Quando Fascismo e Comunismo vanno a braccetto….
Per la serie “notizie strane dal mondo”, dopo quella della Chiesa a pagamento, ecco quella del Paese più fascista e anticomunista del mondo che adotta praticamente lo stesso provvedimento della Cina comunista!!!
Anzi, per la verità quello americano è un provvedimento un po’ più ampio: qualunque comunicazione, non solo quelle su internet.
Settembre, Chiesa e pesci d’aprile fuori stagione
Questa notizia è così impossibile che dev’essere uno scherzo, però non è nè il primo aprile nè carnevale, boh. Io intanto la registro per i posteri…
La Chiesa Cattolica tedesca diventa a pagamento, se vuoi farne parte devi versargli l’8 per mille.
Sennò sei fuori, non ricevi più i sacramenti.
???????????
http://affaritaliani.libero.it/cronache/germania-chiesa-cattolica-sacramenti210912.html?refresh_ce
Dev’essere sicuramente un’errata interpretazione giornalistica.
Il mito del Titanic

Esattamente 100 anni fa affondava la nave più famosa della storia, uccidendo 1500 delle 2200 persone a bordo.
“Nemmeno il Padre Eterno potrebbe affondarla”.
Non so se questa frase sia stata mai realmente pronunciata da qualcuno dell’equipaggio del Titanic, ma di certo è come se lo avesse fatto, e questa frase è ormai entrata nell’immaginario collettivo, e riassume in sé tutto il senso del Mito del Titanic.
Sì, perché il Titanic è solo un mito: non era l’unico transatlantico dell’epoca, erano una moda; non era nemmeno unico nel suo genere, in quanto era una specie di clone dell’Olimpic. Non era nemmeno strano che avesse tre classi di persone, dai ricconi ai poveracci, né che questi ultimi fossero trattati come bestie. Non è neanche l’incidente di mare più grave, ce ne sono stati tanti con migliaia di vittime:
- Sultana (esplosione sul fiume Mississippi) – 27 aprile 1865, circa 1.700 morti
- RMS Titanic – 15 aprile 1912, 1.503-1.523 morti
- Empress of Ireland – 30 maggio 1914, 1.012 morti
- RMS Lusitania – 7 maggio 1915, 1.195-1.198 morti
- HMT Lancastria – 17 giugno 1940, 2.000-5.000 morti
- Tango Maru – 29 giugno 1944, 3.000 morti
- Ryusei Maru – 29 giugno 1944, 4.998 morti
- Toyama Maru – 29 giugno 1944, circa 5.600 morti
- Koshu Maru – 3 agosto 1944, circa 1.540 morti
- Junyo Maru – 18 settembre 1944, circa 5.620 morti
- Wilhelm Gustloff- 30 gennaio 1945, 7.700-9.343 morti (considerato il più grave disastro di ogni epoca)
- SS General von Steuben – 9 febbraio 1945, 4.000-4.500 morti
- Goya – 16 aprile 1945, oltre 7.000 morti
- Cap Arcona – 3 maggio 1945 7.000-8.000 morti compresi quelli sul Thielbek e Athen
- Thielbek – 3 maggio 1945, circa 2750 morti
E’ vero che la maggior parte di questi disastri furono causati dalla guerra, ma non è nemmeno questo il punto.
Perché allora lo spettro del Titanic aleggia su ogni naufragio? Perché si avverte questo dovere di reverenza e rispetto nel parlare di quella tragedia che coinvolse persone vissute quattro generazioni fa?
Perché il Titanic fu una sfida.
Per i credenti, fu una sfida a Dio; per i non credenti, fu una sfida alla Natura.
In ogni caso, fu una sfida del piccolo Uomo a Forze più grandi di lui, Forze che credeva di poter controllare salendo sulle spalle degli artefici della rivoluzione industriale e tecnologica della fine dell’800, rivoluzione che aveva portato, con i suoi prodigi ingegneristici, a far creder al piccolo Uomo di poter ormai dominare le Forze della Natura.
