se produttori occidentali), ma volendo anche a meno di 1,00 euro a watt: alcuni produttori cinesi offrivano i loro pannelli a 0,90 euro a watt! E avendo i magazzini a Caserta, i costi di spedizione sarebbero minimi! La ditta è la Rayking Industry Limited ( raykingfrancesco@yahoo.it – +39-6-31.05.14.74 , www.rayking.cc , Skype: lijiannan11427 ; Uffici: Viale Tito Labieno, 122 – Roma)

Ma non era la sola occasione: un altro venditore offriva un impianto fotovoltaico completo chiavi-in-mano (ivato, installato e allacciato) da 3 kW a 5’088 euro più IVA!!! E incluso nel prezzo c’era anche un pannello solare termico!!! Il prezzo era riservato a distributori e installatori, ma chissà che non sia possibile anche l’acquisto diretto anche a privati; sono disponibili anche tagli da 1 e 2 kW.

Facendo qualche conto IVA inclusa (considerando l’IVA al 21%, ma sembra che per i pannelli potrebbe essere del 10%):

1 kW = 2052,00 euro

2 kW = 4104,00 euro

3 kW = 6156,00 euro

Da notare che un impianto connesso alla rete elettrica (la connessione è necessaria per usufruire degli incentivi) non deve necessariamente essere da 3kW, perché comunque la corrente usata in casa viene prelevata dalla rete dell’ENEL o altro  gestore: i pannelli servono solo a produrre corrente che viene venduta all’ENEL; a seconda delle dimensioni della famiglia e della casa, può anche essere sufficiente un impianto da 1,5 kW (3078 euro).

Supponendo invece un’IVA del 10% i prezzi sarebbero:

1 kW = 1856

2 kW = 3731

3 kW = 5597

Questo significa che con una bolletta di 100,00 euro a bimestre, un impianto da 1 kW si potrebbe ripagare in 3 anni solo di risparmio, senza considerare anche rimborsi e incentivi!!! La ditta ha sede a S.Cesareo, vicino a Roma, e si chiama GlobalItaly ( www.globalitaly.it – 06-7249.8390, marketingglobalitaly.it)

 

Altra novità interessante vista in fiera era un curioso pannello a isola, cioè progettato per funzionare in modo completamente sconnesso dalla rete: 3 kW per circa 8000 euro (mi pare, cercherò conferme…), per un cubo di… un metro cubo di dimensioni, che contiene TUTTI i pannelli ripiegati, e grazie alle rotelle puo’ essere spostato, all’occorrenza, dove si vuole. Lo produce la iKube (www.ikube.it ) di Torino.

La NetUp invece (www.ostrosrl.com ) offriva un impianto chiavi in mano a circa 3400,00 euro/kW… regalando uno scooter elettrico ad ogni acquirente di un impianto completo! Gli scooter sono disponibili in 6 modelli, da 350 fino a 5’000 W di potenza.

La Kingdom Solar offriva pannelli sfusi a 1,09 E/watt, più 50 euro per il trasporto (www.kingdomsolar.net )

E’ dunque probabile che ci saranno grandi sorprese sul mercato italiano del fotovoltaico nei prossimi mesi: fino ad oggi su qualunque sito erano ancora presenti pannelli con i prezzi altissimi dello scorso anno, ma è probabile che, ora che con la fiera sono diventati di pubblico dominio i prezzi attuali reali, ci saranno presto forti sconti.

Ultimo fatto da segnalare è l’introduzione di nuovi pannelli con tecnologia CIS (Copper-Indium-Selenium – Rame/Indio/Selenio), cioè del tutto privi di silicio: anche se hanno una resa di solo il 10%, hanno l’importantissima caratteristica di avere un alto rendimento anche con orientamento non ottimale verso il sole, e addirittura funzionano anche se una parte del pannello si trova completamente in ombra, cosa fisicamente impossibile per i tradizionali pannelli in silicio.

Un’altra tecnologia interessante era infine quella  presentata da SunPower (www.sunpowercorp.it ), con i suoi pannelli dal rendimento stratosferico del 20%, contro l’usuale 14-15% dei pannelli tradizionali e i rari casi del 18%.

Il “pulsante avvio” in Windows 3.1 lo inventò la Plannet Crafters Inc.!

Posted in varie by jumpjack on 11 settembre 2011

 

 

Correva il lontanissimo 1995 quando la sconosciuta Plannet Crafters Inc. pubblicò la versione 2.6 di “Plug-in”, un’estensione della shell di Windows che inventava nientepopodimeno che il pulsante avvio!

