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Il VERO recupero dell’Apollo 8

Posted in Uncategorized by jumpjack on 4 giugno 2011

Ho appena finito di leggere il romanzo “Il recupero dell’Apollo 8“, acquistato con tanto entusiasmo nella convinzi0ne che fosse un misto di thriller, mistero e fantascienza.

Invece è un inutile romanzetto di una noia mortale, che non parla di nessun mistero, nè lo svela, come invece preannuncerebbe la didascalia che accompagna le recensioni del romanzo.

Troppo deluso per passarci sopra… ho deciso di riscrivermi il romanzo da me. Questa volta con una bella dose di mistero e di fantascienza!😉

Ecco il primo capitolo. Non so se ne seguiranno altri, dipende ovviamente dall’ispirazione e dalla voglia…

CAPITOLO 1

Cielo nero

“C’è qualcosa là fuori”

“Scusa?”

“C’è una… credo ci sia… qualcosa, laggiù”, ripete Borman indicando a Lovell un punto fuori dall’oblò.

“Io non vedo niente”, disse allora Lovell avvicinandosi.

“Proprio così. Niente. Il cielo è completamente nero e vuoto…”

“E allora? Non capisco cosa vuoi…”, ma non potè finire la frase, perché si era finalmente reso conto di cosa parlava l’amico e collega.

“Che succede ragazzi?”, intervenne Anders, incuriosito nel vederli tutti e due pigiati intorno allo stesso oblò, nel già minuscolo spazio a disposizione nell’abitacolo dell’Apollo 8.

“Guarda”, gli rispose Lovell, “Frank ha visto… qualcosa”. Anche Lovell non sapeva ancora come definire ciò che aveva visto.

“Dove?”

“Là, poco lontano dal disco lunare, a ore 3… Cosa vedi?”

“Beh, niente…. cioè…”

Seguì una pausa di perplessità di diversi secondi. Poi Anders, senza dire niente, andò all’altro oblò, come per assicurarsi di ciò che stava vedendo.

“Cassiopea è ben visibile da questa parte”, disse senza rivolgersi a nessuno in particolare. “E lassù c’è il grande carro…”

“Quindi le Pleiadi…” continuò Lovell guardando negli occhi l’amico con perplessità e curiosità, che concluse per lui.

“Dovrebbero essere ben visibili proprio sul lato destro della Luna.”

Ci fu una breve pausa, poi:

“Però non c’è”, disse cercando di usare un tono neutrale Borman, ancora intento a scrutare dall’oblò.

“Forse… forse sono tramontate dietro la luna…”, azzardò Anders tornando ad avvicinarsi all’oblò.

Ma una rapida occhiata alle costellazioni circostanti e alla carta astrale che avevano a disposizione, non dava adito a dubbi.

“Non ci sono”, sentenziò Bormann. “Non ci sono proprio”, ripetè staccando finalmente lo sguardo dall’oblò, mentre Anders prendeva il suo posto.

“E’ come… è come se in quella zona di spazio qualcuno avesse cancellato le stelle. Vedete? Non mancano solo le Pleiadi; se guardate bene, si vede una specie di macchia nera senza stelle”

Si scostò per lasciare il posto ai due colleghi, incuriositi da quella strana afermazione.

“Ma come diavolo è possibile?”, disse, mentre istintivamente afferrava i comandi e iniziava a regolarli per cambiare l’orientamento della navicella onde assicurarsi una visuale migliore.

L’operazione non passò inosservata a Huston.

“Otto, qui Huston, mi ricevete?”

“Avanti, Huston”, rispose Anders.

“Le nostre letture ci indicano una variazione di assetto non prevista. Confermate?”

Il comandante Borman scambiò uno sguardo silenzioso ma eloquente con i suoi compagni di viaggio prima di rispondere.

“Affermativo Huston, abbiamo effettuato una manovra correttiva per collimare gli strumenti”, rispose poi. Ma al momento di concludere la trasmissione, prima di rilasciare il pulsante PTT premette quello rosso sottostante.

I radioamatori in ascolto in  tutto il mondo notarono solo una lieve differenza nel tono di “trasmission endTBC”, senza prestarvi particolare attenzione, presi com’erano ad ascoltare con la massima attenzione ogni virgola pronunciata dall’equipaggio della storica missione, che si accingeva per la prima volta nella storia a portare degli uomini a circumnavigare la Luna.

La reazione in sala controllo fu invece diversa. Il CapCom scambiò uno sguardo di intesa col Comandante di Sala TBC prima di passare parte delle comunicazioni su un canale sicuro, su una frequenza criptata e non conosciuta al pubblico. Mentre lui usava la frequenza standard per rispondere all’equipaggio, e al mondo, con un tranquillizzante “ricevuto Otto”, il ConCapCom, ContingencyCapCom, si mise in comunicazione con l’equipaggio della navetta sul canale riservato.