Come in una sorta di Torre di Babele moderna, il Titanic voleva sfidare Dio (o la Natura) e le sue leggi.
Ma tanto i costruttori, che gli appaltatori e gli utilizzatori ricevettero una colossale lezione di umiltà al cui confronto la “confusione delle lingue” operata da Dio sulla Torre di Babele appare solo come un curioso aneddoto storico (invece chissà quale minuscolo evento reale potrebbe essere stato il seme che ha originato la leggenda dell’enorme torre?).
“Titanic”, nella variante realistico-documentaristica realizzata da Cameron, anche se abilmente camuffata da storia d’amore (provate a guardare foto e filmati d’epoca e confrontateli col film…), è uno dei due film che ogni ingegnere dovrebbe vedere, e tenere sempre a mente come monito per il futuro e come guida per ogni suo progetto.
L’altro è “Apollo 13”.
In questi giorni si sta svolgendo una crociera commemorativa sulla rotta originale del Titanic. C’e’ da chiedersi se i passeggeri, giunti sulla verticale del relitto come previsto, lo sbeffeggeranno o lo onoreranno.
E non dimentichiamo che è forse anche grazie alla fama di quella tragedia, se oggi, a 100 anni di distanza, milioni di persone in tutto il mondo possono vedere uno spaccato della vita com’era nel 1900 e conoscere la società dell’epoca e il ruolo delle donne e negli analfabeti nel mondo di allora, con molta più efficacia di quanto qualunque libro o insegnamento tradizionale potrebbe mai avere.
Creazione panorami
Appunti su creazione panorami
Programma per mettere insieme (“stitch”) le immagini: Hugin
Programma per visualizzare dinamicamente il panorama: Panini - bisogna selezionare il menu SOURCE–>SPHERICAL e specificare l’angolo di visuale orizzontale e verticale, se l’immagine non è a 360°.
Per pubblicare le immagini su GoogleEarth (ancora da testare): http://blog.360cities.net/tag/hugin/
La mania del posto di lavoro fisso…
Come può un professore e un esperto di politica come Mario Monti, che finora ha fatto i salti mortali per salvare l’Italia dalle caste(*), dire una bestialità come “il posto di lavoro fisso nono è indispensabile” (in sostanza)?
Mi riusciva davvero difficile capirlo… poi finalmente oggi, ascoltando laTV, ho capito qual è l’arcano!!!
Funziona così: a causa dell’articolo 18, i lavoratori italiani sono intoccabili, non possono praticamente in nessun caso essere licenziati: per assenteismo, per furto,… niente, qualunque cosa facciano, vengono solo “tempraneamente sospesi” oppure “momentaneamente allontanati”, e poi vengono “riammessi”. Lo abbiamo visto con gli assenteisti ripresi dalle telecamere nascoste, coi ladri dell’aeroporto di Fiumicino,…
“Qual è il punto?”, direte. Come ha detto qualcuno oggi in TV, a causa dell’articolo 18, oggi in Italia un’assunzione è come un matrimonio: una volta che un’azienda assume, è per sempre, qualunque cosa succeda.
Una strabiliante quanto insospettabile verità! Dalla quale scaturiscono clamorose deduzioni, che spiegano perchè il mondo del lavoro in Italia oggi funziona osì male.
- Le aziende sono obbligate per legge a tenersi un dipendente per sempre, una volta assunto; quindi… perchè dovrebbero assumerlo?? E’ naturale (dal loro punto di vista) NON assumerlo, ma piuttosto “affittarlo” con un contratto a tempo, così l’azienda E’ SICURA che, qualunque cosa succeda, dopo un tot di tempo l’impiegato SE NE DOVRA’ ANDARE! In sostanza, così il potere sulle assunzioni torna in mano alle aziende: è un modo per aggirare l’illicenziabilità!
- I lavoratori fissi sono liberi di essere disonesti (ma anche di non esserlo). E… siamo in Italia: se hai la possiblità di essere disonesto e hai la garanzia dell’impunità… perchè dovresti fare l’onesto?!?