Fu il primo programma shareware che acquistai, per la somma di 20 dollari, perchè aggiungeva grandissime comodità all’ostico e antico Windows 3.1.

Ecco la schermata iniziale di configurazione di Plug-in 2.6: (il programma di installazione avvisava che era necessario installarlo da hard disk, era “troppo evoluto” per installarlo da dischetto!)

 

Il pulsante in basso a sinistra mostrava questa finetsra:

… che non è altro che la configurazione del “menu avvio ante-litteram”!

Eccolo, in tutta la sua antesignana bellezza:

Ebbene sì, nella fantasia della Plannet Crafters, il “menu avvio” non stava in basso a sinistra dello schermo, ma compariva come pulsante aggiuntivo a sinistra, nella barra titolo. Ma non c’e’ niente da dire: era PROPRIO un “pulsante avvio”!

E non dimentichiamo un altro particolare importante: “Plug-in” aggiunse anche la possibilità di modificare l’aspetto delle icone del Program Manager, impossibile nella versione originale di Windows 3.1! (vedere in basso nella figura sopra).

Oggi la Plannet Crafters Inc.  non esiste più, ma su internet se ne trovano ancora le “vestigia”: citazioni qua e là, e i file originali della versione 1.3 e versione 2.6 di Plug-in.

 

 

 

New York, 11 settembre 2151

Posted in intuizioni, varie by jumpjack on 11 settembre 2011

Centocinquant’anni fa l’11 settembre: un evento che cambiò la storia.

Milioni, forse miliardi di persone seguirono l’evento in diretta, benchè ancora internet fosse ai primordi, i Social Network non esistessero e le fonti principali di notizie fossero ancora giornali e telegiornali.

Centocinquant’anni fa quattro aerei di linea dirottati destarono l’Occidente dal suo torpore egoista e lo riportarono alla realta’: USA e UE, insieme, contavano a malapena mezzo miliardo di persone, contro i 6 miliardi del mondo intero, eppure si credevano al centro del mondo. L’11 settembre 2011 tutto cambiò.

Ma come ogni grande cambiamento dell’Occidente, nessuno credette che si fosse trattato di un caso. Come già quasi 200 anni fa, con l’assassinio del presidente USA John Kennedy, l’America sperimentò le “fantasie negazioniste”, fantasiose storie di cospirazioni, complotto e governi ombra, create per rendere più accettabili all’ “inconscio collettivo” eventi tanto stupidamente tragici(*), così 50 anni dopo  l’America, sconvolta, decise che “non può essere vero, ci dev’essere qualcosa dietro”.

Ora sappiamo tutti come andarono realmente le cose, ma ci sono voluti centocinquant’anni prima che il segreto di Stato fosse tolto e il mistero svelato.

Trascorsi 150 anni anche da quel fatidico 11 settembre,  dagli archivi governativi emerge una realtà all’epoca sospettata solo da qualcuno, presto zittito dalla massa di “complottisti consolatori”, intenti a consolare l’America per un incidente che “non poteva essere evitato perchè tramato internamente da governi ombra e agenzie segrete”.

La versione ufficiale dell’epoca:

19 dirottatori mediorientali prendono possesso di quattro aerei di linea:  ne fanno schiantare due con successo sulle Torri Gemelle, uno sul Pentagono, ma il quarto viene fatto precipitare a terra “grazie all’eroismo dei passeggeri”.

Le versioni alternative dei “complottisti”:

troppe per essere qui riassunte tutte; tra le più bizzarre: nessun aereo si è schiantato sulle Torri Gemelle, sono stati disegnati in computer-grafica, mentre le Torri sono state abbattute tramite cariche esplosive pre-installate, in una demolizione controllata. Il Pentagono è stato distrutto da un  missile, non da un aereo. Il volo schiantatosi in Pennsylvania non è precipitato, è stato distrutto in volo.

Come tavolta accade, la verità supera la fantasia; questa volta l’ha pareggiata, o quasi.

Cos’e’ realmente accaduto:

Quattro ragazzi, fondamentalisti islamici, decidono di compiere un gesto eclatante contro l’America, distruggendone gli edifici più in vista: i grattacieli più alti di New York (senza nemmeno sapere che cosa fosse mai il “World Trade Center”), il Pentagono, la Casa Bianca.