“Otto, siete sulla linea protetta, adesso”.

Borman, ricevuto il messaggio, commutò un interruttore sul pannello davanti a sé prima di continuare la conversazione.

“Ricevuto Huston. Rileviamo una strana anomalia ottica nelle osservazioni manuali…”

“Frank, sei sulla linea riservata”, ribattè il ContingencyCapCom, “puoi prlare liberamente”.

Il rigido addestramento ricevuto dagli astronauti del programma Apollo aveva reso quasi istintivo l’utilizzare termini “generici e non allarmistici”, come da manuale, quando si trovavano ad affrontare situazioni insolite, che radioamatori e giornalisti in ascolto erano ansiosi di interpretare come avvistamenti UFO, tentativi di cover-up e quant’altro. Il comandante dovette quindi fare inizialmente uno sforzo per scegliere le parole più adatte per descrivere il curioso fenomeno.

“Huston, sembra che ci sia una regione dello spazio completamente priva di stelle”, tagliò corto infine.

“Otto, hai detto ‘regione di spazio priva di stelle’?”, chiesero conferma da terra.

“Affermativo,Huston”, confermò Borman. “Nella zona in cui dovrebbero esserci le Pleiadi, non solo le Pleiadi non ci sono, ma tutte le stelle circostanti sembrano essersi… spente. E’ un fenomeno davvero insolito”

Seguì un lungo silenzio da Huston, accompagnato da un altrettanto lungo silenzio a bordo, mentre i tre uomini si alternavano, senza scambiarsi una parola, all’oblò da cui era possibile osservare il curioso fenomeno.

“Mi sembra… mi sembra che l’area scura sia più grande, adesso”, ruppe il silenzio Anders.

“Stavo notando la stessa cosa”, gli fece eco Borman

“Io invece ho notato un’altra cosa”, si intromise Lovell sollevando la penna dal taccuino su cui aveva appena terminato di svolgere dei complessi calcoli.

Borman e Anders si voltarono verso di lui, in attesa.

“Stiamo accelerando”

“Cosa??”, esclamò allarmato Borman avvicinandosi al collega e prendendo il taccuino su cui erano annotati i calcoli, rischiando di andando a sbattere contro la prete, avendo dimenticato per un attimo la sua storica flemma e l’assenza di gravità.

“E’ così. Ho controllato sul computer i dati di velocità delle ultime 6 ore. Da circa 2 ore e trenta stiamo accelerando…”

Borman lo guardò negli occhi, sperando che non stesse per dirgli quello che temeva.

“…stiamo accelerando in direzione della macchia nera.”

A Borman, come agli altri due, non ci volle molto a fare un calcolo a mente. Fu Lovell a prendere contatto con Huston.

“Huston, potete fare un controllo per noi?”

“Dimmi tutto, James”, rispose ConCapcom, tralasciando di usare il cognome come a sottolineare che si trattava di una conversazione confidenziale.

“Potete verificare le nostre telemetrie di velocità nelle ultime 6 ore?”

“Attendete, Otto”, rispose ConCapCom tornando per un attimo alla formalità avendo ricevuto una richiesta formale di controllo.

Come di consueto nei casi di richieste di controllo sui dati, più di un ingegnere a terra si mise a lavorare alla richiesta, usando metodi diversi per poter poi confrontare i risultati. Qualcuno si spinse oltre, ed effettuò anche un calcolo addizionale. Ma i risultati erano troppo bizzarri perché fossero giusti, e li rifece da capo.

Ma dovette poi chiedere un controllo incrociato al suo vicino di postazione, quando ottenne gli stessi risultati.

“Scusa Jhones, mi ribatteresti questi calcoli sul tuo computer?”

“Ma certo, da’ qua”, disse Jhones prendendo senza esitare il foglietto che gli porgeva Cronberg.

“Ricordati che il modulo lunare a bordo è quello “dummy”, pesa solo la metà”

“Ma certo”, rispose Jhones battendo alcuni tasti.

“Ecco qua”, concluse premendo infine invio e mostrando il risultato sul monitor al suo collega. Ma il sorriso gli si spense sulle labbra.

Il suo terminale era battezzato “OrbMec TBW”, in quanto si occupava di effettuare i calcoli di meccanica orbitale, per determinare le eventuali correzioni di rotta manuali che l’equipaggio doveva eventualmente effettuare per mantenere la rotta. Per questo motivo il suo monitor mostrava costantemente il classico “8” che delineava la rotta della navetta destinata a circumnavigare la Luna.

Solo che adesso non era più un”8″; assomigliava più a un “6”, di cui la Terra occupava la parte in basso.

Una Risposta

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