Quindi in sostanza, l’illicenziabilità garantita dall’articolo 18, unita alla disonestà insita e intrinseca dell’italiano medio (“presenti esclui”
) “garantisce” anche alla società lavoratori disonesti e posti fissi sempre più rari. Un cocktail micidiale e insospettabile, come mischiare varichina e acido muriatico “per pulire meglio il pavimento da grasso e calcare”: in realtà il risultato sono vapori ultratossici di cloro, proprio come il risultato di Articolo 18 e Disonestà sono un mercato del lavoro “tossico”.
Inculcare l’onestà in un italiano abituato da 151 anni ad “arrangiarsi” appena lo Stato volta lo sguardo è impresa difficile.
Togliere l’illicenziabilità dall’equazione è più semplice.
Anche perchè in realtà non è che l’articolo 18 VIETI di licenziare: in realtà OBBLIGA a riassumere l’impiegato licenziato INGIUSTAMENTE:
ARTICOLO 18 (estratto):
Ferme restando l’esperibilità delle procedure previste dall’articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, il giudice con la sentenza con cui dichiara inefficace il licenziamento ai sensi dell’articolo 2 della predetta legge o annulla il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo, ovvero ne dichiara la nullità a norma della legge stessa, ordina al datore di lavoro[...] di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro.
http://www.lomb.cgil.it/leggi/legge300.htm#ART.%2017
Non mi intendo di leggi, e non so se da qualche parte esista una legge che definisce in modo univco e inequivocabile quale CAUSA di licenziamento sia GIUSTA. Ma, a occhio, fare un elenco completo di tutte le “giuste cause” mi sembra non realizzabile. Per cui l’articolo rimane sul generico. Ma il punto dolente è: CHI decide quale causa è GIUSTA, se non l’ha fatto il legislatore?!?
Se non esiste in nessun angolo della legislazione italiana un articolo, comma o cavillo che indichi SPECIFICAMENTE almeno QUALCHE esempio di causa GIUSTA… è decisamente ora di cambiare l’articolo 18, perchè così provoca GRAVI DANNI alla società: milioni di potenziali lavoratori onesti non “possono” essere assunti perchè, non potendo sapere a priori se sono onesti o no, e non avendo nessuno strumento per difendersi dai disonesti, le aziende sono COSTRETTE a NON assumere!
Eppure sarebbe avvilentemente facile migliorare, anche di pochissimissimissmo, l’articolo 18, senza causare rivoluzioni, rivolte, guerre civili…
Basterebbe aggiungere un comma che definisce la “giusta causa”:
- Definiscesi GIUSTA CAUSA di licenziamento la constatazione che il comportamento del dipendente ha causato danno volontario all’azienda e/o ai suoi clienti.
Sfortunatamente quel “volontario” diventerebbe un “gancio” per gli avvocati di tutti i futuri dipendenti disonesti. Per difendersi da costoro, sarebbe necessario una forumlazione diversa, senza il “volontario”, ma con un ulteriore comma:
- Definiscesi GIUSTA CAUSA di licenziamento la constatazione che il comportamento del dipendente ha causato danno all’azienda e/o ai suoi clienti.
- La giusta causa è da considerarsi aggravata di grado 1 se risulta comprovata la volontarietà del danno
e già che ci siamo, per sbarazzarsi anche dei lavoratori più infami:
- La giusta causa è da considerarsi aggravata di grado 2 se il dipendente a commesso danno per ottenere un vantaggio personale.
In questo modo chi ruba all’azienda o manda affanbicchiere un cliente, avrebbe una colpa più grave di chi è semplicemente incompetente, irresponsabile, o comunque inadatto all’incarico che ricopre.
Purtroppo gli italiani hanno decenni di esperienza nel “trovare gli inganni per le leggi appena fatte” (parafrasando il nostro vergognoso proverbio; mi chiedo se negli altri paesi ne esista uno analogo), per cui non si può certo risolvere la formulazione del nuovo articolo 18 in due righe di post in un blog…
Ma da qualche parte bisognerà pure iniziare.