Decidono così di dirottare alcuni aerei: niente di più facile, nel 2001 per entrare in cabina di comando basta minacciare o picchiare  l’hostess ed entrare, e i piloti stessi hanno l’ordine di fare tutto ciò che i dirottatori chiedono (non esistono precedenti di “dirottamenti suicidi”). Abbattersi sulle Torri Gemelle sembra piuttosto facile, a vederle dalle fotografie. Nella realtà, è molto più difficile, e solo una manovra all’ultimo istante (una virata in cabrata) permette al secondo aereo di centrare la Torre Sud. I due dirottatori non si aspettavano nemmeno che due edifici così colossali sarebbero venuti giù (non se lo immaginava nessuno); e invece il kerosene a 800 gradi in un’ora ha cotto cemento e acciaio, e poi la gravità ha fatto il resto. Se non fossero crollate, probabilmente il mondo sarebbe rimasto molto meno sconvolto. Ma crollarono, e scatenarono un tale putiferio mediatico, che il fino-ad-allora-sconosciuto-ai-più Bin Laden decise di dire al mondo che era tutta colpa sua, e di vantarsene.  Dando vita così al ben noto periodo della Repressione Mediorientale Ingiustificata dei primi anni del XXI  secolo.

Distruggere il pentagono è molto più difficile: è alto pochi metri, praticamente invisibile sull’orizzonte; per beccarlo con un aereo bisognerebbe centrarlo in picchiata. E’ molto più semplice dirottare un “mezzo di terra”, un’autocisterna dei rifornimenti. Ne arriva un ogni giorno per rifornire il distributore del Centro; bloccarlo prima che arrivi e liberarsi dell’autista è un gioco da ragazzi. Entrare nel cortile del Pentagono è meno facile, bisogna forzare il cancello di ingresso; ma tanto nessuno si mette a sparare a una cisterna carica di benzina, che puo’ comodamente parcheggiarsi a pochi metri dall’edificio, dopodichè l’attentatore si fa esplodere.

Almeno 5 telecamere di sorveglianza hanno ripreso tutta la scena, ma le registrazioni sono state secretate e archiviate per 150 anni, prima su nastro, e in seguito riversate su supporto digitale, per resistere fino ad oggi. Adesso chiunque puo’ scaricare dall’archivio storico del Pentagono i quattro video restaurati (il quinto, rimasto su nastro, è attualmente in corso di restauro, ma si nutrono poche speranze di poterne ricostruire i contenuti).

L’ultimo grande mistero rimasto è il volo United 93, il “volo degli eroi”. Sull’onda di famose produzioni hollywoodiane dell’epoca  incentrate sull’eroismo del protagonista, fu facile per il governo americano far credere all’opinione pubblica che il volo 93 fosse stato fatto precipitare dai suoi passeggeri eroici una volta scoperto che erano diventati una bomba volante.

In realtà, persino poliziotti, pompieri, e anche politici, addirittura un’ora dopo lo schianto sulla prima Torre non sapevano cosa stesse succedendo, figurarsi se potevano saperlo civili a bordo di un aereo in volo!

Eppure la versione ufficiale ha “retto” per 150 anni.

Adesso, gli Archivi di Stato rivelano che le cose andarono molto diversamente: il dirottamento del volo 93 fu confermato più di un’ora dopo il primo schianto, quando alcuni caccia militari erano in volo già da tempo, seppure inutilmente, perchè decollati da troppo lontano e troppo tardi per poter intercettare i voli su New York e il volo sul Pentagono.

Ma il volo ’93 era ancora lontano dall’obiettivo, puntava in direzione compatibile con la Casa Bianca e/o la sede del Congresso USA, ed era a portata di tiro. Erano momenti di tensione e di confusione, decine di ufficiali sulla costa Est erano senza ordini, in quanto il Colosso Politico Statunitense erauna macchina troppo grossa, lenta e farraginosa per reagire prontamente alla nuova Pearl Harbor.

Così, la decisione fu presa a basso livello, dal comandante della base di Pincopallino: l’ordine per gli F16 fu l’abbattimento immediato e senza riserve del volo 93 finchè era in territorio rurale, non costituendo pericolo per alcuna città.

