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I computer IBM eguagliano il cervello umano… ma l’IBM tranquillizza: vince l’uomo

Posted in intuizioni, Programmazione, Scienza by jumpjack on 22 agosto 2011

Lo scorso 23 febbraio  il computer IBM “Watson” ( http://ibm.com/watson/it ) è balzato agli onori delle cronache per un clamoroso risultato: partecipando al quiz televisivo Jeopardy (l’originale da cui nacque l’italiano Rischiatutto) come un “comune” concorrente, cioè semplicemente ascoltando le domade fatte a voce dal presentatore, è riuscito a capirle e a fornire le risposte giuste, risultando alla fine vincitore contro i concorrenti umani, aggiudicandosi il montepremi di un milione di dollari.

Ecco l’inquietante video (nonchè umililante per i concorrenti umani) della trasmissione:

Un risultato così strabiliante… che l’IBM ha sentito la necessità di tranquillizzare la gente: è già da alcune settimane infatti che pubblica questo “manifesto” che suona però come un poco tranquillizzante “niente panico”:


Ma la ricerca non si ferma: pochi giorni fa l’IBM stessa ha fatto un altro annuncio clamoroso: è riuscita a fabbricare dei chip (completamente elettronici, quindi senza componenti organiche e senza collegamenti a neuroni “veri”) in grado di riprourre i processi cognitivi del cervello umano.

Per il momento ogni chip riproduce solo 256 (=2^8)  neuroni e al massimo 262’144 (=2^18) sinapsi, ma visto che ogni neurone umano ha al massimo 100’000 sinapsi, il traguardo raggiunto è sensazionale, perchè significa che adesso esiste la capacità tecnica di riprodurre un cervello umano funzionante!

Un cervello umano completo contiene fino a 100 miliardi di neuroni, ognuno con fino a 100’000 sinapsi. Si tratterebbe quindi di collegare tra loro circa 400 milioni di chip da 256 neuroni ciascuno: una cifra esorbitante, che quindi rende (fortunatamente?) ancora non troppo vicina la realizzazione di un cervello umano artificiale.

C’è da chiedersi però se questa ricerca non verrà “insabbiata” come probabillmente è già successo per quella del robot QRIO della Sony, che all’apice del suo sviluppo, quando era ormai prossimo alla commercializzazione, è stato cancellato dai progetti Sony. Cancellato… o forse “passato” a qualche ente che potrebbe avere interesse a disporre di un robot umanoide in grado di camminare e correre in modo autonomo, seppur ancora non troppo disinvolto?

QRIO

QRIO

 

E che tipo di “macchina” risulterebbe dall’unione di un androide bipede autonomo con un cervello umano artificiale?

Sarebbe ancora una macchina? Sarebbe ancora tenuta a rispettare la programmazione? Vorrebbe ancora rispettare la sua programmazione?

La discussione su “dove risieda la mente” dentro a un cervello, e soprattutto dove e come sia “codificata” la morale in un cervello umano, va avanti da alcune migliaia di anni, dai tempi degli antichi Greci. Il cervello è solo una macchina, e i pensieri solo scambi elettrochimici, oppure esite un’ “anima”, o una “entità” che noi chiamiamo “mente”? E’ sufficiente riprodurre bit per bit, neurone per neurone, questa “macchina”, per creare un cervello che sia anche in grado di provare emozioni e sentimenti, oltre che di ragionare? Sarà in grado di avere pensieri propri? Ma cos’e’ che definisce “proprio” e “spontaneo” un pensiero? Siamo noi  creare i nostri pensieri e a produrre le nostre idee, o si tratta solo di processi elettrochimici casuali che poi noi “elaboriamo”? Ma questa elaborazione stessa, è fatta di meri processi elettrochimici, oppure….????

Migliaia di domande, e c’è da chiedersi se davvero vogliamo avere le risposte.

Io personalmente vorrei non dovermi neppure fare le domande!!!