Prima possibile, perchè i pochi disonesti d’Italia stanno bloccando tutte le assunzioni a tempo indeterminato dei milioni di giovani onesti e disoccupati!!!
La differenza tra un lavoratore disonesto e un evasore fiscale? Entrambi sono piaghe della società; ma il secondo è facile classificarlo (non paghi le tasse dovute = evasore fiscale), il primo… non esiste legislativamente!
(*) L’Italia ha un cancro: le categorie protette non ufficiali. Non i disabili, ma le persone “perfettamente abili ma intoccabili”. Ecco un elenco non esaustivo:
- farmacisti
- tassisti
- petrolieri
- dentisti
- avvocati
- notai
- banchieri
Ci avete fatto caso? Il governo Monti sta stanando tutte queste categorie, una per una: è facile riconoscerle, sono quelle che scioperano per motivi ridicoli. Tipo i farmacisti che non vogliono che ci siano TROPPE farmacie (troppe????), o i petrolieri che non vogliono che ci sia troppa scelta di prezzi alla stessa pompa (troppa???), i tassisti che non vogliono ci siano troppi taxi (troppi????) e via dicendo…
Foto 3d della nevicata del 3-4 febbraio 2012 a Fonte Nuova (ROMA)
Breve carrellata di immagini 3d testimonianti la “nevicata del terzo millennio” o “la nevicata più intensa degli ultimi 27 anni”:
Per realizzare foto in 3d basta una qualunque macchina fotografica, anche quella di un cellulare, e questo programma:
http://stereo.jpn.org/eng/stphmkr/
Poi ovviamente serve un paio di occhiali rosso/blu (quelli dei cinema moderni NON vanno bene, servono quelli allegati alle riviste).
Timelapse nevicata Fonte Nuova 2012
Timelapse della nevicata a Fontenuova del 3-4 febbraio 2012.
265 scatti, uno ogni 2 minuti, riprodotti a 25 scatti al secondo.
Realizzato con:
- cellulare nokia 6680
- Script Python per timelapse
- IrfanView per schiarire immagini a gruppi
- UleadGIF Animator per creare e ridimensionare l’animazione
Neve per sempre
Finirà mai di nevicare, in questi giorni?!?
Forse no, dopotutto… siamo nel 2012!
Ricamiamoci un po’ su:
PALLA DI NEVE
“Appena tornato! Sono senza parole!!!! Ha nevicato ininterrottamente dalle 7:30 alle 19, mezzora di pioggia (che ha aggravato ulteriormente la già critica situazione degli alberi) e poi dalle 19:30 di nuovo bufera!!! Mediamente in giro ci sono 50cm ma con zone dove l’innevamento arriva al metro!!!! una giornata intensissima, sono stanco morto…. Mai avrei creduto di poter assistere a qualcosa di genere ad Anagni.
“Qui le persone dicono che questi livelli non sono stati raggiunti neanche nell’85!
Più tardi forse andrò in terrazzo a misurare ma comunque l’accumulo non dovrebbe discostarsi molto dal mezzo metro, probabilmente qualcosa in più!”
Cominciò così. All’epoca le grosse nevicate, nella zona, erano una rarità; e non solo quelle: era la neve in generale, ad essere una rarità; a pochi chilometri dal mare, in un paese Mediterraneo, “il Paese del sole”, come lo chiamavano un tempo. La neve era come un piccolo miracolo che si ripeteva di tanto in tanto; succedeva così di rado – a volte passavano anche venti o trent’anni tra una grossa nevicata e l’altra – che regolarmente chi assisteva alla seconda Grossa Nevicata della sua vita non poteva fare a meno di pensare con quali occhi diversi la guardava, ora e allora: un bambino prima, un uomo adulto adesso.