Solo in seguito la notizia arrivo’ al generale Mac Che Ne So, comandante in capo della sezione di cui faceva parte il comandante Pinco Pallino. Resosi conto della gravità dell’intervento di abbattimento di un aereo civile disarmato, americano, e pieno di passeggeri, solo 8 minuti dopo che l’aereo si disintegrava in volo colpito da due missili aria aria diede ordine che i tutori dell’ordine dei paesi sottostanti il luogo dell’intervento aereo venissero istruiti via radio perchè allestissero una “scena del delitto” per i media: 7 tonnellate di esplosivo furono fatte recapitare in fretta e furia presso Stonycreek, e opportunamente collocate e fatte brillare in una radura presso un bosco vicino, mentre due camion trasportavano sul posto alcuni resti di aerei di linea prelevati dal deposito dell’aviazione poco distante.

Nessun atto di eroismo, ma semplice ragion di Stato fece decidere di uccidere in volo 44 persone, dopo che quasi 3000 erano già state uccise nelle Torri Gemelle.

(*) un pazzo qualunque con una pistola in mano (in America chiunque oltre i 18 anni può, per legge, possedere una pistola, per la Costituzione) uccide il presidente più amato d’America

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Cronaca futura inventata l’11 settembre 2011.

Spine di ricarica per scooter elettrici – test sul campo

Posted in elettricita, scooter elettrici by jumpjack on 10 settembre 2011

Dopo mesi di ricerche, richieste e viaggi tra negozi, uffici e colonnine di ricarica, ecco finalmente i risultati: adesso anche il mio scooter elettrico Zem Star 45, inizialmente privo di connettori per ricarica da colonnine, può avvalersi di questo servizio.

Il necessario, come descritto in altro post, è una spina “SCAME LIBERA” a 4 poli (fase, neutro, massa e pilota), una resistenza a 820 ohm e 1/4 di watt, e un diodo. Questa la teoria. Riuscito finalmente a procurarmi i pezzi, sono potuto passare alla pratica: la spina, così com’è, non funziona (come previsto), le colonnine non erogano corrente; ma funziona perfettamente aggiungendo la suddetta resistenza.

I dettagli:

A Roma, la spina può essere ritirata gratuitamente, da residenti e non residenti, presso l’Ufficio Mobilità dell’ATAC, in Piazzale degli Archivi, 40 (all’EUR, estremità EST di Viale Europa). L’ufficio è al piano terra, appena si entra sulla sinistra, piuttosto nascosto. Il numero da chiamare per prendere appuntamento per il ritiro è 06-4695.7747 .

Documenti necessari:

  • Fotocopia libretto di circolazione
  • Fotocopia documento di identità
  • Autocertificazione di conformità del mezzo a normativa IEC/EN 61851-1, ma purtroppo non è possibile sapere cosa dica, dal momento che per averla bisogna pagare…. Qui c’e’ un riassunto: http://www.scame.com/it/infotec/norme/scheda.asp?IDKey=IEC618511

Il modulo per l’autocertificazione viene fornito presso l’ufficio stesso.

Terminata la parte burocratica, si riceveranno questi due oggetti (descritti qui):

Il primo è un adattatore: serve a poter utilizzare anche in casa, oltre che sulle colonnine, la spina visibile nella seconda immagine, e di seguito illustrata nei dettagli:

Vista esterna della spina. Il cappellotto azzurri è svitabile dopo averlo sbloccato con un cacciavite.Vista esterna della spina. Il cappellotto esterno si può svitare dopo averlo sbloccato premendo con un cacciavite una linguetta metallica.

Spina aperta.

contatti spina scame libera per veicoli elettrici

Descrizione dei contatti della spina SCAME LIBERA

I contatti visti da dentro:

Nomenclatura dei contatti

Nomenclatura dei contatti

Ed ecco l’immagine più importante, che illustra  come e dove inserire il mini-circuito che permette alla spina di funzionare: senza questo circuito, attaccando la spina alle colonnine non verrà erogata nessuna corrente:


Clicca per ingrandire.

Il circuito è semplicissimo, ed è costituito semplicemente da una resistenza da 820 ohm, 1/4 di watt (grigio,rosso,marrone, oro oppure grigio, rosso, nero, nero, marrone) e da un normale diodo per piccoli segnali.

