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La nullità del genere umano

Posted in astronomia, intuizioni, Scienza by jumpjack on 1 agosto 2011

500 anni fa il Sole girava intorno alla Terra, che era al centro dell’universo e dell’attenzione di un Dio buono e misericordioso che si premurava di far avere all’uomo un premio nell’aldilà se fosse stato anch’egli buono e misericordioso in questa vita.

500 anni dopo, non solo il Sole non gira più intorno alla Terra, ma l’intero Sistema Solare non è più niente di particolare, solo uno tra alcuni miliardi sparsi nella galassia, e la galassia stessa è solo un granello di sabbia in una sterminata spiaggia fatta di miliardi di galassie.

Eppure, nonostante questa retrocessione a micropuntino insignificante nell’universo, l’Uomo è ancora convinto di essere non solo la razza dominante del pianeta, ma anche quella che più merita di esserlo, in quanto più evoluta di tutte le altre specie animali, così come ritiene che la sua civiltà attuale sia la migliore e più avanzata mai esistita sulla Terra.

Nuove ricerche arriverebbero ora a consolidare queste ipotesi:

– Il professor Elio Sindoni dell’Università Bicocca (Tuttoscienze 27 luglio 2011), per esempio, afferma con certezza che siamo sicuramente gli unici esseri intelligenti di tutto l’universo, perché la nostra evoluzione è stata così complessa e casuale, che è impossibile che si sia verificata in altri luoghi oltre la Terra. Il fatto che nelle ere passate si siano registrate almeno 7 colossali estinzioni di massa indicherebbe infatti che, se oggi esistiamo, è solo grazie ad un fortuitissimo caso.

– Simon Laughlin, invece, professore di Neurobiologia all’università di Cambridge, sostiene che il nostro cervello abbia raggiunto il massimo sviluppo biologicamente possibile, in quanto se crescesse di più, il nostro organismo non sarebbe più in grado di sostenerlo e nutrirlo. E che quindi non potremo mai diventare più intelligenti di così; al massimo, potremmo invece regredire.

Ma una semplice riflessione getta una luce del tutto diversa su tutto questo: Il NuPECC – comitato composto dai maggiori esperti comunitari della Fisica della Materia – ha presentato ai tecnocrati  di  Bruxelles  il  «Long  RangePlan 2010 for Nuclear Physics», una «road  map»  completa  di  strategie, obiettivi  scientifici  e da perseguire nei prossimi anni mediante le ricerche da svolgersi nei laboratori di Fisica di tutta Europa. Uno dei tanti misteri ancora in attesa di essere svelato, per esempio, è perché gli elementi leggeri nell’universo sono molto più abbondanti di quelli pesanti: l’idrogeno rappresenta il 75% del totale, l’elio il 23% e tutti gli altri elementi contribuiscono con il residuo 2%. Sappiamo che Idrogeno ed Elio esistono dagli albori dell’Universo, mentre gli elementi pesanti si producono nelle stelle, nel corso di miliardi di anni, a seguito delle reazioni nucleari.

Ma in questo meccanismo, a ben pensarci, potrebbe essere nascosto un ulteriore colpo all’umanità e alla sua presunzione di importanza e unicità: se sono stati necessari 14 miliardi di anni – l’età attuale dell’universo – per convertire in elementi pesanti il 2% della massa totale dell’Universo, e se questa trasformazione è spontanea ed inevitabile, e continuerà finchè esisteranno elementi leggeri da tarsfomare; e se negli ultimi 4 miliardi di anni – da quando è nata la Terra – la vita ha subito quelle 7 devastazioni che hanno costretto ogni volta l’evoluzione a ricominciare il lavoro da zero; se è vero tutto ciò, non potrebbe forse significare proprio che invece l’umanità è tutt’altro che un caso più unico che raro nell’universo, ed ha tutt’altro che raggiunto la massima evoluzione possibile?

Quel “2%” potrebbe non essere altro che la lancetta di un orologio cosmico, che attualmente segna appena le 00:28 (il 2% di 24 ore); mentre in questi 28 minuti tutto l’universo cresceva e si evolveva, la vita sbocciava, civiltà nascevano e progredivano, sulla Terra tutto era condannato a ricominciare da capo ogni pochi milioni di anni (o ogni 4 minuti), come in quel vecchio film col protagonista costretto a rivivere ancora e ancora e ancora sempre la stessa giornata. Una giornata che è ancora lontanissima anche solo dal vedere l’alba, figurarsi poi l’apice, nel mezzogiorno, e la fine, nella mezzanotte.

Imprigionati nel nostro sfortunatissimo sistema solare, soggetto a continui e inesorabili bombardamenti meteoritici ed elettromagnetici, arrancavamo e ricominciavamo nella scalata evolutiva, mentre i nostri compagni nell’universo, più fortunati, progredivano, avanzavano, crescevano. Ricominciare 7 volte in 4 miliardi di anni significa farlo in media ogni circa 600 milioni di anni; significa che al nostro attuale livello di evoluzione si è arrivati nel corso di 600 milioni di anni, mentre in altri punti dell’universo la corsa dalla protocellula all’intelligenza potrebbe essere iniziata 3500 milioni di anni prima, se non più. Se in 600 milioni di anni l’evoluzione è riuscita a produrre una creatura complessa come l’uomo, cosa può essere riuscita a fare in 3500 milioni di anni? E se consideriamo che gli ultimi 600 milioni di anni sono solo il 15% dei primi 4 miliardi di anni di vita della Terra, che a loro volta  sono solo il 30% della vita dell’universo, che a sua volta è appena al 2% della sua possibile vita totale, cosa possiamo immaginarci per il futuro? Il 15% del 30% del 2% equivale allo 0,009%: sarebbe come dire, rapportandosi alla vita media di 70 anni per un uomo, che di questa vita per ora abbiamo vissuto solo lo 0,009%, cioè poco più di 2 giorni.

Cos’altro potrà mai succedere nei prossimi 25548?

 

 

Una Risposta

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