La Cerimonia di Passaggio che oggi diamo così per scontata, per gli Antichi era un qualcosa di sotterraneo, di inconscio, seppur universalmente condiviso. Ognuno, dentro di sé, si era reso conto, un giorno della sua vita, di non amare più la neve come quando era bambino; ed era lì che si era accorto di essere diventato un adulto. Da soffice e poetico manto bianco che porta il silenzio e la pace nella natura, la Dama Bianca si trasformava, quasi di punto in bianco, in un mostro maligno e senza cuore, che incurante delle esigenze di chiunque permeava ogni cosa, bloccava le strade, fracassava i tetti, uccideva anziani e derelitti.
Oggi sappiamo come difenderci; o forse sarebbe più corretto dire “come arrangiarci”. Col Previsore Globale che ha raggiunto la precisione di un’ora a 7 giorni, possiamo pianificare, organizzare, costruire. I rifugi costruiti dai nostri avi sono sempre lì: sebbene ampliati, migliorati e arricchiti nel corso dei secoli, è a quei primi uomini, quelli che già adulti ma ancora un po’ bambini si entusiasmavano per la Grande Neve, se oggi possiamo sopravvivere ai Mesi Bianchi, se sappiamo ottenere un raccolto in 70 giorni anziché in 8 mesi, se sappiamo averne cura e razionarlo in modo che basti per tutti fino all’ultimo giorno, quando finalmente inizia il Trimestre Verde.
“E vero che una volta le stagioni erano solo quattro?”, chiese ridacchiando uno dei bambini seduti intorno al focolare.
Le serate passate intorno al fuoco erano l’unico modo per sopravvivere al Culmine, quando la temperatura fuori dalla cupola scendeva a 70 gradi sotto zero e persino l’azoto dell’aria congelava e cristallizzava. Mauro aveva imparato anche lui a riconoscerlo ad occhio, senza bisogno di consultare il termometro, quando la neve diventava rosa. Pochi secondi dopo la cupola protettiva esterna si chiudeva, l’antico meccanismo ancora perfettamente funzionate e ben oliato, e li lasciava al buio per 28 lunghi giorni. Le luci dei fuochi erano le uniche che illuminavano le 7.000 cupole sparse per il globo. Anche se nessuno poteva vedere i fuochi delle altre cupole, sigillate per preservare ogni più piccola caloria infinitesimale.
E con il calore, il carbonio. Ogni minuto che le Pozze bruciavano, riempivano l’aria di residui carboniosi, biossido di carbonio, monossido di carbonio. Nei primi anni, il primo miliardo di persone era morto così; nel sonno, soffocati dal monosido di carbonio. Chiusi nelle antesignane delle Cupole Statali, piccoli igloo di pochi metri di diametro, in grado di ospitare poche decine di persone, gli uomini alimentavano le Pozze con ogni oggetto combustibile che erano in grado di trovare all’esterno.
Ma era sempre più difficile trovare qualcosa, col livello della neve che cresceva, inesorabile, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese. Le chiamavano ancora Cupole, oggi, ma in realtà ora erano solide ed enormi grotte costruite centinaia di metri al di sotto della superficie. L’unico modo per osservare il mondo esterno era di recarsi sul cupolino superiore, riservato ai pochi eletti che, in virtù del loro grado, avevano acquisito il diritto di Sorvegliare.
“Sorvegliare”
Era l’incarico più ambito tra i bambini e i ragazzi; vederselo assegnare era un po’ come ricevere l’investitura ufficiale ad Uomo Adulto. Se venivi promosso Sorvegliante, significava che la gente riponeva in te abbastanza fiducia da poterti affidare le loro vite. Essendoci solo un posto nel cupolino, per ridurre al minimo le perdite di calore, i Sorveglianti dovevano avvicendarsi uno dopo l’altro, in interminabili turni di 8 ore, senza potersi distrarre neanche un attimo dall’orizzonte. Poteva bastare un solo secondo, e si poteva lasciarsi sfuggire Il Getto, la tenue fiammata che rivelava la risalita in superficie della pozza di gas naturale liquefatto. La cupola che riusciva ad aggiudicarsi lo sfruttamento del Getto, si assicurava la sopravvivenza fino alla stagione seguente. Per le altre, le cose si facevano davvero dure.