Cyborg terminator

Cyborg del film Terminator

"L'uomo bicentenario"

"L'uomo bicentenario": nel film, tratto da un romanzo di Isaac Asimov del lontano 1976, il robot chiede al suo costruttore di essere "aggiornato" ripetutamete fino a diventare umano.

 

Isaac Asimov è forse il più famoso autore di fantascienza ad aver trattato in modo continuato, approfondito e con approccio scientifico il “problema” robot; non robot com quelli di ieri, che sono al massimo bracci meccanici automatici e “pseudo-intelligenti”, ma i robot di domani… o forse, ormai, di oggi: di forma umanoide, e dotati di intelligenza vera, se non addirittura creativa (sebbene non esista una esatta definizione di “intelligenza”, men che meno “intelligenza vera“).

Ma fin dai suoi primi romanzi, c’è sempre stato un fattore comune nella “robotica asimoviana”: la tre leggi della robotica, requisito indispensabile e imprescindibile, senza il quale nessun robot è autorizzato ad uscire dalle fabbriche (del futuro). Queste tre leggi sono ormai così “antiche” e conosciute che ci sono persone che pensano che siano reali, e cioè che un robot intelligente non possa in alcun modo nuocere a un essere umano. Le tre leggi della robotica, completamente frutto della fantasia di Asimov, dicono infatti:

  1. Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.
  2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.
  3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.

Sfortunatamente, sebbene sembrino “perfette”, è Asimov stesso, in molti racconti, a mostrarne la debolezza intrinseca, che fa sì che molto spesso i robot che le adottano finiscano sempre, in un modo o nell’altro, per nuocere all’essere umano, sebbene “a fin di bene”; un tema ripreso anche in un vecchio film italiano con Alberto Sordi, “Io e Caterina“, in cui la badante robotica era così premurosa… che alla fine diventa la guardiana del suo datore di lavoro, che si ritrova invece ad essere prigioniero. Ma “per la sua sicurezza”!

Alberto Sordi in "Io e Caterina"

Un altro tema spesso affrontato dalla fantascienza è invece la superiorità delle scelte robotiche rispetto a quelle umane, che indurrebbe le intelligenze robotiche a ritenere l’umanità un problema per il mondo, e quindi alla fine risulta necessario eliminarla. E’ così che nasce la nota saga di Terminator, che ha debuttato sul grande schermo nel lontano 1984, ma ancora nel 2009 ha avuto un quarto seguito, e ne sono in programma altri. Per l’appunto nel secondo film della serie, “Il giorno del giudizio”, si scopre che alle origini di Skynet, la rete mondiale di computer e robot che dichiara guerra all’umanità, è stata resa possibile dalle ricerche di uno scienziato; come si legge su Wikipedia:

[…]l’uomo più direttamente responsabile si chiama Myles Dyson, il direttore della Cyberdyne Systems Corporation, il quale, dieci anni prima, rinvenne i rottami del primo Terminator (un chip e un braccio), da cui sono partite le ricerche per lo sviluppo di un esercito di Terminator, lo stesso che nel futuro daranno battaglia all’umanità, nonché alle ricerche che negli anni novanta stanno portando alla creazione di Skynet su commissione del governo degli Stati Uniti.

Neppure la fantasia hollywoodiana fu in grado, all’epoca, di far inventare all’uomo il “chip pensate”: in uno strano paradosso temporale, il chip viene infatti non inventato, ma ricostruito a partire da un chip esistente arrivato dal futuro, lasciando così “alla fantasia del lettore” capire chi e come  quando, davvero, ha inventato il chip che, nel 2029, ha dato il via alla guerra dei robot contro gli umani.

Ma ora forse sappiamo che è stata l’IBM.

Con buona pace di Kurzweil, che prevedeva, fino a poco tempo fa, che avremmo dovuto aspettare fino al 2029 (? per l’appunto ?!?) per vedere un cervello umano riprodotto da un PC da tavolo. Forse ha sbagliato le previsoini, e succederà prima?

 

Proiezione di crescita della potenza di calcolo dei computer

Proiezione di crescita della potenza di calcolo dei computer

Una Risposta

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