La corrente deve fluire dal pilota alla massa, quindi l’anodo va collegato al pilot. L’anodo si trova dalla parte opposta della striscetta disegnata sul corpo del diodo:

La resistenza, come accennato, è da 820 ohm, che nel codice dei colori si traduce, tenendo la striscia dorata o argentata sulla destra, in una sequenza diversa a seconda se la resistenza usa 3+1 o 4+1 strisce colorate:

3+1: grigio, rosso, marrone + argento/oro (l’ultimo colore ha poca importanza, indica la precisione della resistenza)

4+1: grigio, rosso, nero, nero + marrone (l’ultimo colore ha poca importanza, indica la precisione della resistenza)


Una resistenza come questa costa alcuni centesimi, come il diodo; entrambi si possono trovare in qualunque negozio di componenti elettronici. Ecco una mappa di alcuni di Roma:

Negozi di elettronica a Roma

NOTA A MARGINE:

A roma ci sono circa una decina di punti di ricarica, tutti intorno al centro; ma in più ce n’è uno a Ostia: disporre di questa spina significa per chi ha uno scooter elettrico ed abita a Roma e dintorni poter arrivare al mare in scooter senza problemi di autonomia.

Si tratta delle colonnine dell’ATAC, il cui utilizzo per il momento è gratuito.

Quelle dell’ENEL sono a pagamento e riserate agli sperimentatori del progetto Smart.

 

Diario elettrico 7 – limitatore di velocità e meccanici ficcanaso

Posted in ambiente, scooter elettrici by jumpjack on 10 settembre 2011

Diario di bordo

dello

scooter elettrico al litio

Zem Star 45

1500W/60Kmh/80Km


CAPITOLO 7


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4000 chilometri: prima tappa dal meccanico

Dopo 4 mesi di “pratica”, ho deciso di far risolvere al meccanico un problema che i è presentato fin dall’inizio: la vibrazione del manubrio in frenata; essendo il mio primo scooter non potevo sapere esattamente da cosa dipendesse, quindi ho dovuto aspettare un po’ per esserne ragionevolmente certo.

La certezza è arrivata dopo aver stretto una prima volta io la forcella, e dopo averla fatta ristringere al meccanico: inutile, dopo pochi giorni le vibrazioni, ancora presenti, la riallentavano. Così si sono rafforzati i sospetti sul possibile colpevole: il disco del freno, probabilmente storto.

Ho ordinato il pezzo di ricambio al fornitore ( www.zemsrl.it ), che lo ha inviato gratuitamente, insieme al caricabatterie anch’esso guastatosi (per cause sconosciute).

L’ho fatto installare dal meccanico… molto meno gratuitamente: 120 euro (più i 30 per la precedente “stretta” della forcella)! In realtà, non ha dovuto solo installare il freno, ma anche smontare mezzo scooter o quasi, per riuscire ad accedere alle viti di fissaggio del bauletto: una di quelle, infatti, col tempo si era allentata; non tanto per le vibrazioni, quanto perchè facevo forza sul bauletto stesso per mettere lo scooter sul cavalletto; cosa in realtà del tutto inutile, visto che il cavalletto è appositamente sagomato in modo che basti salirci sopra col peso del corpo per farlo scattare in posizione! E’ il costo da pagare per l’inesperienza…

L’intervento “pesante” del meccanico ha però ha avuto un risvolto tecnico inaspettato: dopo l’intervento, lo scooter non andava a più di 50 all’ora! Mentre normalmente dovevo “trattenerlo” per evitare che il contachilometri andasse fuori scala, oltre i 70 kmh!

Avendo letto in passato che alcune centraline hanno un controllo esterno per limitare la velocità, e avandomi detto a suo tempo il fornitore di aver fatto una modifica per TOGLIERE il limitatore allo Star 45 per sfruttarne tutta la potenza, ho telefonato al fornitore per chiedere se il meccanico potesse aver involontariamente riattivato il blocco attaccando o staccando un filo (anche se il meccanico nega di averlo fatto). Risposta: sì, c’e’ un filo viola, che se collegato attiva il limitatore a 45 km/h. Evidentemente il meccanico, vedendo un filo staccato, ha pensato che si fosse staccato da solo e l’ha riattaccato.

In realtà, come si intravede dalla foto, lo spinotto ha un doppio sistema di aggancio che ne rende impossibile il distacco accidentale.


Nella prima foto si intravede, sulla destra, la centralina elettronica o BMS (Battery Management System) (nota: il BMS è contenuto nella batteria), che si trova tra il sellino e il bauletto. Per accedervi, è necessario rimuovenre le viti indicate in figura:

Quelle a sinistra sono accessibili solo disp0nendo di una chiave a tubo, altrimenti sarà necessario rimuovere anche il contenitore quadrato metallico delle batterie (già asportato nella foto).

Una volta ricollegato il filo, lo scooter è tornato alle sue prestazioni originali.

La sostituzione del disco del freno è stata risolutiva per la vibrazione del manubrio, completamente scomparsa.

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