“Sì, Mauro, un tempo, tanti tanti anni fa, le stagioni erano solo 4. E soltanto una era fredda. Le altre erano tiepide, calde, addirittura roventi…”
“Che significa ‘rovente’?”, interruppe la piccola Laura.
“’Rovente’ è quando un oggetto diventa così caldo che non riesci a tenerlo in mano senza scottarti”
“Scottarmi?!?”, chiese ancora più confusa la bambina.
“Sai cosa succede quanto tocchi la cupola sotto la Neve Rosa?”, gli chiese allora la maestra.
La povera Laura rabbrividì e si rannicchiò su sè stessa. Ricordava ancora quando, ancora molto piccola, il papà l’aveva portata di nascosto al Cupolino, non avendo a chi lasciarla durante il suo turno di Sorveglianza. Quando aveva iniziato a cadere la neve rosa, lei aveva allungato la manina fino a toccare il vetro… e non era riuscita più a staccarla. Nonostante gli sforzi del padre, dovette lasciare un bel po’ di pelle sul vetro, prima di recuperare l’uso della sua mano. Ora aveva 11 anni, ma portava ancora la cicatrice. L’avrebbe portata per sempre.
Tutti avevano i loro Segni del Gelo. Le cicatrici rimediate, in un modo o nell’altro, nell’infanzia, quando erano riusciti a eludere la sorveglianza dei genitori e ficcarsi in uno degli innumerevoli pasticci che il Grande Gelo poteva provocare.
“E come facevano ad esserci le stagioni?”, chiese incuriosito Renato. Era il più grandicello del gruppo, e con i suoi 14 anni si sentiva superiore a tutti gli altri bambini, si sentiva quasi un adulto, ormai. Dopo tutto, aveva ormai quasi raggiunto la meta degli anni che quell’ambiente incredibilmente ostile permetteva di raggiungere.
“Vedi”, spiegò allora la maestra, “un tempo le persone non vivevano nelle Cupole. Addirittura, queste caverne non erano nemmeno caverne, ma delle grosse “bolle”, delle cupole, appunto, appoggiate sulla superficie del deserto, e tutto intorno, nascosta sotto la neve, c’era un grandissimo mare di sabbia. Questo, una volta, era il posto più caldo di tutto il pianeta.
“E poi che è successo?”, chiese un altro bambino facendosi più vicino alla maestra e appoggiandole la testa su una spalla.
“Un brutto giorno”, continuò allora la maestra facendosi più seria, “la neve iniziò a galleggiare. Non era mai successo prima. Il mare era così freddo, che la neve che ci cadeva sopra non riusciva a sciogliersi, rimaneva in fiocchi; e fiocco dopo fiocco, iniziò a coprire il mare. All’inizio il mare si muoveva ancora, si riuscivano a vedere le onde sotto la neve. Ma la gente capì subito che c’era qualcosa di troppo strano; di troppo diverso. Era uno di quei giorni di Grande Nevicata, quelli che nella città dei nostri antenati, Roma, aspettavano con ansia per anni e anni. Ma quell’anno… quell’anno fu davvero terribile. Cominciò sulle montagne, dove in pochi giorni si accumularono due metri di neve. Ma ormai il limite era stato superato: tutta quella neve iniziò a riflettere la luce del poco sole che filtrava tra le nuvole, l’aria si raffreddò ancora di più, la neve iniziò ad attecchire anche a quote più basse. Presto arrivò in pianura. C’erano delle macchine, gli spazzaneve, che correvano per le strade strusciando per terra enormi pale di ferro, per gettare via la neve. Ma ben presto non seppero più dove gettarla. I bordi delle strade divennero alti un metro, poi due, poi tre. Poi iniziarono a chiudersi su sé stessi, con la nuova neve che veniva giù. Alcuni crollavano sulle persone che camminavano sotto di essi sperando di raggiungere posti più caldi. Altri, superata l’incertezza iniziale, si stabilizzarono, e diventarono vere e proprie gallerie nel ghiaccio.
La gente iniziò ad usarle per spostarsi dalle montagne verso le pianure. Almeno, quelli che riuscirono ad uscire dalle case. Non tutti furono così fortunati. Ma anche giunti in pianura, si resero conto che non riuscivano ad uscire dalle gallerie, erano troppo profonde. Così continuarono ancora, e ancora, a piedi. Finchè la pianura finì, e iniziò il mare.
Non lo capirono subito. Semplicemente, pensarono che il terreno fosse impregnato di neve sciolta, di acqua, per cui si affondava camminandoci. Poi capirono. Davanti a loro non c’era più terraferma, ma una lunga, sconfinata pianura nevosa agitata; un mare di neve in tempesta.
Molti morirono lì, senza saper più dove andare, senza poter tornare indietro.
Altri, più forti o solo più fortunati, che magari avevano qualche provvista in più, resistettero fino alla Solidificazione. Una mattina si svegliarono, e il mare non si muoveva più. C’erano ancora le onde, ma erano fisse, immobili, congelate.
L’intero Mediterraneo si era congelato”.
La cupola dove la maestra si era riunita coi suoi bambini sorgeva proprio sulle rive di quell’antico mare, in un territorio che un tempo si chiamava Egitto.
Di lì a poco, dicevano gli esperti, l’allineamento cosmico che tutti si aspettavano si sarebbe verificato, l’asse terrestre avrebbe quello scatto che tutti bramavano da 702 anni; appena 7 gradi, ma sarebbe stato sufficiente; su un raggio di 6000 chilometri, avrebbe significato uno spostamento in superficie di molte centinaia di chilometri. Gli scienziati assicuravano che sarebbe stato sufficiente a spezzare quel terribile Circolo Termodinamico Freddo – così lo chiamavano – che li aveva condotti a quel clima inclemente e terribile. L’aria si sarebbe scongelata nelle regioni della Terra in quel momento più vicine al sole, avrebbe ripreso a intrappolare i raggi infrarossi, che avrebbero scaldato ulteriormente l’aria, aumentato la quantità di aria sciolta, e innescato un circolo virtuoso che avrebbe disciolto nuovamente tutti i gas dell’atmosfera, si sarebbe formata di nuovo l’aria, forse si sarebbe formata di nuovo l’acqua.
Marta non ci credeva, ma sperava tanto che, se non lei, almeno i suoi bambini avrebbero visto di nuovo le onde del Mediterraneo.
Muoversi.
Realizzare fotosequenze in timelapse con cellulari Nokia
In questi giorni di intense e improvvise nevicate può essere interessante creare un “filmato accelerato” che mostra come il manto di neve cresca nel giro di alcune ore, “compresse” in un filmato di pochi secondi.
Per farlo, occorre posizionare stabilmente la macchina fotografica, e attivare la funzione “modalità sequenza”; tale funzione è presente su quasi tutti i nokia, vecchi e nuovi, ed è indicata da questa icona:
http://download.support.nokia.com//it_IT/nokia-5230/guide/qgn-indi-cam4-sequence.jpg
Facendo scattare una foto ogni minuto, una ripresa di 8 ore (=480 minuti) durerà 480 fotogrammi, che a ~24 fotogrammi al secondo fa 20 secondi.
Purtroppo nei cellulari più recenti questa funzionalià è stata “tarpata”, e si possono scattare solo un massimo di 6 foto!
In tal caso occorre procurarsi un programma aggiuntivo:
http://www.instructables.com/id/EZAY56XF3KLNU6X/?ALLSTEPS
http://blog.foozia.com/blog/2007/jan/21/python-s60-time-lapse-photography-using-nokia-n80/
Si suggerisce di posizionare un righello in verticale nel campo visivo della fotocamera, per misurare il livello della neve, e una lampadina accesa per riprese che continuino anche di notte.
Installazione di DOS sotto QEMU
Utilizzando qemu-img si puo’ creare l’immagine dell’hard disk sucui verrà intallato il sistema.
L’immagine del floppy di installazione del DOS deve essere già disponibile; supponiamo si chiami DOS1.BIF. Questa linea di comando avvierà QEMU facendo avviare la macchina virtuale dal floppy A e facendola accedere al disco dos-qemu.vmdk :
START qemu.exe -L . -m 128 -fda F:\programmi\emulatori\immagini-ISO\dos1.bif -boot a -hda F:\programmi\emulatori\immagini-iso\dos-qemu.vmdk
-L . – indica di cercare nella cartella stessa di QEMU il bios
-m 128 - assegna la memoria
-fda F:\programmi\emulatori\immagini-ISO\dos1.bif – Aggancia l’immagine del floppy
-hda F:\programmi\emulatori\immagini-iso\dos-qemu.vmdk – Aggancia l’immagine dell’hard disk
-boot a – Imposta l’avvio da floppy
Durante l’installazione bisognerà “cambiare i dischetti nel drive”: per farlo, bisogna accedere alla console di QEMU premendo CTRL+ALT+2 , e digitare:
fda <immagine disco>
dopodichè tornare all’emulatore con CTRL+ALT+1
Terminata l’installazione, si può espellere il dischetto con eject fda, ma comunque il sistema era impostato per avviarsi da A:, quindi bisognerà riavviarlo impostando stavolta il parametro -boot c .
Per installare sistemi operativi dotati di CD-ROM, si procede in modo del tutto analogo: l’avvio da CD-ROM si specifica tramite -boot d.
Per condividere una cartella tra guest e host basta specificare nella linea di comando:
-hdb fat:<percorso>
Ma sotto DOS non funziona, e sotto Windows si puo’ accedere solo in lettura, anche se windows sembra scriverci (in realtà nella cartella “vera” non viene scritto niente).
Si può allora condividere una cartella sul sistema Host, e cercarla nel guest cliccando col destro su RETE e cliccando su “connetti unità di rete”. Questo però è possibile solo se si è avviato QEMU con opportuna linea di comando… ancora da scoprire!
Potrebbe essere:
qemu -hda /imma.img -net nic
oppure
qemu -hda /imma.img -net nic,model=ne2k_pci -net user
oppure
qemu -hda /imma.img -net nic,model=rtl8139 -net user
oppure
qemu -hda /imma.img -M isapc -net nic,model=nek2_isa -net user
NOTA: non tutte le versioni di QEMU supportano la rete.
Lo switch -NET per esempio onn è presente nella versione 0.7.1.
In ogni caso, bisogna montare anche l’immagine ISO del CDROM di Windos perchè all’avvio possa cercare i driver per la scheda.
WINDOWS98:
Sfortunatamente Windows 98, appena installato, non vede il CD-ROM: bisogna opportunamente modificare i file autoexec.bat e config.sys per far vedere il CD-ROM al sistema operativo, e disporre del driver oakcdrom.sys . Bisognerà poi aggiungere questa riga all’autoexec.bat:
MSCDEX.EXE /D:mscd001
E questa al config.sys:
DEVICE=OAKCDROM.SYS /D:mscd001
Altre info su config.sys e autoexec.bat: http://www.onecomputerguy.com/install/floppies.htm#generic
Per rendere il file OAKCDROM.SYS disponibile a Windows98, bisogna prima copiarlo su un’immagine-floppy creata da RawWrite a partire da un vero disco, poi avviare Windows in modo che veda il floppy. copiare il file OAKCDROM.SYS sull’immagine-harddisk, editare i file config.sys e autoexec.bat come indicato, riavviare il sistema e sperare…
NOta: SPECIFICARE IL PERCORSO COMPLETO DI oakcdrom.sys
——————
Tutte le versioni di QEMU (per Windows e altro):











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